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Olio extravergine, produzione in risalita con prezzi ai minimi

Quotazioni in calo del 20% fino all’insostenibile livello di 3,5 euro al chilo soprattutto a causa delle forti importazioni spagnole che hanno invaso il mercato

di Micaela Cappellini


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3' di lettura

Per l’olio extravergine d’oliva italiano quella 2019-2020 ha tutte le premesse per essere un’ottima annata. La qualità è eccellente, e la produzione alla fine sarà quasi il doppio del 2018. Ma allora, perché il prezzo dell’olio è così basso? Secondo Confagricoltura, in Puglia in un anno il prezzo dell’olio extravergine è sceso del 20%.

Secondo il presidente di Italia Olivicola, Gennaro Sicolo, ci sono zone del Tavoliere dove il prezzo al chilo è sceso anche a 3,50 euro: «Sotto i 4,50 nessun prezzo può essere giusto perché non remunera adeguatamente i coltivatori, che devono fare un buon olio, investire per preparare la campagna olivicola dell’anno successivo e guadagnarci anche qualcosa».

La situazione è talmente tesa che il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, ha convocato per mercoledì 4 dicembre il tavolo di filiera. Cosa è successo? In molti pensano che sia tutta colpa della Spagna, che è il primo produttore mondiale di olio d’oliva. Tanto per avere un termine di paragone, l’Italia quest’anno – peraltro un buon anno – produrrà 330mila tonnellate di extravergine, mentre la Spagna l’anno scorso ha prodotto quasi 1,8 milioni di tonnellate.

A differenza dell’olio italiano, che ormai è stato quasi tutto spremuto, quello spagnolo della campagna 2019-2020 non è ancora arrivato sul mercato, poiché la raccolta delle olive nella Penisola iberica inizierà solo a gennaio. In compenso, in circolazione c’è ancora tutto lo stock dell’anno scorso: e su un totale mondiale di 860mila tonnellate di extravergine ancora in cantina, le riserve spagnole rappresentano l’88%.

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«Succede allora – spiega Anna Rufolo,responsabile per il settore olivicolo della Cia-Agricoltori italiani – che gli industriali dell’olio, che rappresentano la domanda, non hanno alcuna fretta di concludere, avendo davanti a sé 860mila tonnellate di scorte a disposizione». I numeri stanno dalla loro parte: l’Italia produce 300mila tonnellate di extravergine ma ne consuma 600mila e ne esporta 500mila. Per forza dobbiamo comprare l’olio dalla Spagna.

La Ue, preoccupata per questo andamento delle scorte, ha già attivato il regolamento sull’ammasso privato, che garantisce agli olivicoltori sei mesi di finanziamento per lo stoccaggio dell’olio, in attesa di metterlo sul mercato quando i prezzi saranno migliori. La prima procedura di gara si è chiusa il 26 di novembre, ma altri bandi seguiranno nei prossimi giorni.

Campagna olivicolo olearia 2019
Previsioni di produzione. In tonnellate

Andrea Carrassi, direttore generale di Assitol, l’associazione degli industriali dell’olio, è l’unico a buttare acqua sul fuoco: «Se l’offerta di olio aumenta e il consumo rimane stabile, è naturale che il prezzo cali. È la legge del mercato. Noi industriali preferiremmo fare come il vino, cioè valorizzare il prodotto locale. Ma per fare questo c’è bisogno che il consumatore capisca il valore aggiunto di acquistare olio made in Italy e sia disposto a pagarlo di più».

Peccato che l’Italia sia lontana da questo comportamento virtuoso: «Ormai il 90% dell’olio venduto nella grande distribuzione è in promozione.C’è una legge che vieta il sottocosto per più di una volta all’anno per singolo operatore, ma di fatto nessuno lo rispetta. È solo smettendo di utilizzare l’olio extravergine cone prodotto civetta, per attirare i consumatori nei punti vendita, che se potrà sostenere veramente il prezzo».

Al momento la situazione più grave è quella della Puglia, che peraltro da sola produce il 60% di tutto l’extravergine italiano. Qui, tra Xylella e gelate, sono due anni che la produzione soffre, e qualche olivicoltore rischia di andare a gambe all’aria. «La Regione – sostiene Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia – ha perso l’ennesima occasione non consentendo a cooperative e frantoi di utilizzare oltre 40 milioni di euro per le strutture di stoccaggio che avrebbero potuto far fronte all’attuale stagnazione di mercato per eccesso di produzione. La crisi di liquidità delle azienda olivicole e dei frantoiani deriva dalla mancata attivazione dei provvedimenti sulle gelate previsti dal Decreto Emergenze».

Al tavolo di mercoledì prossimo al ministero dell’Agricoltura, le associazioni degli olivicoltori chiederanno di costruire con urgenza il Piano Olivicolo Nazionale: «In Spagna – ha ricordato Muraglia – ne hanno già fatti cinque. Bisogna inoltre rivedere i rapporti all’interno della filiera, coinvolgendo proprio la grande distribuzione, perché i prezzi allo scaffale di olio extravergine di oliva a 3 euro a bottiglia sono inaccettabili». «La stabilità dei prezzi deve essere un’assoluta priorità della filiera dell’olio – ha detto il presidente della Cia, Dino Scanavino – ma altrettanto importante per il comparto sarà semplificare l’accesso al credito e agli strumenti comunitari».

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