RECORD DELLA SICILIA   

Oltre 128.500 italiani espatriati nel solo 2018: 4 su dieci hanno dai 18 ai 34 anni

Sono quasi 5,3 milioni gli italiani che risiedono all’estero. Parliamo dell’8,8 per cento degli oltre sessanta milioni che risultano residenti in Italia. Inesauribile impoverimento del Meridione. Nell’ultimo anno, con oltre 20 mila iscrizioni il Regno Unito è la prima meta prescelta. Al secondo posto la Germania. A seguire Francia, Brasile, Svizzera e Spagna

di Andrea Carli

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L’attuale mobilità italiana continua a interessare in prevalenza i giovani 18-34 anni (40,6%) e i giovani adulti da 35 a 49 anni (24,3%). Foto fotogramma

Sono quasi 5,3 milioni gli italiani che risiedono all’estero. Parliamo dell’8,8 per cento degli oltre sessanta milioni che risultano residenti in Italia. Inesauribile impoverimento del Meridione. Nell’ultimo anno, con oltre 20 mila iscrizioni il Regno Unito è la prima meta prescelta. Al secondo posto la Germania. A seguire Francia, Brasile, Svizzera e Spagna


4' di lettura

Sono quasi 5,3 milioni gli italiani che, al 1 gennaio di quest’anno, risultano risiedere all’estero. Nel solo 2018 sono espatriate oltre 128 mila persone. Nella classifica degli italiani che risiedono all’estero, la Sicilia occupa il primo posto, con una percentuale del 14,5%. L’isola è seguita da Campania (9,6%) e Lombardia (9,5%). I siciliani che risiedono all’estero sono 768mila, il 23,7% hanno tra i 18 e i 34 anni. A scattare questa fotografia è la Fondazione Migrantes, nel Rapporto italiani nel mondo 2019, giunto alla XIV edizione e presentato a Roma oggi, 25 novembre.

Quasi 5,3 milioni di persone che risiedono all’estero significa l’8,8 per cento degli oltre sessanta milioni che risultano residenti in Italia. Più della metà degli italiani che risiedono all’estero (51,5%) è iscritto all’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) per espatrio, ma continua la crescita degli iscritti per nascita (39,7%). Le acquisizioni di cittadinanza sono il 3,4%, le reiscrizioni per irreperibilità il 4,0%. Il 43,9% è iscritto da oltre 15 anni, il 20,7% da meno di 5 anni.

Inesauribile impoverimento Meridione
Il rapporto lancia l’allarme: l’impoverimento del Sud è inesauribile. «Se negli anni successivi al Secondo dopoguerra i flussi migratori verso le regioni centro settentrionali erano prevalentemente costituiti da manodopera proveniente dalle aree rurali del Mezzogiorno - si legge nel documento -, nell’ultimo decennio mediamente il 70% delle migrazioni dalle regioni meridionali e insulari verso il Centro-Nord sono state caratterizzate da un livello di istruzione medio-alto». «Cedendo risorse qualificate - continua il Rapporto -, il Mezzogiorno ha ridotto le proprie possibilità di sviluppo alimentando ulteriormente i differenziali economici con il Centro-Nord».

ITALIANI RESIDENTI ALL'ESTERO: LE METE DI DESTINAZIONE

Dati in percentuale (Fonte: XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes)

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Oltre 128.500 italiani espatriati nel solo 2018
Nel solo 2018, hanno registrato la loro residenza fuori dei confini nazionali per espatrio 128.583 italiani (400 persone in più rispetto all’anno precedente). L’attuale mobilità italiana continua a interessare in prevalenza i giovani (18-34 anni, 40,6%) e i giovani adulti (35-49 anni, 24,3%). Il 71,2% degli iscritti all’Aire per solo espatrio da gennaio a dicembre 2018 è in Europa e il 21,5% in America (il 14,2% in America Latina). A uno sguardo più dettagliato sono ben 195 le destinazioni di tutti i continenti. È un’inesorabile “vuoto” sociale, iniziato nel lontano 1995, che si sta creando e che difficilmente potrà trovare soluzioni facilmente adottabili.

