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Olivetti, il rilancio passa dalla crescita nei pagamenti digitali

Il ceo Ngo Dinh: lo sviluppo attraverso partnership, joint venture o acquisizioni. E la società farà leva sull’asset “core”: i registratori di cassa rivisti in chiave moderna

dal nostro inviato Andrea Biondi

(terovesalainen - stock.adobe.com)

3' di lettura

DUBAI. «Quello dei pagamenti digitali è un segmento in cui vogliamo crescere, attraverso partnership industriali, joint ventures o anche acquisizioni». Qualcosa di concreto in tal senso «si vedrà nei primi mesi del prossimo anno al più tardi».

Le linee guida

Quang Ngo Dinh, ceo di Olivetti, in occasione dell’Evento “Smart Cities in Olivetti’s view”, svoltosi nel Padiglione Italia in Expo 2020 a Dubai, mette in fila le direttrici di sviluppo di quella che, anche nell’immaginario comune, rappresenta un’azienda emblema del miracolo economico Italiano, che ha traghettato il Paese nella modernità e ora alle prese con un futuro tutto da costruire come per le altre fabbriche di prodotto digitale del gruppo Tim.

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E quello dei pagamenti digitali sarà uno degli assi del futuro di Olivetti, fa capire il manager 43enne alla guida da settembre, dopo esperienze in Vodafone e Alitalia e l’approdo in Tim nel settembre 2019. Olivetti, spiega il ceo, non parte da zero sui pagamenti digitali, ma farà leva su un asset “core”: quello dei registratori di cassa rivisitati in chiave moderna con la capacità di mettere in fila dati su dati. Il che, puntualizza Ngo Dinh, «viene valorizzato dal far parte di un gruppo che fornisce connettività e gestione dei dati». È così che le sim (ovviamente Tim, ma che rappresentano un terzo del mercato e quindi in grado di far da base a previsioni statistiche) possono restituire l’immagine di soste, uscite, ingressi davanti ai negozi, orari, flussi di traffico. E la capacità di gestire questi dati «può permetterci - dice il ceo - di ritagliarci uno spazio in un mercato in cui vediamo margini di crescita».

Il modello

Quanto accanto o in competizione con soggetti come Nexi o SamUp, o anche Zucchetti (software per la gestione di risorse aziendali), sarà da vedere. Il proposito di accelerare però evidentemente c'è, a conferma di un percorso di evoluzione che ha avuto un primo importante passaggio con l’accordo con Satispay (il gruppo Tim è peraltro socio con circa un 10%) che prevede l’app di pagamento anche nei nuovi registratori di cassa oltre che la diffusione di Satispay presso la rete di vendita Olivetti.

L’evoluzione nel settore dei pagamenti digitali, però, ha evidentemente alla base la spinta sul core business dell’IoT, segmento che Olivetti ha deciso di affrontare anche guardandosi attorno. In questo quadro Ngo Dinh ha ricordato la partnership industriale con l’aretina Seco (quotata a Piazza Affari, 76,1 milioni di ricavi e utile di 5,5 milioni nel 2020, di cui Olivetti ha il 9,6%) e l’acquisizione della romana Staer Sistemi: system integrator e product developer in ambito industrial IoT con un valore della produzione di 3,24 milioni di euro a fine 2020, ma molto specializzata, con investimenti annui attorno al 10% del fatturato.

«Siamo davanti a un momento di trasformazione digitale e Olivetti vuole esserne al centro», puntualizza il ceo. Per l’IoT - in cui la controllata, cui nel piano strategico 2021-2023 “Beyond connectivity” è stato riconosciuto il ruolo di “Digital Farm IoT” del Gruppo, ambisce a una market share del 5% per un mercato che nel 2024 avrà un valore di circa 4,5 miliardi - c’è tutto il mare magnum di Comuni ed enti che potrebbero puntare a far tesoro dei dati che Olivetti potrebbe produrre e gestire grazie ai big data su traffico o ciclo dei rifiuti solo per fare due esempi. La strada è però ancora lunga. Al momento all’appello hanno risposto solo Venezia e Ivrea. «Siamo in contatto con altri comuni come Milano o Roma», per dare così un’ulteriore spinta ai ricavi di una Olivetti che ha chiuso il 2020 con 193 milioni di ricavi e 6,3 milioni di rosso. «Già nella trimestrale di gruppo - chiosa il ceo - è stato scritto che le factory, fra cui Olivetti, stanno crescendo a doppia cifra trimestre su trimestre. Segno che sono mercati in grande evoluzione».

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