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Olio campano Igp, avviato l’iter per ottenere il riconoscimento

Il marchio Igp porterà benefici anche per le 5 Dop campane, attraverso sinergie di azione e obiettivi

di Rosaria Sica


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L’olio della Campania verso il riconoscimento dell’Igp

2' di lettura

Il dossier per il riconoscimento Igp all’olio campano è pronto e sarà presentato a gennaio al Ministero, per poi essere inoltrato alla Commissione Europea. L’iter quindi è stato avviato anche per la Campania, ultima regione del centro-sud a muoversi per l’ottenimento della Igp del proprio olio dopo Puglia e Marche (finora solo Toscana, Sicilia e Calabria hanno già completato la procedura).

«L’Igp per la Campania – spiega il presidente del Comitato promotore Raffaele Amore (olivicoltore e presidente della Cia di Benevento) – potrà davvero rappresentare un importante tassello per costruire e valorizzare una politica di filiera del settore dell’olio di oliva in regione. Una sfida che potrebbe comportare risultati economici tangibili e un’opportunità di grande rilevanza strategica per tutti gli operatori», anche sui mercati internazionali.

La regione ha una grande tradizione di olivicoltura con una produzione media, secondo i dati di Federolio, di quasi 12mila tonnellate di olio, il 4% di quella nazionale, posizionandosi come sesta regione più produttiva di Italia.

«In realtà siamo la quarta regione per produzione complessiva sul suolo italiano - chiarisce Sabino Basso, vicepresidente del comitato promotore e patron di Olio Basso, tra le aziende leader del settore – in Campania ci sono tantissimi olivicoltori che producono per le loro famiglie e che quindi non compaiono nei dati ufficiali. Ci auguriamo che prossimamente potremo pregiarci del marchio Igp».

Secondo l’indagine di Ismea su dati Agea, che raccoglie le dichiarazioni dei frantoi, nella campagna olearia 2019/20 si prevede un aumento di produzione di olio campano del 52% con 10.300 tonnellate, in netta ripresa rispetto allo scorso anno. Il marchio Igp potrà agevolare anche la promozione delle 5 Dop campane, attraverso sinergie di azione e obiettivi.

Una lunga storia da tutelare
Il dossier che accompagna l’istanza di registrazione è ampio ed è il frutto della partecipazione di esperti e ricercatori del mondo accademico ai tre gruppi di lavoro che hanno coadiuvato in questi anni il comitato promotore, i quali hanno contribuito ad indicare dati e parametri tecnici oggettivi sul prodotto da tutelare.

Oltre alla relazione tecnica e alla relazione socio-economica, a corredo dell’istanza vi è anche una corposa relazione storica che, attraverso documenti, fonti letterarie, manoscritti, fatture commerciali, articoli di stampa, foto, riproduzioni ed altri reperti, è in grado di dimostrare l’antichissima reputazione della denominazione da ammettere a tutela.

Per approfondire:
Dop, Igp, Stg: cosa sono e qual è l'iter per ottenere il riconoscimento
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