Arte

Olafur Eliasson, ovvero quando la natura invade la fondazione Beyeler

La sua nuova installazione dall'inequivocabile titolo “Life” ha preso possesso dell'edificio progettato da Renzo Piano

di Flavia Foradini

2' di lettura

Il rapporto uomo-natura è uno dei punti focali della produzione di Olafur Eliasson e poiché l'artista danese-islandese è una voce di primo piano della scena internazionale, l'attenzione suscitata ogni volta che propone un suo personale sguardo è di fatto planetaria.

“Life”

La sua nuova installazione dall'inequivocabile titolo “Life” ha preso possesso dell'edificio della Fondazione Beyeler a Riehen/Basilea, progettato da Renzo Piano. Niente più Monet e Cézanne, niente Picasso o Chagall alle pareti: allagando otto nude sale con un fluido verde acido, essa abbatte pure del tutto l'ostacolo delle vetrate che normalmente delimitano il museo e dilaga verso l'esterno del parco.

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Lo scenario ha un fascino sinistro: il verde dominante rimanda alla natura, ma la sua tonalità inquieta, evocando una malsana palude post-industriale, abitata da piante acquatiche sparse sulla vasta superficie. Tuttavia il colore intenso deriva da un innocuo additivo vegetale, che nell'oscurità si fa fluorescente e che l'artista usò anche per un'installazione di fine anni '90 (”Green River”). Un'esperienza sensoriale intensa, ricca di riflessi e bagliori, della quale Eliasson dice di aver ceduto il controllo: lo stagno ha infatti vita propria grazie alle piante e ai microorganismi che continueranno a crescere fino alla chiusura dell'iniziativa, il 17 luglio.

«La vita dell'uomo dipende da inspirazione ed espirazione. Ma io direi che vi è pure una “con-spirazione”, un etimologico accordo fra uomo e alberi, fra uomo e uomo, fra uomo e pianeta, in una compenetrazione che rende tutti vulnerabili se non interagiamo», spiega Eliasson: «non vi è del resto alcuna evidenza che l'umanità sia una specie eletta, per la quale tutte le altre sarebbero state create». La sua idea della Terra è quella del pianeta blu visibile dallo spazio, ma anche di «un corpo fragile, minuscolo nell'universo, e tutt'altro che in equilibrio».

Quando il direttore della Fondazione, Sam Keller, lo invitò un paio di anni fa a pensare ad un'opera in situ, Eliasson vagheggiò un'installazione «il più aperta possibile, che invitasse tutti e anche il pianeta, senza un dentro e un fuori».

Il divenire del giorno e della notte

La visita di “Life” è dunque possibile h 24, grazie a passerelle lignee che consentono di aggirarsi e godere di effetti sempre diversi, nel divenire del giorno e della notte, e nel progredire climatico della primavera verso l'estate: «E' la fruizione autenticamente personale da parte dei visitatori, che dà vita all'installazione» prosegue Eliasson: «serve la vista per esperire quest'opera, ma vi sono anche l'odore dell'acqua e delle piante, l'umidità dell'aria sulla pelle, e il senso del tempo che fluisce. E di notte, con o senza visitatori, l'opera continua a vivere, si illumina di luce propria e può essere attraversata da creature della zona».

Sul sito del museo https://life.fondationbeyeler.ch/ ma anche su www.olafureliasson.net/life, la mostra è esperibile in diretta online.


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