AVANGUARDIA DELLA CRESCITA

Oltre mille imprese delle Marche sono esportatrici potenziali

Alla quarta tappa del Roadshow Audi-Confindustria di Pesaro, il tema dell’internazionalizzazione. Robiglio (Confindustria): fondamentale il lavoro di filiera. Longo (Audi Italia): decisiva la contaminazione tecnologica tra settori. Fabiana Scavolini: studiamo prodotti ad hoc per le diverse culture

di Michele Romano


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3' di lettura

Nelle Marche, regione italiana con il più alto tasso di incidenza di occupati nel manifatturiero sul totale dei lavoratori (33,3% contro il 21,6% della media nazionale), ci sono 6.645 operatori all’esportazione (il 4,9% del totale nazionale) e, tra questi, si stima che circa 4.000 non raggiungano i 75 mila euro annui di fatturato estero. Numeri che fanno dire a Diego Mingarelli, imprenditore marchigiano e vicepresidente del gruppo di lavoro Pmi e imprenditorialità di BusinessEurope, la principale federazione dell’industria a livello europeo che riunisce 41 associazioni nazionali di rappresentanza delle imprese di 35 paesi, «che ci sono nella regione almeno mille aziende, medie e soprattutto piccole, da stimolare perché diventino esportatrici abituali e, a loro volta, champion in grado di generare un effetto di trascinamento nei confronti di quelle che, per diverse ragioni, operano solo sul mercato interno».

Visione globale
L’internazionalizzazione, e di conseguenza l’innovazione e la sostenibilità, come driver per la crescita: tema centrale per gli oltre cento imprenditori marchigiani che hanno partecipato alla quarta tappa del Roadshow Avanguardia della crescita di Audi e Piccola Industria di Confindustria, nella sede di Scavolini. Obiettivi che, secondo Carlo Robiglio, è possibile raggiungere mettendo in campo il modello italiano: «Si tratta del lavoro in filiera – dice il presidente della Piccola Industria -, in grado di far nascere, grazie alla capacità delle nostre Pmi, delle multinazionali virtuali, solide e in grado di operare con efficacia sui mercati globali». Un modello che chiede agli imprenditori di mettersi in gioco e di guardare alla filiera anche come «elemento di diffusione di conoscenze e competenze, perché ha un’incredibile capacità osmotica».

L’esempio dell’automotive
Un esempio pratico arriva dall’automotive, con tutti i più grandi brand mondiali che oggi lavorano in una filiera allargata e multisettoriale, che per le Pmi italiane significa 10 miliardi all’anno di fatturato. È quella che Fabrizio Longo, direttore di Audi Italia, definisce «contaminazione tecnologica», un cambio di paradigma per un settore considerato ad alto tasso di autoreferenzialità e che invece, alla ricerca di innovazione continua, si è aperto a settori mai esplorati prima, dalla tecnologia militare alla medicina, fino all’arredamento per interni. «Sulle auto a guida autonoma c’è stata un’accelerazione incredibile: la mancanza di un pilota e la presenza di tecnologia all’avanguardia le fa diventare delle vere e proprie lounge, che richiederanno l’intervento di arredatori di interni», sottolinea Longo.

Il driver della ricerca
Concetti condivisi anche da Fabiana Scavolini, ad del gruppo omonimo, la cui crescita (222 milioni di fatturato nel 2018 e una previsione di bilancio stabile per il 2019, ndr.) passa innanzitutto attraverso «un’apertura a tutto ciò che sta nell’ambito della casa» (l’azienda metterà in produzione BoxLife, delle armadiature innovative per nascondere gli ambienti, ndr.) e investimenti su R&S, con le ultime novità rappresentate dal sistema di virtualizzazione e personalizzazione degli spazi casa, un portale extranet per i rivenditori e soluzioni pensate per i target dei vari diversi paesi come ad esempio un’anta diamantata a rombi destinata principalmente al mercato russo.

Il gioco di squadra
«Il nostro core produttivo e di mercato resterà l’Italia – spiega Fabiana Scavolini-, ma puntiamo a essere un’azienda ancora più internazionale. A metà degli anni ’80 abbiamo avviato le prime esportazioni erano i clienti a contattarci e il nostro primo agente esportatore era uno studente greco che studiava farmacia a Bologna»; oggi quello studente lavora ancora con Scavolini, ma nel frattempo sono nate 4 sedi estere (negli Stati Uniti, Cina, Uk e Francia), che insieme al l’Hq di Montelabbate presidiano tutto il mondo, «studiando prodotti ad hoc per le diverse culture». L’obiettivo nel medio termine è dar seguito al processo di internazionalizzazione, che oggi ha raggiunto il 25% della produzione, trascinando nella crescita la filiera dei fornitori.

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