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Ok al cibo portato da casa a scuola: Mastella perde la guerra del panino

di Patrizia Maciocchi


Scuola, sì al pasto da casa: Mastella perde la “disfida del panino”

2' di lettura

Via libera alla possibilità di mangiare nella mensa della scuola il panino portato da casa per gli alunni delle scuole materne ed elementari a tempo pieno di Benevento. A spezzare una lancia per la libertà dei genitori di scegliere gli alimenti da dare ai figli è il Consiglio di Stato, che come aveva già fatto il Tar, dà partita vinta alle famiglie, che hanno ingaggiato una battaglia contro il sindaco di Benevento Clemente Mastella.

Il primo cittadino, aveva dichiarato guerra al panino “fai da te” con un regolamento. In virtù dell’atto, immediatamente attuabile perché self executing, i bambini non potevano consumare alimenti diversi da quelli che passava la mensa: pena l’espulsione dal “refettorio”. Un provvedimento adottato con l’obiettivo dichiarato, di prevenire il rischio igienico-sanitario, partendo anche dall’assunto che il consumo di pasti acquistati autonomamente poteva rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale. Ovvio che la motivazione ha fatto infuriare i genitori.

E per il Consiglio di Stato hanno ragione a lamentarsi perché è stata violata una loro libertà individuale: quella di nutrire i figli con i cibili da loro scelti, esattamente come avviene tra le mura domestiche. I giudici amministrativi ricordano poi che la sicurezza igienica degli alimenti non può essere esclusa a priori a colpi di regolamento, ma va verificata sul campo, attraverso i controlli dei singoli direttori scolastici. Palazzo Spada fa poi notare anche la contraddizione che c’è tra l’inibire il pranzo della mamma in mensa, ma lasciare “free” la merendina portata da casa.

Con il regolamento il sindaco è andato oltre la sua competenza interferendo anche con «la circolare del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur) 348 del 3 marzo 2017, rivolta ai direttori degli Uffici scolastici regionali», che in attesa della pronuncia della Corte di cassazione innanzi alla quale sono pendenti alcuni ricorsi proposti dallo stesso Miur contro le pronunce dei giudici di merito ha, «nelle more, confermato la possibilità di consumare cibi portati da casa, dettando alcune regole igieniche ed invitando i dirigenti scolastici ad adottare una serie di consequenziali cautele e precauzioni». Né una semplice esigenza di economicità del servizio esternalizzato né una presunta tutela della sicurezza, salvano dunque l’atto bollato come irragionevole e sproporzionato.

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