esperienze di lusso

Oltre i quadri: nei musei l’arte si trova anche al ristorante

di Alexis Paparo - How to Spend it

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3' di lettura

Il 2019 è lo «Year of Rembrandt» e il Rijksmuseum di Amsterdam ha in programma di far avvicinare il pubblico al genio fiammingo in tutti i sensi. Fino al 10 giugno, “All the Rembrandts”, mostra del ciclo organizzato in occasione del 350esimo anniversario della morte dell’artista, esporrà, per la prima volta insieme, 22 dipinti, 60 disegni e oltre 300 stampe. Sul sito del museo è possibile ascoltare il racconto del suo più celebre quadro Ronda di Notte, che da luglio verrà restaurato sotto gli occhi dei visitatori, anche online.

Ma l’incontro con il maestro non sarà completo senza una sosta al Rijks, il ristorante del museo, che ha in menù piatti come la Beetrot with Tomasu beurre blanc, ispirato al suo Autoritratto con tavolozza e pennelli. «I critici del tempo lo avevano giudicato non finito, perché l’artista aveva voluto lasciare molto spazio all'interpretazione del pubblico - spiegano gli chef -. Così, per la nostra versione culinaria, abbiamo deciso che non ci sarebbe stato posto per elementi che distraessero dalla barbabietola e dalla salsa».

Un piatto del Rijsk di Amsterdam

Questo piatto non è un’eccezione. Spesso il Rijks collega il proprio menù con le esposizioni più importanti del museo, rispondendo con un calendario parallelo di guest chef («sono i nostri curatori», dicono dal ristorante) che vengono invitati a preparare piatti per l’inaugurazione di ogni grande mostra. Se, da qualche tempo, musei e gallerie d’arte non sembrano poter fare a meno di bistrot e ristoranti gourmet, oggi la formula davvero vincente è r enderli parte integrante del percorso di visita, trasformare quello che era un rapido intervallo in un’esperienza immersiva che arricchisce l’esposizione di altre sfumature.

Del resto, la zuppa di ostriche del Sweet Home Café avrà tutt'altro sapore dopo aver visitato il National Museum of African American History and Culture di Washington, del circuito Smithsonian. Nella sezione “Slavery and Freedom”, che espone gusci d’ostrica usati come posate dagli schiavi della comunità di Edisto Island, in South Carolina, si può conoscere anche la storia di Thomas Downing, fondatore del più esclusivo oyster bar della New York di metà Ottocento e attivo membro della Ferrovia sotterranea, network di luoghi sicuri utilizzati all'epoca per far arrivare al Nord gli schiavi fuggiti dalle piantagioni. Il menu del bistrot comprende i piatti del Sud agricolo, della costa creola, degli stati del Nord e dei territori dell'Ovest - proprio per riflettere le radici africane, native americane, caraibiche, ispaniche ed europee della cucina, e della cultura, afro-americana.

Odette alla National Gallery di Singapore

Il Musée Guimet di Parigi propone un’esperienza simile: nel suo Salon des Porcelaines è infatti possibile gustare piatti di Giappone, Thailandia, Cina e Vietnam, circondati da porcellane d'epoca di questi Paesi. Il livello di interazione fra arte e gastronomia della National Gallery di Singapore è ancora insuperato: nei suoi 11 fra caffè, bistrot e ristoranti stellati, fra cui spicca lo stellato Odette, piatti ed eventi rimandano spesso alle mostre del momento.

Anche in Italia stanno nascendo musei dove cibo e opere danno vita a un’esperienza olistica. Da Baroq, un bistrot-galleria d'arte a palazzo de Majo, a Napoli, ci s’immerge nel Barocco partenopeo grazie a dipinti e opere di artisti del periodo e a un menu che va alle radici di quella tradizione gastronomica.

Baroq a Napoli

Fino all’estate, sono in mostra 16 fra dipinti e lavori preparatori di quattro pittori del Sei-Settecento napoletano, Massimo Stanzione, Giacinto Diano, Francesco Solimena e Luca Giordano. Aiutano a creare il contesto i piatti delle chef Antonio Tubelli, che partono dal recupero di ricette di grandi gastronomi dell'epoca come Antonio Latini o Francesco Leonardi. Si va dal timballo (o timpàno), massima espressione dell'opulenza di corte al tartù di riso (dal francese surtout, soprattutto), che simboleggiava l'apicalità del principe.

Vòce di Aimo e Nadia a Milano

Anche Vòce, il nuovo ristorante-caffetteria-libreria di Aimo e Nadia all'interno di Gallerie D'Italia, a Milano, propone menù che sono la continuazione delle esposizioni o delle opere in collezione. Dopo il successo dei piatti ispirati alla mostra “Romanticismo” conclusa a fine marzo, resta da scoprire come sarà il percorso gastronomico costruito intorno alla prossima grande esposizione autunnale delle Gallerie, con focus su Canova e Thorvaldsen.

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