COINVOLTA ANCHE L’OPPOSIZIONE

Olanda: si dimette il governo a due mesi dalle elezioni

La classe politica olandese travolta dallo scandalo sui sussidi all’infanzia: migliaia di famiglie, molte con cognome straniero, costrette a restituire ingiustamente aiuti per decine di migliaia di euro senza possibilità di far ricorso

Il primo ministro Mark Rutte arriva a Palazzo reale per rassegnare le dimissioni

4' di lettura

Si è dimesso in blocco. A due mesi dalle elezioni politiche. Il primo ministro olandese Mark Rutte ha presentato ieri al re Willem-Alexander di Oranje-Nassau le dimissioni di tutto il suo governo retto da una coalizione di centro-destra.

Il «toeslagenaffaire»
A determinare la decisione, in parte annunciata ieri, le polemiche sul toeslagenaffaire, lo scandalo dei sussidi sociali per l’infanzia, concesso ai genitori entrambi lavoratori o ai genitori single per sostenere le spese di mantenimento dei bambini.

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«Ingiustizia senza precedenti»
Un rapporto parlamentare - intitolato «Ingiustizia senza precedenti» - ha infatti chiarito che l’amministrazione fiscale ha accusato ingiustamente di frode, senza concedere la possibilità di fare ricorso, circa 26mila famiglie. Almeno 10mila di queste hanno dovuto rimborsare decine di migliaia di euro, ingiustamente, finendo in protesto. Lo stress subito ha portato a perdite di lavoro e divorzi.

Discriminazioni
Il corto circuito amministrativo è legato ad alcune misure introdotte da governo e parlamento (e confermate dal Consiglio di Stato) per contrastare le numerose frodi compiute da diverse famiglie bulgare che, coordinate da un’organizzazione criminale, si erano temporaneamente trasferite in Olanda per godere dei sussidi. La severità delle norme ha però colpito, ingiustamente, anche molte famiglie in regola. Molte di queste avevano cognomi stranieri, circostanza che aggiunge alla vicenda anche un aspetto di discriminazione.

«Una macchia colossale»
«Si tratta di decine di migliaia di genitori che sono stati schiacciati sotto le ruote dello Stato. Non ci sono dubbi, è una macchia colossale», ha detto in conferenza stampa Rutte. «Non è mai accettabile - ha poi aggiunto - che qualcuno senta di essere stato discriminato per ragioni di nazionalità, di razza, di genere o di orientamento sessuale. È assolutamente inaccettabile in uno Stato di diritto».

Un’inchiesta giornalistica
Il rapporto della commissione d’indagine istituita a luglio ha concluso che sono stati violati «i principi fondamentali dello Stato di diritto» e che molte indagini di frode sono frutto di «semplici errori amministrativo» Il rapporto è stato pubblicato il 17 dicembre, ma la vicenda era nota già nel 2019, rivelando da un’inchiesta giornalistica svolta da Pieter Klein della rete tv Rtl Nieuws e Jan Kleinnijenhuis del quotidiano Trouw.

Nessuna conseguenza penale
Il 4 dicembre 2019 era stata presentata una mozione di sfiducia - bocciata - contro il segretario di Stato (equivalente a un viceministro) per le Finanze Menno Snel, che si è poi dimesso. L’indagine penale a suo carico è stata archiviata il 7 gennaio di quest’anno anche perché la legge olandese prevede l’immunità per l’amministrazione nel caso in cui dalle attività altrimenti illecite non sia derivato un guadagno personale.

Lascia il leader laburista
La questione ha assunto immediatamente una rilevanza politica: le vicende si sono svolte tra il 2013 e il 2019, e hanno coinvolto quindi anche alcuni partiti attualmente all’opposizione, che hanno fatto parte fino al 2017 alla Grande coalizione che ha guidato per qualche anno il paese. Il leader del partito laburista Lodewijk Asscher, che dal 2012 al 2017 è stato ministro degli Affari sociali oltre che vicepresidente del consiglio, ha chiesto scusa per l’accaduto fin da dicembre. Il suo partito ha subito sollevato qualche obiezione sull’opportunità che Asscher guidasse i laburisti al voto e, dopo aver resistito per qualche settimana, il leader ha dato le sue dimissioni e si è ritirato dalla competizione elettorale.

Affari correnti e pandemia
La “pulizia” chiesta e ottenuta dal partito laburista ha spinto anche le altre forze politiche, egualmente coinvolte nella vicenda a dare un segnale forte, anche se simbolico, all’opinione pubblica. Il governo Rutte resterà in carica per gli affari correnti tra i quali c’è evidentemente la gestione della pandemia.

Al voto il 17 marzo
È difficile che la questione possa ora condizionare il risultato delle elezioni del 17 marzo. Il partito di Rutte è dato - anche dai sondaggi successivi alla pubblicazione del rapporto - vincente dalla competizione: la media delle ultime dieci rilevazioni attribuisce al suo Partito popolare della libertà e della democrazia (Vvd), 37-38 seggi, dai 33 attuali (su un totale di 150), ma i suoi alleati potrebbero perdere terreno: il social-liberale Democrat 66 potrebbe calare a 13 da 19, il cristiano democratico Cda potrebbe perdere almeno due seggi dagli attuali 19 e solo Cristian Union potrebbe passare a 7 da 5.

Consensi volatili
Anche il consenso per il Vvd, inoltre, è piuttosto volatile. Ancora a febbraio dell’anno scorso, prima della pandemia, i sondaggi gli accreditavano circa 22 seggi contro i 19 del populista Partito della Libertà di Geert Wilders, che non ha visto né erodere né aumentare i consensi negli ultimi mesi. È vero però che il forte passo in avanti del Partito di Rutte è anche frutto della virtuale scomparsa del populista Forum per la Democrazia di Thierry Baudet, travolto dalle rivelazioni su posizioni antisemite e a favore del terrorismo di destra, che nel 2019 era accreditato di 28 seggi, mentre ora potrebbe fermarsi a quattro (dai due attuali).

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