Agricoltura

Olivicoltura senza giovani, solo il 5% delle aziende è gestito da under 40

Unaprol: per competere con la Spagna non abbiamo bisogno di una nuova supercategoria di olio extravergine di oliva

di Micaela Cappellini

(siculodoc - stock.adobe.com)

2' di lettura

Solo il 5% delle aziende olivicole è gestito da under 40 e per ogni giovane olivicoltore ce ne sono 10 over 65. Questi numeri, che gettano un’ombra di incertezza sul futuro dell’olivicoltura italiana, sono stati al centro della discussione a Evootrends, l’evento organizzato da Unaprol e Fiera Roma dedicato a tutta la filiera olivicola. La coltivazione di ulivi, già sofferente per un’elevata frammentazione con una dimensione aziendale media pari a 1,8 ettari, sconta dunque anche un lento ricambio generazionale che inevitabilmente coincide con una scarsa propensione all’innovazione.

«Sono necessari interventi strutturali da parte del governo che rendano appetibile investire in olivicoltura - ha detto David Granieri, presidente di Unaprol, che raccoglie circa 160mila imprese del settore -. Attraverso la Pac e il Pnrr, il ministero dell’Agricoltura potrà pianificare una strategia a lungo termine che consenta di rinnovare gli impianti e i modelli agronomici, puntando sulla qualità delle nostre produzioni».

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L'Italia ha il primato mondiale nei consumi annui di olio extravergine d'oliva con oltre 500mila tonnellate. Ma dal punto di vista della produzione, è inseditao da concorrenti sempre più temibili, a partire dalla Spagna. Come tenere testa ai produttori iberici? «La produzione - dice Granieri - va valorizzata non rincorrendo Paesi come la Spagna sul terreno delle grandi quantità senza qualità ma, al contrario, posizionando il prodotto più in alto possibile in termini di qualità e di prezzi.Per questa ragione, come Unaprol e Coldiretti, da diverso tempo stiamo chiedendo un posizionamento politico chiaro all'Italia nelle sedi internazionali, a partire dal Coi (il Consiglio Oleicolo Internazionale), per rivedere i parametri attuali di classificazione dell'olio extravergine d'oliva, abbassando insieme i parametri di acidità ed etil esteri». Granieri però si schiera contro la proposta di Zefferino Monini, per la creazione di una nuova categoria di olio extravergine d’oliva “Alta Qualità” per competere con la Spagna: «Non abbiamo bisogno di una nuova super categoria - dice - ricetta riesumata di tanto in tanto per affossare la produzione, ma vogliamo che l'olio extravergine d'oliva che arriva sulle tavole dei consumatori sia realmente di grandi qualità.La Spagna non può certamente essere l'esempio da seguire, con gli agricoltori che sono costretti a bloccare i conferimenti e a creare panico sui mercati per vedere remunerato il proprio lavoro».

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