Nel solo 2018, hanno registrato la loro residenza fuori dei confini nazionali per espatrio 128.583 italiani (400 persone in più rispetto all’anno precedente)

Nel 2018 Regno Unito prima meta
Torna il protagonismo del Regno Unito che, con oltre 20 mila iscrizioni, risulta essere la prima meta prescelta nell’ultimo anno (+11,1% rispetto all’anno precedente). Considerando però i numeri contraddittori sulla reale presenza di italiani sul suolo inglese. sottolinea l’indagine, si può pensare che molte di queste iscrizioni siano, probabilmente, delle “regolarizzazioni” di presenze già da tempo in essere, “emersioni” fortemente sollecitate anche dalla Brexit che ha provocato molta confusione nei residenti stranieri nel Regno Unito e a Londra in particolare, e continua tuttora a disturbare il sonno degli innumerevoli lavoratori di origine straniera impegnati nei diversi settori occupazionali. Al secondo posto nella classifica 2018, con 18.385 connazionali, e nonostante il decremento di 1.622 unità rispetto all’anno precedente, vi è la Germania (-8,1%). A seguire la Francia (14.016), il Brasile (11.663) la Svizzera (10.265), la Spagna (7.529).

Lombardia prima per partenze, la Sicilia è terza
Le partenze nell’ultimo anno hanno riguardato 107 province italiane. Le prime dieci sono: Roma, Milano, Napoli, Treviso, Brescia, Palermo, Vicenza, Catania, Bergamo e Cosenza. Si va, cioè, dal Nord al Centro, al Sud e alle Isole a riprova, ancora una volta, come sia tutto il tessuto italiano ad essere interessato attualmente dalla mobilità. Con 22.803 partenze continua il solido “primato” della Lombardia, la regione da cui partono più italiani, seguita dal Veneto (13.329), dalla Sicilia (12.127), dal Lazio (10.171) e dal Piemonte (9.702).

Chi se ne va all’estero
Le partenze nell’ultimo anno tornano a interessare fortemente gli italiani giovani e nel pieno delle loro energie vitali e professionali. Si tratta soprattutto di single o di nuclei familiari giovani, donne e uomini spesso non uniti in matrimonio ma con figli: i minori sono infatti il 20,2% degli oltre 128 mila registrati, ovvero quasi 26mila.

Le partenze nell’ultimo anno tornano a interessare fortemente gli italiani giovani e nel pieno delle loro energie vitali e professionali

L’inverno demografico dell’Italia
L’indagine, aggiornata a gennaio di quest’anno, racconta una delle tante sfaccettature dell’Italia di oggi. Un’Italia con oltre 1,8 milioni di famiglie che versano in condizioni povertà assoluta per un totale di 5 milioni di individui di cui oltre 2 milioni e 350 mila nel Mezzogiorno. Un’Italia paese più longevo d’Europa con 14.456 centenari residenti all’inizio del 2019 (di cui l’84% donne). Con un’età media di 45,4 anni, una diminuzione di 128 mila nascite dal 2008, un numero di decessi pari a 10,5 individui ogni mille abitanti, un indice di vecchiaia (rapporto tra anziani 65+ e giovani ˂ 15 anni) pari a 172,9, oltre 90 mila residenti in meno in un anno. Insomma un’Italia che, secondo il report, è «in pieno inverno demobrafico».

ITALIANI RESIDENTI ALL'ESTERO: LE REGIONI DI PARTENZA

(Fonte: XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes)

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Italiani all’estero: la prima classe d’età tra i 35 e i 49 anni
Dei 5.288.281 iscritti all’Aire al 1 gennaio 2019, quasi la metà è originaria del Sud (48,9%, di cui il 32% Sud e il 16,9% Isole); il 35,5% proviene dal Nord Italia (il 18% dal Nord-Ovest e il 17,5% dal Nord-Est) e il 15,6% dal Centro. Le italiane iscritte sono 2.544.260 (48,1%). La classe di età più rappresentata è quella di coloro che hanno tra i 35 e i 49 anni (1.236.654; 23,4%). A seguire chi ha tra i 18 e i 34 anni (1.178.717; 22,3%), gli over 65 anni (1.068.784; 20,3%) e chi ha tra i 50 e i 60 anni (1.009.659; 19,1%). I minori sono 794.467 (15%). Il 55,9% è celibe o nubile mentre il 36,7% è unito in matrimonio. Meno di mille, quindi irrilevanti dal punto di vista percentuale, sono le unioni civili.

Argentina, Germania e Svizzera le comunità più numerose
Oltre 2,8 milioni (54,3%) di italiani che risiedono all’estero risiedono in Europa, più di 2,1 milioni (40,2%) in America. Nello specifico, però, sono l’Unione Europea (41,6%) e l’America Centro-Meridionale (32,4%), le due aree continentali maggiormente interessate dalla presenza dei residenti italiani. Le comunità più consistenti - rileva ancora l’indagine della Fondazione Migrantes - si trovano, nell’ordine, in Argentina (quasi 843 mila), in Germania (poco più di 764 mila), in Svizzera (623mila), in Brasile (447 mila), in Francia (422 mila), nel Regno Unito (327 mila) e negli Stati Uniti d'America (272 mila).

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