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Olio di Palma, Giakarta contro la Ue: basta barriere commerciali

Tra le contestazioni del ministro indonesiano il doppio binario che prevederebbe un diverso standard di sicurezza rispetto ad altri oli e grassi

di Silvia Marzialetti

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(Reuters)

Tra le contestazioni del ministro indonesiano il doppio binario che prevederebbe un diverso standard di sicurezza rispetto ad altri oli e grassi


2' di lettura

Una barriera commerciale. Con questa definizione l’Indonesia accusa l’Unione Europea di aver «ingiustamente» preso di mira l’olio di palma, nell’ambito di un piano che impone nuovi limiti ai livelli di contaminanti da processi alimentari negli oli – grassi e raffinati – considerati dannosi per la salute.

Il braccio di ferro con Bruxelles da parte del Governo di Giakarta si protrae da diversi anni: dopo aver imposto un limite al glicidil esteri degli acidi grassi (Ge), l’Unione europea sta valutando un giro di vite anche su un secondo contaminante, il 3-monocloropropandiolo (3-Mcpd), dopo che gli esperti dell’Efsa ne hanno ribadito i possibili effetti nocivi a lungo termine su reni e fertilità maschile, specialmente nelle fasce giovani della popolazione.

«Cercando di imporre limiti ancora più restrittivi di quelli esistenti, la Ue sta ergendo una ulteriore barriera commerciale – ha dichiarato nei giorni scorsi Airlangga Hartarto, ministro coordinatore degli Affari economici dell'Indonesia –. Non possiamo permettere che ciò accada».

Hartarto ha poi elencato la varietà di standard esistenti a livello dei Paesi produttori: le norme nazionali sull’olio di palma sostenibile di Indonesia e Malesia, che si affiancano a un altro range fissato dal Roundtable on Sustainable Palm Oil, organizzazione agricola no profit fondata nel 2014 a Zurigo da produttori, traders, commercianti e consumatori, con l’obiettivo di promuovere la crescita e l’uso di prodotti sostenibili.

«Il Council of Palm Oil Producing Countries deve prima risolvere la questione dello standard – ha affermato il ministro indonesiano, chiamando in causa il Cpopc, l’organizzazione intergovernativa dei Paesi produttori di olio di palma –. Non saremo in grado di affrontare l’Europa con più standard».

Il ministro ha poi stigmatizzato il doppio binario ipotizzato dall’Unione europea, che prevederebbe un diverso standard di sicurezza alimentare per l’olio di palma, rispetto ad altri oli e grassi. Scelta, questa, che secondo il Governo di Giakarta penalizzerebbe il prodotto di punta del Paese asiatico.

Dal 2018 l’olio di palma è nel mirino anche nel campo dei biocombustibili, dopo che l’Unione europea ha approvato una direttiva che prevede il phase-out del biodiesel da palm oil entro il 2030, con graduali riduzioni a partire dal 2023. La direttiva ha scatenato una guerra aperta nelle relazioni commerciali tra Europa e Indonesia presso il Wto.

Il prodotto rappresenta una delle maggiori esportazioni indonesiane, con spedizioni valutate in circa 19 miliardi di dollari nel 2019. Insieme con la Malesia, i Paesi producono circa l’80% dell'olio di palma mondiale, che viene utilizzato in un'ampia gamma di prodotti. Più di recente la produzione si è estesa anche all'Africa (Cameroon, Liberia, Tanzania).

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