storie d’impresa

Oleifici Barbera, nuove sfide da Palermo fino a New York

Per la Manfredi Barbera Corporation un obiettivo di 30 mln di fatturato in Usa

di Nino Amadore

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Manfredi Barbera, imprenditore di quarta generazione, ha rilanciato l'azienda di famiglia con un modello d'azienza fondato sullo spirito di comunità: il consorzio Cofiol consente ai produttori di avere un prezzo equo e certo

Per la Manfredi Barbera Corporation un obiettivo di 30 mln di fatturato in Usa


3' di lettura

Una storia di quasi 130 anni e un programma di sviluppo che punta sul mercato estero, in particolare Stati Uniti, e su nuovi prodotti come l’agricoltura intensiva. È il quadro di Oleifici Barbera, guidata da Manfredi Barbera, imprenditore di quarta generazione che ha il merito di avere ripreso e rilanciato l’azienda di famiglia costruendo un modello imprenditoriale fino a qualche anno fa inimmaginabile in Sicilia, fondato potremmo dire sullo spirito di comunità. Attorno all’azienda che fattura mediamente 25 milioni gravitano due Consorzi: il Cofiol (il Consorzio della filiera olivicola) fatto da 340 coltivatori e 60 frantoiani con un indotto di circa 5.000 piccoli produttori e il Consorzio Oro Sicilia fatto da 280 aziende agricole.

Una solida base di conferitori ormai integrati in una comunità (soprattutto tra le province di Palermo, Trapani e Agrigento)che dà «il senso a tutto quanto: si tratta - dice Manfredi - di un piccolo miracolo perché dalle nostre parti le forme aggregative sono difficili. Con un risvolto economico di non poco conto: il consorzio Cofiol, per esempio, consente ai produttori di avere un prezzo equo e certo. Perché l’idea è sempre stata quella di non operare esclusivamente in maniera speculativa e non è un caso il riconoscimento che abbiamo avuto con la certificazione etica. Il sistema Cofiol risponde ai criteri di buono, pulito e giusto». Altro punto importante del rapporto con i piccoli produttori è quello della certezza dei pagamenti: «Possiamo ben dire - spiega Manfredi - che siamo noi a fare da banca perché siamo riusciti a dare certezza al prezzo ma anche certezza ai pagamenti». Tutto ciò ha determinato un cambio anche nei comportamenti dei piccoli agricoltori siciliani: «La raccolta delle olive viene anticipata perché i piccoli imprenditori hanno necessità di incassare prima e ciò ha comportato anche, se vogliamo, ripercussioni positive sulla qualità dell’olio»

Questo sistema è alla base degli altri programmi di sviluppo portati avanti da Barbera: «Quest’anno - spiega Manfredi - usciremo con un prodotto biologico da filiera sostenibile». E in questa strategia rientra la creazione di una nuova società, la Amore Agricola srl, interamente votata all’agricoltura intensiva: oggi ha 100 ettari di superficie coltivabile di cui 40 con impianti olivicoli tradizionali mentre gli altri 60 ettari fanno parte di un progetto sul superintensivo con varietà autoctone cui si è arrivati grazie a un periodo di sperimentazione in collaborazione con l’università di Palermo.

«Abbiamo scelto la varietà calatina - spiega Manfredi - che produce olio molto buono, considerato tra i migliori al mondo». Il campo del superintensivo sarà impiantato l’anno prossimo e la prima raccolta è prevista nel 2024 e «sarà il raccolto dei 130 anni di olio Barbera».

In parallelo, sei mesi fa, è stata costituita la Manfredi Barbera Corporation con sede a New York: un’azienda che attualmente fattura sei milioni ma punta ad arrivare a 30 milioni di fatturato nel giro di qualche anno. «Tutti i progetti - spiega ancora Manfredi - hanno bisogno di benzina ovvero di capitali ma anche di partner istituzionali che noi abbiamo individuato in Sace e Simest». per quanto riguarda i capitali Oleifici Barbera si prepara a entrare nel mercato dei minibond con l’emissione di un o da 500mila euro così come hanno fatto altre blasonate aziende siciliane come Conti Tasca d'Almerita e Bronte Pistacchio.

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