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Olivante, l’olio italiano va alla conquista (digitale) dei ristoranti all’estero

Una piattaforma per veicolare cultivar da sei regioni italiane, Puglia in testa, direttamente dai frantoi ai client

di Gianni Rusconi

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Olivante punta a diffondere la “Carta degli oli” nei ristoranti

Una piattaforma per veicolare cultivar da sei regioni italiane, Puglia in testa, direttamente dai frantoi ai client


3' di lettura

Giovane, giovanissima se consideriamo la sua data di nascita (2019) e l'età dei suoi fondatori, i fratelli Marco e Mario Morrone, 26 e 30 anni. Le ambizioni di Olivante sono però grandi, perché partire da Foggia per arrivare a conquistare lo scenario internazionale con olio “made in Puglia” (che cattura la metà del mercato nostrano) non può essere un'impresa facile.

L'idea di valorizzare un prodotto che in Italia può contare su un patrimonio consistente di tradizioni e cultivar di olivo è la molla sulla quale la startup ha edificato una piattaforma digitale in grado di aggregare i produttori locali e connetterli con i ristoranti, a cominciare ovviamente da quelli italiani.
Il vantaggio per gli esercenti? Presto spiegato: accedere a un'offerta molto più ampia di etichette a cui altrimenti non avrebbero accesso e poter scegliere in modo dettagliato fra diverse tipologie di olio per abbinarli ai piatti della loro cucina.

Vincitrice del bando PIN - Pugliesi Innovativi e del relativo finanziamento a fondo perduto di 30mila euro, Olivante ha saputo coinvolgere in pochi mesi oltre 15 produttori locali provenienti da quattro regioni per un totale di 21 differenti cultivar rappresentate (che dovrebbero salire a 30 entro fine anno), oli biologici compresi.

L’obiettivo concreto del 2020 è quello di arrivare a 40 aziende attive sulla piattaforma (da sei regioni) e nasce dalla convinzione, come conferma Mario Morrone, che «in Italia esistono oltre 400 cultivar autoctone ma ancora gran parte dei ristoranti propone ai clienti semplicemente olio extravergine, senza considerare le centinaia di sfumature e di abbinamenti che possono essere fatti con le diverse pietanze».

Aumentare anche nei consumatori la cultura e le competenze generali in materia di olio, insomma, può diventare un business e i due fratelli pugliesi hanno messo a terra questo concetto puntando in modo deciso al mercato della ristorazione e dell'Horeca (hotel, restaurant, catering, ndr).

«Nel settore oleario – dicono i due founder – le aziende considerate competitive sono poco più di un terzo del totale, e scendono al 30% se consideriamo solo quelle che commerciano direttamente e non producono solamente; questo significa che il 70% dei frantoi italiani è tagliato fuori dalla grande distribuzione e non ha un accesso facile al mercato, perché ciò che rende sostenibile il business di una casa olearia sono i grossi ordini che arrivano dalla Gdo o dalla ristorazione. E focalizzare la nostra piattaforma proprio su questo ultimo canale vuol dire, a nostro avviso, poter incidere significativamente sulla loro crescita».

Tutto è partito, come ricordano i diretti interessati, da Bergamo e da diversi locali della città, che di fatto costituiscono il trampolino di lancio per costruire la piattaforma online che offre a ogni produttore “affiliato” un pannello di controllo personalizzato attraverso cui controllare gli ordini e preparare la merce per il corriere incaricato di effettuare la consegna direttamente al ristoratore.

Superato, non senza difficoltà, il periodo del lockdown, Olivante guarda ora al futuro prossimo con fiducia facendo anche leva sull'ampliamento del team, nella figura del Cto (direttore tecnico) e nel reparto marketing. L'obiettivo di fatturato per il 2021 (emergenza sanitaria permettendo) è quello di toccare quota 40mila euro. Per farlo i Morelli hanno pensato a un modello di revenue molto semplificato: un abbonamento annuale per i produttori affiliati e, una volta coperta la quota fissa con le vendite, una percentuale sulle transazioni. La fase di acquisizione dei ristoranti, confermano ancora i due founder, è iniziata a luglio e il network oggi conta di sei locali nella Penisola e uno (italiano), l'Hostaria da Susi e Stefano, a Kitzbühel in Austria, il «primo mercato estero su cui abbiamo puntato».

Francia e Svizzera dovrebbero essere le prossime tappe, anche grazie alla liquidità derivante dalla prevista nuova campagna di finanziamento, che dovrà sostenere (in primis) il processo di crescita sul mercato nazionale. Crescita che dovrà riflettere una filosofia altrettanto semplice: valorizzare prodotti locali di qualità e connettere le eccellenze del territorio a ristoratori che strizzano l'occhio al digitale, disintermediando la grande distribuzione.

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