Le norme

Americano bendato, gli effetti della pubblicazione della foto

«Nessuna persona arrestata o fermata può essere oggetto di violenza fisica o morale oppure sottoposta a tortura, a trattamenti crudeli, inumani o degradanti». Il principio è desumibile dalle norme dell’ordinamento italiano e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che proibisce la tortura, assicurando a soggetti sotto misura cautelare o fermo il diritto alla sicurezza

di Iv an Cimmarusti


Carabinieri e procura indagano su foto choc omicida del carabiniere

3' di lettura

«Nessuna persona arrestata o fermata può essere oggetto di violenza fisica o morale oppure sottoposta a tortura, a trattamenti crudeli, inumani o degradanti». Il principio è desumibile dalle norme dell’ordinamento italiano e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che proibisce la tortura, assicurando a soggetti sotto misura cautelare o fermo il diritto alla sicurezza.

È polemica attorno alla fotografia scattata in una caserma dei carabinieri nella quale compare Christian Gabriel Natale Hjort - uno dei due fermati per l’omicidio del militare dell’Arma Mario Cerciello Rega – bendato e con le mani legate e capo chinato. Il giovane sarebbe rimasto così per 4 o 5 minuti, prima di essere spostato in un’altra stanza.

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Ma quali conseguenze la pubblicazione di quella foto potrebbe avere sul procedimento? Stando ad alcune indicazioni raccolte, provenienti da avvocati e giuristi, il rischio di un’estradizione del giovane americano sarebbe inesistente, se non seguendo i normali accordi fra Stati che valgono per ogni caso giudiziario. Si esclude anche che quell’immagine possa invalidare il processo.

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Dalla convenzione europea al codice di procedura penale
Più in generale, l’ordinamento italiano e quello europeo sanciscono il divieto di queste pratiche, che potrebbero rappresentare delle forme di tortura. C’è espresso divieto di violenze. Il comma 2 dell’articolo 64 del Codice di procedura penale sancisce che «non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interrogata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti. Quanto previsto dal secondo comma, esprime il principio della libertà morale e di autodeterminazione. Lo scopo è quello di evitare di ricorrere a modalità incompatibili con l’interrogatorio quale mezzo di difesa. L’articolo cinque della Convenzione europea dei diritti dell’uomo precisa i principi di diritto dell’arrestato. Quindi, «nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti». Non solo: «Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù».

I diritti dell’arrestato
La persona arrestata o fermata gode di diversi diritti. Deve essere informata, al più presto e in una lingua a lui comprensibile, dei motivi dell’arresto e di ogni accusa elevata a suo carico. Deve poter nominare un difensore di fiducia; se non vi provvede, è assistita dal difensore nominato da un prossimo congiunto oppure da un difensore d’ufficio; ha diritto che il difensore venga informato immediatamente dell’avvenuto arresto o fermo e deve poter conferire con il difensore di fiducia subito dopo l'arresto o il fermo, fatta salva la facoltà del magistrato di differire il colloquio. Tra i diritti: dare il consenso perché sia data notizia ai suoi famigliari dell’avvenuto arresto o fermo; essere sottoposta a perquisizione da persona dello stesso sesso, salva impossibilità e urgenza nei quali dovrà essere comunque sempre salvaguardata la sua dignità personale.

Lo straniero
Il cittadino straniero arrestato ha, inoltre, diritto di chiedere all’organo di polizia che procede di avvisare senza indugio l’ufficio consolare sullo stato di detenzione cui è sottoposto salvi i casi in cui l’obbligo della comunicazione nasca da accordi bilaterali e prescinda dalla volontà dell’interessato. Far trasmettere senza ritardo dall’organo di polizia che procede ogni sua comunicazione all’ufficio consolare; ricevere la visita dei funzionari consolari che provvedono per la sua rappresentanza giudiziaria. I funzionari consolari debbono però astenersi dall’intervenire a favore di un cittadino detenuto se questi si oppone espressamente.

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