l’inchiesta

Olanda, viaggio nella Food Valley hi-tech del futuro

dall'inviato Michele Pignatelli

L’area espositiva di Demokwekerij Westland, nel cluster dell’orticoltura olandese

5' di lettura

L’AJA- Nelle serre di Demokwekerij-Westland, Olanda meridionale – gli operatori seguono dai primi passi la crescita delle piante, come in un’incubatrice: dosaggio e monitoraggio dell’acqua, controllo di luce, temperatura e anidride carbonica, soffitti di altezza variabile per accompagnare i diversi stadi di sviluppo. Intanto nel polo universitario di Wageningen, nella più orientale Gheldria, al centro di quella che è già stata ribattezzata “Food Valley”, la stessa attenzione è riservata al “profiling” di frutta e verdura dopo il raccolto, per garantirne la migliore e più duratura conservazione.

Un surplus più ampio della Germania
Benvenuti in Olanda, il Paese europeo con il più ampio surplus commerciale - nel 2016 l’attivo delle partite correnti è stato pari al 9,6% del Pil, un punto in più della Germania, mentre l’export conta più dell’80% del Pil - grazie anche al decisivo contributo del settore agroalimentare, di cui è secondo esportatore mondiale alle spalle degli Stati Uniti. E nell’agrifood, che da solo vale il 10% del Prodotto interno lordo olandese, cresce la domanda, e quindi il peso, di innovazione e hi-tech, se è vero che l’anno scorso ben 9 miliardi di euro sui 94 complessivi di esportazioni sono derivati dalla vendita di strumenti tecnologici e know-how nel campo dell’agricoltura e dell’orticoltura. Segno che il modello olandese - la produttività agricola è cinque volte più alta della media europea - fa ormai scuola.

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IL SURPLUS COMMERCIALE

Attivo delle partite correnti, in % del Pil (Fonte: Fmi)

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L’eccellenza è figlia di capacità tecnico-ingegneristiche che affondano nella storia dei Paesi Bassi, letteralmente strappati all’acqua, mantenute e declinate in chiave moderna. L’innovazione infatti va oggi a braccetto con la sostenibilità, la questione imprescindibile dell’esaurimento delle risorse – idriche e alimentari – che è già il presente di alcune realtà geografiche e sarà un futuro non troppo remoto anche delle nostre società.

Undicimila metri quadri di serre
Demokwekerij-Westland, situato nel cuore del cluster mondiale dell’orticoltura, poco a Sud dell’Aja, è un centro leader nell’innovazione per ciò che riguarda la tecnologia applicata alle serre. Strutturato in tre compartimenti – ricerca, esposizione e condivisione della conoscenza – è punto di contatto tra elaborazione scientifica e applicazione pratica. «È un luogo dove coltivatori e produttori si possono incontrare e fare ricerca», spiega Jan Enthoven, responsabile delle visite al complesso, illustrandone caratteristiche ed evoluzione. «Siamo partiti nel 2001 con sei aziende; oggi abbiamo 50 dipendenti, 60 aziende partecipanti, 65 compartimenti e più di 17mila visitatori all’anno. C’è inoltre un’internazionalizzazione delle attività, con un helpdesk strutturato e ben organizzato e progetti di addestramento e consulenza all’estero, dalla Colombia all’India».

Nei 5mila metri quadri dell’area espositiva (su 11mila totali) si possono osservare gli ultimi ritrovati tecnologici per ottimizzare l’efficienza delle serre, ricreando se non migliorando le condizioni presenti in natura: articolate strutture idrauliche per l’irrigazione, la raccolta e il riciclo dell’acqua; lampade led per dosare la luce rossa e blu necessaria a stimolare le piante, boiler per regolare la temperatura, rilevatori di anidride carbonica.

