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Olio d’oliva, la siccità lascia il segno: la produzione dell’annata giù del 30%

A pesare principalmente il calo che verrà registrato in Puglia: attese per un -50%

di Giorgio dell'Orefice

 La produzione di olio per il 2022-2023 rischia un forte calo

3' di lettura

La produzione italiana di olio d’oliva nella campagna 2022-23 non andrà oltre le 230mila tonnellate, il 30% in meno rispetto alla scorsa campagna. È vero che si tratta di una campagna di scarica, prevista dall’alternanza produttiva dell’olio d’oliva, ma è anche vero che la prolungata siccità non poteva non lasciare il segno.

Secondo le stime rese note da Coldiretti e Unaprol (una delle principali organizzazioni di produttori olivicoli), sulla produzione italiana peserà il calo del 50% previsto nella principale regione produttrice: la Puglia. Oltre alla siccità qui ha pesato anche il fenomeno della Xylella in Salento che si stima abbia bruciato circa il 10% del potenziale produttivo regionale. Molto male anche gli altri due importanti bacini di produzione: la Calabria e Sicilia che riporteranno entrambe un meno 30 per cento.

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Queste tre regioni coprono più di due terzi della produzione nazionale ed è per questo che le loro flessioni non saranno certo bilanciate dagli incrementi produttivi (tra il 10 e il 20%) in Lazio e Toscana né tantomeno dai progressi (tra il 40 e il 60%) messi a segno da Liguria, Lombardia e Veneto.

«È da tempo che non siamo competitivi sulle quantità – ha commentato il presidente dell’Unaprol, David Granieri – tuttavia, se quest’anno la Spagna dovesse scendere sotto il milione di tonnellate, come molti temono, i prezzi dell’extravergine esploderanno e avremo famiglie costrette a rinunciare all’olio d’oliva».

«È innegabile – ha spiegato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – che su questi risultati pesino tanto i forti rincari produttivi che per alcuni settori sono stati anche del 500 per cento. L’agricoltura e l’olio d’oliva non sono considerati settori energivori ma l’incidenza del costo dell’energia sul valore del prodotto è molto elevato. Tanto che quest’anno ci saranno frantoi che rinunceranno a lavorare. Occorre che il Governo valuti di inserire l’agricoltura tra i settori beneficiari del credito di imposta perché altrimenti interi comparti saranno costretti a chiudere».

«L’olio d’oliva è il perno della Dieta Mediterranea – ha aggiunto il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo – e io mi sto convincendo che l’intera agricoltura Mediterranea sia finita sotto attacco Ue. Perché i vincoli sull’uso di fitofarmaci voluti fortemente dal vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, renderanno impossibile in futuro, in Italia e nel Sud Europa, coltivare mais. E questo metterà in ginocchio la zootecnia, e la mancanza di mangimi a sufficienza porterà alla chiusura delle stalle. Per questo considero Timmermans in questo momento il nemico numero uno dell'agricoltura italiana. Senza contare che se la produzione zootecnica si dovesse semplicemente spostare in Brasile e Argentina non verranno raggiunti neanche gli obiettivi presunti di una riduzione dell’inquinamento. L’unica ragione di questo atteggiamento, a mio avviso, è aprire la strada a latte, carne e uova sintetici. A una dieta unica mondiale alla quale ci opporremo con tutte le nostre forze».

«Non vedo affatto un attacco all’agricoltura italiana – ha provato a stemperare il capo di gabinetto del Commissario Ue all’Agricoltura, Roberto Berruti –. Anzi io sento spesso il Commissario Wojciechowski citare l’agricoltura italiana come esempio virtuoso. L’attenzione alla qualità degli agricoltori italiani si riflette in una redditività a ettaro di circa 7mila euro, quasi quadrupla rispetto alla media europea che è di 2mila. Nessuno vi vuole eliminare, anzi, siete considerati un esempio».

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