ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL VERTICE EUROPEO

Ambiente, ok dei governi al Green Deal Ue ma la Polonia non ci sta

I Paesi dell’Unione hanno «fatto proprio» il Piano proposto dalla Commissione von der Leyen. «È un accordo cruciale», ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel confermando l’ambizioso obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. Ma la Polonia non si è impegnata perché sostiene che il piano Ue penelizza la sua economia ancora molto legata al carbone

dal nostro corrispondente Beda Romano


Ue, inizia l'Era von der Leyen

2' di lettura

BRUXELLES – È terminata con un insolito compromesso l’accesa discussione sulla futura politica ambientale europea. Riuniti nella notte di giovedì 11 dicembre a Bruxelles, i capi di Stato e di governo dell’Unione hanno «fatto proprio» l’ambizioso obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, salvo la Polonia che ha preferito per ora soprassedere. La scelta polacca è il riflesso di quanto la questione sia controversa per via delle sue tante valenze sociali ed economiche.

Parlando in una conferenza stampa nella notte, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha spiegato: «Siamo giunti a un accordo sul cambiamento climatico. È molto importante, è cruciale». Nelle conclusioni del vertice, che proseguirà venerdì 13 dicembre, i Ventisette affermano di fare proprio l’obiettivo del 2050, ma viene altresì affermato: «Attualmente, uno Stato membro non può impegnarsi ad adottare questo target. Il Consiglio europeo ne riparlerà nel giugno 2020».

La spaccatura tra Est e Ovest dell’Europa
La questione ha diviso non poco l’Est e l’Ovest dell'Europa. In molti Paesi dell’allargamento, il target ambientale è ritenuto troppo ambizioso, troppo costoso, tanto le loro economie sono ancora dipendenti dai combustibili fossili. Il nodo del contendere è stato finanziario. Nelle conclusioni, si nota che l’obiettivo richiederà di superare «sfide serie» e che l’Europa dovrà adoperarsi per finanziare la transizione climatica. A questo riguardo Bruxelles ha presentato questa settimana un pacchetto detto Green Deal.

Il Consiglio europeo «riconosce la necessità di creare un quadro coerente, dal quale possano trarre benefici tutti i Paesi membri, che comprenda adeguati strumenti, incentivi, sostegni e investimenti per garantire una transizione che sia efficace da un punto di vista dei costi, equa, giusta e socialmente equilibrata, prendendo in considerazione le diverse circostanze nazionali in termini di punti di partenza». Il Fondo di transizione equa proposto dalla Commissione verrà utilizzato anche dopo il 2030, si precisa.

L’Italia e la transizione ambientale (ex-Ilva inclusa)
L’Italia aveva iniziato la discussione tra i capi di Stato e di governo chiedendo che il Just Transition Fund - il quale dovrebbe avere una dotazione di almeno 100 miliardi di euro - fosse utilizzato in tutti i settori e in tutti Paesi (lo sguardo del governo correva tra le altre cose alla ristrutturazione dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto). Nelle conclusioni si legge che il Fondo verrà utilizzato per «le regioni e i settori più colpiti dalla transizione» ambientale.

Energia nucleare confermata dalle conclusioni del vertice
Alcuni Paesi dell’Est, preoccupati da eventuali campagne anti-nucleari e desiderosi di garantirsi nel caso nuovi fondi, hanno ottenuto che nelle conclusioni del vertice venisse riconosciuto l’uso dell’energia nucleare. Al di là dell’impegno di 26 Paesi su 27, la partita è rinviata ai negoziati politici sulle 50 e più misure che la Commissione ha proposto questa settimana per raggiungere la neutralità climatica nel 2050. In particolare, cruciali saranno le trattative sul bilancio comunitario 2021-2027.

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