Il polo universitario di Wageningen
Lo stesso mix tra studio, ricerca e produzione si trova all’Università e Istituto di ricerca di Wageningen, miglior ateneo al mondo per le scienze agrarie in base a diversi ranking, tra cui lo U.S. News& World Report 2016. “Esplorare il potenziale della natura per migliorare la qualità della vita” è il motto di Wageningen, che combina la ricerca accademica (senza finalità di lucro), affidata all’università, con gli obiettivi commerciali dell’industria, a cui sono chiamati a rispondere gli istituti di ricerca ospitati nel campus.

L’università offre un’unica facoltà strutturata in cinque dipartimenti; conta oggi 170 docenti e circa 10mila studenti, più di 2mila non olandesi. Il filone più affascinante è innovativo è indubbiamente la tecnologia “postharvest”, ossia la gestione dei prodotti ortofrutticoli successiva al raccolto, per preservarne integrità, freschezza e sapore, dal trasporto in container ai magazzini. «Queste ricerche – spiega Eelke Westra, studioso della tecnologia postharvest – rendono disponibili per tutto l’anno prodotti un tempo stagionali, consentono un ampliamento e una maggiore specializzazione delle aree produttive e un allargamento della distribuzione».

EXPORT AGROALIMENTARE

I primi cinque Paesi al mondo, dati in miliardi di dollari (Fonte: Wto, dati 2015)

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Wageningen però ha qualcosa da insegnare anche sul piano organizzativo, come sottolinea Vincenzo Fogliano, presidente del gruppo di ricerca su qualità e progettazione alimentare: «Qui c’è un unico polo universitario dell’agrifood, un campus a cui fanno capo aziende nazionali e internazionali, che funge anche da incubatore di startup; in Italia la ricerca è distribuita in almeno venti dipartimenti diversi. Frammentazione significa conflitti, dispersione di risorse, posizionamento poco vantaggioso nelle agenzie europee». L’Olanda, secondo Fogliano, batte però l’Italia nella ricerca alimentare anche per il sostegno dell’opinione pubblica: «Il 70% degli olandesi ritiene che, nei prossimi 15 anni, scienza e innovazione tecnologica impatteranno su disponibilità e qualità del cibo, in Italia lo pensa solo il 35%».

I vantaggi di logistica e fisco
Se a questi aspetti si aggiungono i vantaggi logistici dell’Olanda - a cominciare dal Porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, ottavo al mondo per volume di trasbordo merci – e quelli fiscali - con una corporate tax compresa tra il 20 e il 25% e ulteriori consistenti agevolazioni per le imprese straniere – non è difficile capire come 12 delle maggiori società e multinazionali dell’agroalimentare abbiano qui grossi impianti di produzione, centri di ricerca e sviluppo o il quartier generale europeo: Cargill, Heinz, Monsanto, Unilever, Mars , Danone e molte altre.

A giugno missione commerciale in Italia
Agrifood e gestione delle acque, insieme a moda e beni culturali, sono due dei settori attorno a cui si articolerà la missione commerciale in Italia (con circa 130 imprese) organizzata dal Governo olandese parallelamente alla visita di Stato di re Willem Alexander e della regina Maxima, che dal 20 al 23 giugno saranno a Roma, Milano e Palermo. In vista di questo appuntamento, il re ha incontrato un gruppo di giornalisti italiani, a cui ha espresso il desiderio di rafforzare i legami economici già forti con l’Italia (oltre 26 miliardi di euro di interscambio nel 2015); il Governo, da parte sua, ha mostrato alla stampa italiana le eccellenze olandesi in questi settori, che saranno poi oggetto di incontri e scambi di vedute in vista di una possibile partnership.

L’Olanda, del resto, ha qualcosa da insegnare, visto che è saltata con lungimiranza degna dei commercianti che ne fecero l’antica grandezza sul treno del futuro. Un futuro in cui, come conclude il professor Westra, «la ricerca consentirà di determinare individualmente, attraverso gusto e preferenze, la qualità dei prodotti alimentari». Un mondo in provetta che crea un po’ di inquietudine, a cui tuttavia potremmo doverci abituare.

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