Il trend

Oltre il 70% di vaccinati e boom prime dosi adolescenti: ecco perché Draghi si è opposto alla Dad

Per sostenere il proseguimento della didattica in presenza interverrà l’esercito, secondo il piano preparato dal generale Francesco Paolo Figliuolo

Covid, caos scuola: "Tutti a casa con un contagiato". Anzi, no

2' di lettura

Potrebbe essere l’andamento crescente delle prime dosi nelle fasce di età più giovani ad aver motivato la retromarcia del Governo sui criteri per il ricorso alla Dad. Insieme al dato già altissimo delle immunizzazioni nel personale scolastico, per il quale peraltro scatterà l’ obbligo dal 15 dicembre, la dinamica in atto incoraggia a difendere le lezioni in presenza. A maggior ragione se sostenuto dal piano di tracciamento rinforzato cui ha messo mano il commissario Figliuolo su richiesta del premier. L’aumento medio registrato la settimana scorsa in Italia rispetto alla precedente è stato del 31,5%, e la fascia cresciuta di più risulta proprio quella dei ragazzi tra 12 e 19 anni (+50%). A conti fatti il 70,03 dell’intera platea in questione è vaccinato.

Floridia: 95% della comunità scolastica vaccinata

«La scuola in presenza è prioritaria. E con più del 95% della comunità scolastica vaccinata questa direzione è una direzione auspicabile e percorribile», ha detto la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia spiegando la posizione dell’esecutivo. «Non mi va che la scuola venga demonizzata. Quando in un’aula si contagia un ragazzo, pochissime volte il virus viene passato all’interno della classe».

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Difesa in campo per lezioni in presenza

Per aiutare le Asl nei test e nei tracciamenti nelle scuole e facilitare così il proseguimento della didattica in presenza scenderà in campo l’esercito, secondo il piano preparato dalla struttura commissariale che fa capo al generale Francesco Paolo Figliuolo. Saranno gli 11 laboratori di biologia molecolare della Difesa, presenti in 8 regioni, più due laboratori mobili ad aiutare la sanità locale a smaltire i tamponi e verificare in tempi rapidi eventuali casi di covid all’interno delle classi. Una decisione giunta dopo le difficoltà manifestate dalle Asl nel far fronte alla gestione di test e tracciamenti in ambito scolastico e allontanare lo spettro della didattica a distanza. Al momento, spiega la sottosegretaria all’Istruzione, Barbara Floridia, «sono in Dad il 2,6% delle classi del primo ciclo e l’1,4% del secondo ciclo».

Le regole sulle quarantene

«L’obiettivo del governo è limitare il più possibile la Dad», ha confermato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Qualche imbarazzo ha creato l’improvviso cambio di rotta imposto da Palazzo Chigi sul protocollo delle quarantene. Inizialmente un alunno positivo al Covid avrebbe mandato a casa l’intera classe in quarantena e, quindi, in Dad. Poi, nel giro di nemmeno ventiquattr’ore, le norme appena cambiate sono state nuovamente cancellate. Allo stato le regole prevedono che per i bambini dai 6 ai 12 anni, a oggi non ancora vaccinabili, saranno necessari due casi di positività al Covid. Per gli over 12, invece, si finirà in Dad soltanto dal terzo contagio.

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