Sport e Business

Oltre il Sei Nazioni: quest’anno il rugby fa affari con i Mondiali

di Giacomo Bagnasco

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(Afp)


2' di lettura

Si parte dopodomani, primo febbraio, con Francia-Galles e si va avanti fino al 2 novembre 2019, quando a Yokohama si giocherà la finale della Coppa del Mondo. Prima il Sei Nazioni europeo, poi il Championship dell'emisfero Sud (quest'anno in edizione ridotta), infine i Mondiali, il tutto intervallato da match di preparazione e, ovviamente, dai pressanti impegni a livello di club. Un'annata ancora più intensa del solito, con calendari intasati dalla fame di business.

E il business maggiore per la federazione internazionale World Rugby è appunto la Coppa del Mondo, che ogni quattro anni frutta un bottino fondamentale per sostenere le politiche di sviluppo del gioco, dal top alle nazioni emergenti.

L'edizione 2015 della Rugby World Cup si svolse nel Regno Unito e fruttò al massimo ente internazionale un surplus record da 150 milioni di sterline. Difficile avvicinare questa cifra nel 2019, soprattutto perché il fuso orario del Giappone - prima nazione asiatica a ospitare la fase finale del torneo - proporrà partite ben lontane dal prime time dell'Europa, che fornisce la platea televisiva più consistente.

Ad ogni modo tutti i maggiori sponsor storici (Dhl, Emirates, Heineken, Land Rover, Mastercard e Societé Generale) continueranno a essere presenti, con l'aggiunta di diverse società nipponiche di primo piano. La penetrazione del rugby in Asia sarà favorita e il Giappone si aspetta un grande risultato economico: si punta al tutto esaurito nei 12 stadi coinvolti (il che vorrebbe dire 1,8 milioni di persone sugli spalti) ma soprattutto si prevede che dall'estero arrivino 400mila appassionati. Con un giro d'affari di oltre 3 miliardi di euro per il Paese del Sol Levante.

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