ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil gruppo toscano-cinese

Olio, contro il Covid Salov conferma gli investimenti (triplicati)

Dieci milioni di euro in 2 anni. Nel 2019 giro d’affari a 275,7 milioni, dovuto alla vendita di 91 milioni di litri principalmente di olio d’oliva

di Giorgio dell'Orefice

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Tra gli investimenti Salov anche interventi sull’impianto di imbottigliamento

Dieci milioni di euro in 2 anni. Nel 2019 giro d’affari a 275,7 milioni, dovuto alla vendita di 91 milioni di litri principalmente di olio d’oliva


3' di lettura

Dopo un 2019 che si è contraddistinto con il miglior anno da quando ha cambiato proprietà (nel 2015) con un giro d’affari arrivato a quota 275,7 milioni di euro, dovuto alla vendita di 91 milioni di litri principalmente di olio d’oliva ma anche di altri oli di semi, con una crescita del 7% rispetto allo scorso anno, adesso guarda al futuro con fiducia nonostante lo shock della pandemia da Coronavirus.

È lo scenario del Gruppo Salov, tra i principali gruppi oleari italiani con sede a Lucca di proprietà del gruppo cinese Bright Food. Una fiducia che deriva soprattutto dalla conferma dell’ambizioso piano di investimenti industriali. Un piano da 10 milioni di euro in due anni contro gli 1,5 l’anno che venivano investiti in media negli anni precedenti. Investimenti più che triplicati quindi e un piano che non solo è confermato ma che in buona parte è già stato realizzato.

«Abbiamo scommesso innanzitutto sulla nuova linea di imbottigliamento aggiuntiva – spiega l’ad del Gruppo Salov, Fabio Maccari che ha preso le redini dell'azienda nel 2018 – che ci consentirà di aumentare non solo la capacità produttiva, ma anche la flessibilità di imbottigliamento per lotti produttivi più piccoli. Si tratta ad esempio di extravergini di specialità che ci permettano di seguire meglio l’evoluzione dei consumi nei paesi esteri dove esportiamo e dove il gusto dei consumatori diventa progressivamente più esigente. Un passaggio per noi importante perché le attuali linee di produzione, particolarmente veloci, risultano più efficienti per lotti produttivi particolarmente grandi. Inoltre abbiamo effettuato altri investimenti nella raffineria e nel magazzino ampliando in particolare la capacità di stoccaggio».

L’ad di Salov Fabio Maccari

Sotto il profilo tecnologico altre novità riguarderanno il software per rendere sempre più integrata un’azienda che dopo le filiali in Usa, Regno Unito e Russia e gli uffici commerciali in Brasile e Canada ha aperto anche una filiale a Shangai («che ad aprile ha emesso la prima fattura», aggiunge l'ad). Ma gli investimenti non saranno solo tecnologici, una fetta importante ha riguardato investimenti agronomici e di ricerca in particolare presso l’oliveto di 75 ettari di Villa Filippo Berio dove stanno per essere impiantate 4mila nuove piante.

Un nuovo oliveto realizzato in parte con antiche cultivar toscane riscoperte e selezionate dal Cnr di Firenze. «Nel nuovo oliveto di Villa Filippo Berio – aggiunge Maccari – ne verrà testata la validità produttiva e qualitativa». Un ampio programma di ricerca che ci unisce al Cnr e che tocca argomenti come la ricerca di metodi di difesa sostenibile contro la Xilella Fastidiosa, biodiversità, olivicoltura di precisione e sostenibilità.

Questo ampio piano di investimenti che è al centro dell’attività del Gruppo Salov nel biennio 2019-20 viene confermato quindi nonostante il pesantissimo impatto della pandemia da Coronavirus. Un impatto che al Gruppo Salov hanno toccano con mano e anche in anticipo rispetto al resto d’Italia avendo contatti pressoché quotidiani con la Cina.
«All’inizio sembrava che l’Italia ne dovesse restare esclusa – ripercorre Maccari – e tutti in fondo ce lo auguravamo. Abbiamo cominciato a vedere i nostri colleghi cinesi presentarsi in videoconferenza con le mascherine. Un giorno li abbiamo visti tutti con i cappotti e bardati di tutto punto. Ci hanno spiegato che per evitare la diffusione del virus, in pieno inverno, avevano spento i riscaldamenti. Poi ci hanno chiesto di procurare loro delle mascherine. Ne abbiamo donate parecchie migliaia. Poi improvvisamente è scoppiato il caso Codogno e siamo piombati nell’emergenza anche noi. L’azienda ha risposto bene e con estrema rapidità innanzitutto con la messa in sicurezza dei lavoratori sia in fabbrica che in ufficio. Ho trovato grande disponibilità in tutti i lavoratori e anche lo smartworking si è rivelato un'opportunità. Abbiamo continuato a lavorare e a rifornire i mercati. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta e adesso – come tutti – guardiamo con apprensione agli effetti che potranno esserci sui mercati».

Uno scenario che al Gruppo Salov pensano di aggredire con un’altra importante fetta degli investimenti quella in promozione e pubblicità con campagne che partiranno nei prossimi mesi. «Il nostro canale principale è il retail – aggiunge Maccari – che ha continuato a operare ed è cresciuto in modo importante, mentre siamo meno esposti con il canale Horeca che comunque cerchiamo di supportare al meglio. Siamo fiduciosi che in Italia i consumatori non si priveranno dell’olio d’oliva neanche in momenti difficili. Per questo le maggiori preoccupazioni sono sul fronte export dove i nostri prodotti non sono da consumo quotidiano e potrebbero pagare gli effetti di una crisi economica. Riteniamo che i buoni risultati messi a segno nella prima parte dell'anno rappresentino fieno in cascina che ci consentirà di affrontare con le spalle robuste eventuali difficoltà nel secondo semestre».

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    Giorgio dell’OreficeVicecaposervizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: agricoltura, agroalimentare, made in Italy, vitinicoltura, olio

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