Intervista a Patrice Leguéreau

Omaggio alla Russia amata da Chanel

Il direttore creativo dell'alta gioielleria della maison spiega come è nata la collezione. «La soddisfazione maggiore? Incontrare le donne che scelgono questi pezzi unici»

di Giulia Crivelli


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La lavorazione del collier Roubachka, in oro, platino e diamanti bianchi e gialli

4' di lettura

Patrice Leguéreau ha passato la sua vita da adulto (e probabilmente anche quella di bambino e adolescente) immerso in una specie di giardino segreto popolato da alcune delle più evidenti meraviglie che ci regala il pianeta e che spesso calpestiamo con scarsissimo rispetto. Ignorando che sotto i nostri piedi nascono, come per magia, pietre di ogni colore e metalli come oro, argento, platino.

Dal 2009 Leguéreau è direttore dello Studio de création joaillerie, un modo très chic per dire che è il responsabile dell’alta gioielleria della maison. Diplomato all’École Boulle, la più importante “università” francese di mestieri e arti applicate e poi all’Institut national de gemmologie, Patrice Leguéreau è artigiano e gemmologo, ma anche appassionato di storia della gioielleria. Dalle pietre si è lasciato affascinare e poi ispirare da sempre, creando gioielli fuori dal tempo, dotati di vita propria, resi possibili dalla magnificenza delle materie prime e dal rispetto (e gusto) con il quale riesce a trattarle. Prima di diventare direttore creativo dell’alta gioielleria della maison francese, aveva lavorato per sei anni da Cartier e per undici da Van Cleef & Arpels. La nuova collezione (Leguéreau ne disegna due all’anno) si chiama Le Paris russe de Chanel: 63 pezzi unici fotografati e disegnati ad acquerello in un libro. Sfogliandolo, Leguéreau tradisce l’emozione legata a questa avventura creativa, che lo ha riportato nel secolo scorso.

Cosa l’ha spinta a ispirarsi alla Russia?
È stata Gabrielle Chanel: la collezione è un omaggio a lei, prima di tutto. La sua passione per la cultura russa è documentata e dobbiamo ricordare che dagli anni 20 in poi Parigi era frequentata da personaggi di spicco della nobiltà russa, in fuga dopo la rivoluzione. Nel corso degli anni la creatività e l’immaginazione di Gabrielle Chanel si nutrì di ispirazioni russe, anche se non riuscì mai a fare un viaggio a Mosca o a San Pietroburgo. Io invece l’ho fatto, ne ho avuto bisogno e ne sono rimasto affascinato oltre ogni aspettativa. Mi è servito a creare la collezione, ma anche a capire meglio Gabrielle Chanel, a stabilire una connessione emotiva ancora più forte.

È riuscito a capire perché Gabrielle Chanel fu così affascinata dalla Russia?
Tutto nacque dalle persone che incontrò: il granduca Dimitri Pavlovich, ad esempio, che frequentò all’inizio degli anni 20. Sua sorella, Maria Pavlovna, aveva creato a Parigi un laboratorio specializzato in ricami. Si chiamava Kitmir e lavorò con la maison Chanel dal 1921 al 1925. Gabrielle conobbe anche Igor Stravinsky e rimase affascinata dalla cantante e attrice Anna Pavlova e da tutti gli autori e interpreti dei balletti e delle opere russe. Se ci pensiamo, entrò in contatto con molti aspetti della cultura russa, dalla musica all’artigianalità, passando per la nobiltà. Non andò mai nel Paese, ma è un po’ come se ci avesse fatto un “viaggio emotivo”.

La sua alta gioielleria è pensata per le donne. Chanel farà mai una vera e propria collezione di gioielli da uomo?
Non ci ho mai pensato. Mai dire mai, però. Credo che una delle ragioni del successo della maison sia la capacità di aprirsi al mondo, di restare in ascolto di tutte le sue voci e suoni. E dei nuovi desideri, come potrebbe essere quello di gioielli da parte degli uomini.

Viviamo in un mondo sempre più veloce. L’alta gioielleria non fa eccezione: lei disegna due collezioni all’anno di pezzi unici. Non ha mai paura di non trovare l’ispirazione giusta?
Per fortuna no. Certo, a volte mi sento un po’ stanco, come tutti. Ma sono sempre stanco e felice. Non ho mai avuto la sensazione o magari il timore di essere a corto di ispirazione. Ho il problema contrario, semmai. Quando non sono a Parigi con i miei collaboratori, che ho scelto personalmente, uno dopo l’altro, dal mio arrivo in Chanel, sono in giro per il mondo. Vedo tutte le sfilate della maison, partecipo a ogni evento: osservo luoghi e persone e adoro incontrare le donne che hanno scelto un pezzo di alta gioielleria Chanel. Collane, bracciali, anelli, spille, orecchini prendono vita davvero solo quando una donna se ne innamora, li sceglie e poi li indossa. Non sottopongo nessuno a interrogatori, ma sono felice quando le persone scelgono di raccontarmi l’affinità emotiva che hanno con un gioiello.

Capita che siano le clienti a farle delle domande?
Certo e io mi diverto moltissimo a raccontare come è nato ogni gioiello, magari facendo avere alla clienti lo schizzo originale o altro materiale che ho usato durante il processo creativo.

Ogni pezzo della collezione Le Paris russe de Chanel è stato disegnato anche ad acquerello. Oltre ai gioielli, quali soggetti ama rappresentare?
Non esco di casa senza un piccolo o grande set da disegno. Acquerelli, ma non solo. A Parigi, mentre vado al lavoro, i miei soggetti preferiti sono i tratti tipici della vita parigina e le persone che si muovono per la città. Se sono immerso nella natura c’è solo l’imbarazzo della scelta e credo che ogni artista o creativo sia affascinato dai colori e dalle forme di tutte le forme di vita con le quali condividiamo questo pianeta.

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