intervista

Oliverio: «L’autonomia differenziata in Calabria è un danno ulteriore»

di Donata Marrazzo


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Mario Oliverio (Imagoeconomica)

2' di lettura

«L'autonomia differenziata richiede una riflessione profonda sul rapporto tra Stato e territori, sulle esperienze del regionalismo, sull'interesse del Nord per il Mediterraneo e il Sud come ponte». Il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio allarga il campo sulla questione della “secessione dei ricchi”: nei suoi territori rappresenta un danno ulteriore.

Autonomia differenziata come Brexit
«Deve valere lo stesso ragionamento che è valso per la Brexit. L'Inghilterra è senz'altro libera di uscire dall'Unione Europea, ma è chiamata a restituire quanto ha ricevuto dall'Europa. In Italia ci sono regioni, proprio quelle che rivendicano l'autonomia, del cui sviluppo si è fatto carico tutto il Paese, Calabria compresa. Bisogna prima sanare quel debito e adeguare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali agli standard nazionali, poi si può parlare di autonomia. E solo per alcune materie, e solo per consentire il recupero di tutto il Paese sulla scena internazionale», precisa il governatore che per primo si è opposto alle richieste avanzate dalle regioni del Nord, diffidando il governo.

Crediti vantati e debiti maturati
Contrario a ogni asimmetria tra Nord e Sud, alle disarticolazioni, agli egoismi territoriali e sociali, Oliverio ritiene che «rispetto alla secessione la negoziazione deve essere complessiva, non soltanto legata ai crediti vantati dalle regioni, ma anche al debito maturato dal Paese a causa degli investimenti realizzati proprio in quelle aree che oggi vogliono l'autonomia».

Oliverio, «L'Italia gira al contrario»
La pretesa di trattenere il gettito fiscale generato sui territori è «una argomentazione inaccettabile e pericolosa. Ecco, allora prendiamo l'alta velocità in Emilia Romagna. È costata circa diecimila miliardi di lire, in quale momento della storia dovrebbero essere contabilizzati?». E considerando l'Europa aggiunge: «L'Unione propone politiche di coesione per le regioni in ritardo di sviluppo, ma l'Italia gira al contrario. È un corto circuito».

Regionalismo solidale
La questione è anche storica: «Non si può dimenticare che la concentrazione delle risorse al Nord ha prodotto un gap che paga solo il Sud. Pensiamo alla scuola, alla sanità alle infrastrutture», afferma il presidente Oliverio, che di recente è stato coinvolto nell'inchiesta Lande Desolate della Dda di Catanzaro. La soluzione? «Riaprire la discussione in Parlamento con le regioni e le forze sociali. Per rafforzare la coesione, affrontando tutti i nodi irrisolti che limitano lo sviluppo». Quali? «La sburocratizzazione, ad esempio, con lo snellimento delle procedure, e l'utilizzo delle risorse per l'innovazione e il sostegno alle imprese. Così i territori potranno esprimere tutte le proprie potenzialità». Il percorso indicato, dunque, è quello del regionalismo solidale, magari condiviso con tutto il Mezzogiorno.

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