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Ok anche dalla Regione sarda,Sider Alloys pronta al revamping

Giudizio positivo sulla compatibilità ambientale dell’ente. Portovesme attende un investimento da 180 milioni

di Davide Madeddu

3' di lettura

L’ultimo ostacolo burocratico amministrativo è stato superato. E a Portovesme la Sider Alloys, può far partire il revamping dell’unica fabbrica di alluminio primario in Italia. La Regione ha approvato la delibera con cui si è concluso il complesso iter autorizzativo che spiana la strada all’investimento che viaggia intorno ai 180 milioni di euro.

Giudizio positivo

Il provvedimento dell’esecutivo regionale ha espresso giudizio positivo sulla compatibilità ambientale «subordinatamente al rispetto delle condizioni ambientali previste». Con la delibera si chiude il percorso avviato dall’azienda e necessario per avviare il piano di ristrutturazione degli impianti.

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Una storia lunga 9 anni

Per lo stabilimento che nel polo industriale e sotto la guida dellìAlcoa produceva, sino all’ottobre del 2012 quando sono state spente le celle elettrolitiche, 155 mila tonnellate di alluminio primario per pani e billette con un fatturato di circa mezzo miliardo di euro, inizia un nuovo corso. Sotto l’egida della SiderAlloys, l’azienda italo svizzera fondata dall’imprenditore Giuseppe Mannina e a cui partecipa, con una quota anche Invitalia.

Il piano

Il piano industriale presentato dal gruppo che il 15 febbraio del 2018 ha rilevato lo stabilimento di Portovesme prevede la ricostruzione dell’impianto elettrolisi, la produzione di alluminio primario sia per via elettrolitica, sia attraverso la fonderia e inoltre vergelle. All’interno dell'area industriale, dove sono già iniziati alcuni lavori, sono impiegate circa 150 persone. A processo avviato si stimano 350 dipendenti diretti e 150 degli appalti. A portare avanti gli interventi sarà il gruppo cinese Chinalco.

Tempi brevi

«La delibera della Regione chiude un ciclo importante per le autorizzazioni – fanno sapere Giuseppe Mannina ed Eros Brega, rispettivamente amministratore delegato e direttore affari generali – ora inizia un percorso che porterà all'apertura della prima fabbrica di alluminio in Italia. Un passo avanti importante non solo polo industriale del Sulcis ma per l'intero settore metallurgico». Quanto ai tempi, assicurano i dirigenti, saranno rapidi. «La prima colata di alluminio in fonderia è ipotizzata per il 2022 - sottolinea Brega - mentre la produzione in sala elettrolisi è ipotizzata per il primo trimestre del 2023».

Produzione e mercati

Quanto alla produzione e quindi ai mercati, dal gruppo italo svizzero non hanno dubbi. A pieno regime si stima una produzione di 180 mila tonnellate di alluminio l’anno e si punta a «soddisfare il 10 per cento del fabbisogno nazionale». «Le nostre leghe – proseguono i vertici dell'azienda – andranno a colmare una quota di circa 20-25% di leghe primarie oggi arrivano da paesi europei ed extraeuropei».

Sindacati pronti a partire

Dalle organizzazioni sindacali arriva la richiesta perché tutto parta subito. «Adesso si pare una fase nuova che qualche mese fa sembrava impossibile – dice Rino Barca, responsabile alluminio della Fsm Cisl –. Sono arrivate le autorizzazioni ed è giunta l’ora di sedersi in un tavolo per discutere di programmazione e tempistica per il riavvio dell'impianto. È necessario capire con quali professionalità, quali e quante figure saranno impiegate e, soprattutto si deve parlare anche del recupero dei lavoratori ex Alcoa».

Il monitoraggio ambientale

«La Regione – annuncia l'assessore alla Sanità Mario Nieddu – avvierà immediatamente un intenso lavoro di monitoraggio sull’impatto delle attività nel territorio, garantendo i massimi livelli di sicurezza». Analogo lavoro, come chiariscono dalla Regione, sarà svolto «riguardo agli aspetti sanitari, con il coinvolgimento dell’Azienda sanitaria competente per territorio e dell'Arpas». Nello specifico, «saranno portate avanti tutte le azioni e i mezzi per realizzare un piano di mitigazione della qualità dell’aria, una sorveglianza epidemiologica, un approfondimento delle problematiche legate alle esposizioni per via alimentare della popolazione residente nei comuni di Portoscuso, Carloforte, Calasetta, Carbonia, Gonnesa e San Giovanni Suergiu».

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