Nuraxi Figus

Olandesi interessati a investire nell’ex giacimento di carbone

di Davide Madeddu

3' di lettura

Dopo gli americani, per i progetti legati alla riconversione della miniera di carbone, c'è l'interesse degli olandesi. La nuova strada dell’ultimo sito carbonifero d'Italia, a Nuraxi Figus nella Sardegna sud occidentale, è tracciato: non più carbone ma energia verde e ricerca. E un insieme di progetti che vale 210 milioni di euro legati a Pnrr e Jtf.

Per il momento il piano che va avanti è quello legato al progetto Aria, iniziativa già avanzata che mira a produrre gas rari (ossigeno 18 e argon 40 e isotopi stabili) portata avanti dall'Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) dalla Carbosulcis, azienda controllata dalla Regione e titolare della concessione mineraria, assieme all'università di Cagliari.

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«Dopo la prima manifestazione presentata da un pool di imprenditori americani – dice Francesco Lippi, amministratore unico di Carbosulcis – c'è stata la manifestazione di un gruppo di imprenditori olandesi, interessati alla torre criogenica e al progetto di ricerca sugli isotopi». Proprio in questi giorni sono previste visite e sopralluoghi dei tecnici nelle pertinenze minerarie e nelle aree attrezzate. Un vero e proprio microcosmo composto da pozzi che si spingono sino a mezzo chilometro di profondità e gallerie carrabili lunghe una trentina di chilometri e attrezzate con sensori e impianti di controllo in superficie. Il progetto Aria, che prevede la costruzione di una torre criogenica lungo la verticale di un pozzo che si spinge sino a mezzo chilometri di profondità, non è comunque l’unico che riguarda il futuro del sito minerario. Da qualche tempo l'azienda porta avanti una serie di progetti per «assicurare un futuro e un nuovo orizzonte» al compendio industriale in cui sono presenti infrastrutture «che valgono centinaia di milioni di euro».

«Basti pensare ai pozzi e alle rampe – aggiunge Lippi – immaginare di realizzare una struttura del genere ex novo per poter installare una torre criogenica è letteralmente impossibile. Ecco questa è una grande occasione e noi stiamo cercando di sfruttarla». Nel programma dell'azienda controllata dalla Regione ci sono altri programmi. Uno su tutti, quello per la realizzazione di un hub energetico regionale che, come sottolinea il manager prevederebbe la « produzione in superficie da fonti rinnovabili di 35 MWp (fotovoltaico e eolico), un potenziale stoccaggio in sottosuolo di almeno altrettanta potenza e la gestione intelligente per smart greed, guardando alle potenzialità aggiuntive sulla produzione di idrogeno verde».

Poi ci sono gli altri progetti in cui la società mineraria è ancora impegnata. Ossia la ricerca per la produzione di fertilizzanti dalla lavorazione dei residui delle lavorazioni minerarie. E la coltivazione dell’alga spirulina utilizzando l'acqua che risale dalla falda. In corso poi collaborazioni anche con le università. «L’insieme dei programmi che intendiamo portare avanti – argomenta il manager – ha come obiettivo quello di dare un nuovo corso al sito minerario industriale all'insegna della sostenibilità». Una rivoluzione che per il momento è in attesa di risorse. «Per il momento vanno avanti tutte l'attività di studio, ricerca e progettazione argomenta ancora il manager». Quanto al passaggio dal piano progettuale a quello attuativo: «Tutto è legato alle risorse previste dal Just transition fund e dal Pnrr – conclude –. I nostri progetti, che valgono complessivamente 210 milioni di euro, sono in grado di dare una svolta epocale a questo territorio».

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