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Olivetti cambia lo statuto e diventa società benefit

L’azienda di Ivrea si impegna in modo dichiarato a promuovere la digitalizzazione in linea con gli obiettivi di sostenibilità del gruppo Tim

di A.Mac.

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Un sistema di welfare evoluto, i percorsi di crescita aziendale, il rapporto con il territorio. Con l’impronta visionaria di Adriano Olivetti, l’azienda di Ivrea ha rappresentato un esempio di fare impresa con una forte caratterizzazione sociale. Oggi l’impresa, che fa parte di Tim Enterprise, chiude il cerchio: amplia lo statuto e diventa società benefit, ovvero impresa innovativa impegnata a operare in modo sostenibile e trasparente nell'interesse della collettività. L’Italia è stato tra i primi paesi al mondo a introdurre questo status giuridico nel 2016.

Le società benefit - che oggi in Italia sono più di 2.500 - perseguono, in aggiunta al profitto, specifiche finalità di beneficio comune, con l'obiettivo di generare valore per i cittadini, le imprese e le realtà produttive del Paese. «È un importante risultato raggiunto da Olivetti che rafforza l'impegno di promuovere la digitalizzazione del Paese in modo innovativo e in linea con gli obiettivi di sostenibilità del Gruppo Tim e rappresenta l’evoluzione naturale di un'azienda fondata su valori consolidati e noti in tutto il mondo» si legge nel comunicato.

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Olivetti in questo processo è stata accompagnata da Nativa, che supporta centinaia di aziende in una radicale evoluzione verso modelli economici rigenerativi. Diventando Società Benefit Olivetti si impegna a contribuire alla creazione di una società digitalizzata sostenibile dove tutti sono responsabili della tutela degli ecosistemi.

«Le Società Benefit costituiscono una community di aziende orientata all'affermazione e diffusione di un paradigma di business più evoluto e sostenibile, in termini di impatto sia sociale sia ambientale. Olivetti ha deciso di intraprendere questo percorso, in cui tutti i dipendenti saranno coinvolti» sottolinea Quang Ngo Dinh, amministratore delegato di Olivetti.

«Nel 1955 a Pozzuoli Adriano Olivetti si chiedeva: “Può l'industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell'indice dei profitti? Non vi è una vocazione anche nella vita di una fabbrica?”. Oggi, dopo oltre 60 anni, il concetto di vocazione è ancora vivo e ispira gli imprenditori e manager che trasformano la propria azienda in società benefit, ufficializzandone lo scopo. Siamo felici che un'altra azienda del Gruppo Tim come Olivetti abbia effettuato questo passaggio», dichiara Paolo Di Cesare, co-founder di Nativa.

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  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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