L’evoluzione di SARS-CoV-2

Omicron 2, cosa si sa della variante che si fa largo

Più trasmissibile della versione originaria e con maggiore capacità di evasione immunitaria. Nessuna differenza quanto alla possibilità di causare malattia grave

di Nicola Barone

Covid, mascherine all'aperto e discoteche chiuse per altri 10 giorni

4' di lettura

Per la variante Omicron non sembrano esserci più ostacoli nel primeggiare, al punto che è causa di quasi tutti i contagi da Coronavirus a livello globale. Malgrado i casi abbiano già raggiunto il picco in alcuni Paesi, il focus degli scienziati si stringe sui rimbalzi prodotti da una sottovariante cugina stretta di Omicron, nota come Ba.2, che comincia a superare la versione originale in certe zone dell’Europa e in Asia.

Più contagiosa e più evasiva, studio danese

Oltre a essere più contagiosa sarebbe in grado di infettare maggiormente anche le persone vaccinate. È la direzione in cui va uno studio danese che ha analizzato un campione in ambiente domestico tra dicembre e gennaio (8.541 le persone considerate). Laddove era presente la versione originaria (Ba.1) le probabilità che un congiunto si infettasse erano del 29%, mentre in quelle in cui era presente Ba.2 il tasso è risultato pari al 39 per cento. Le successive analisi hanno confermato che le persone non vaccinate sono quelle più vulnerabili all’infezione, tuttavia è emerso anche un ulteriore abbassamento del livello di protezione offerto dai vaccini. I vaccinati con booster sono 2,99 volte più vulnerabili a Ba.2 di quanto lo fossero a Ba.1, quelli con due dosi 2,45 volte, i non vaccinati 2,19 volte. Dalla ricerca emerge però anche un aspetto positivo ossia che le persone con la variante Ba.2 hanno una probabilità di circa il 40% più bassa di trasmettere ad altri l'infezione. Nessuna differenza invece rispetto alla possibilità di essere ricoverati.

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L’andamento nel mondo

A livello mondiale, Ba.1 rappresenta oltre il 98% dei casi di Omicron, mentre in Danimarca Ba.2 è diventata il ceppo dominante nella seconda settimana di gennaio. «Possiamo concludere che Omicron Ba.2 è sostanzialmente più trasmissibile di Ba.1 e possiede anche proprietà immuno-evasive che riducono ulteriormente l’effetto protettivo della vaccinazione contro le infezioni», hanno affermato i ricercatori dello Statens Serum Institut (Ssi), dell’Università di Copenaghen, di Statistics Denmark e dell’Università tecnica della Danimarca. La sottovariante Ba.2 è stata anche registrata negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Svezia e Norvegia, ma in misura molto minore che in Danimarca, dove rappresenta circa l’82% dei casi.

Nuova flash survey sulle varianti in Italia

Lo studio ha comunque confermato che i vaccini continuano a svolgere un ruolo molto importante, dal momento che gli immunizzati hanno meno probabilità di essere infettati e di trasmettere una delle due sottovarianti, rispetto ai non vaccinati. In Italia la Omicron ha sostituto la Delta, e al 17 gennaio aveva una prevalenza stimata al 95,8% (con un margine di incertezza fra l’83% e il 100%), secondo l’ultima indagine rapida condotta da Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute, con i laboratori regionali e la Fondazione Bruno Kessler. Al momento, la sotto-variante Ba.2 è stata già segnalata in nove Regioni ma ulteriori elementi sulla situazione in divenire arriveranno dalla nuova flash survey sulla circolazione di Omicron e di altre varianti di SARS-CoV-2 che prenderà in considerazione i campioni dai casi notificati il 31 gennaio 2022, corrispondenti a prime infezioni, da analizzare tramite sequenziamento genomico.

Tre ipotesi sull’origine ma nessuna favorita

Mutazioni che avrebbero potuto essere un campanello d’allarme, ma che sono in qualche modo sfuggite all’attenzione dei genetisti fra le migliaia di sequenze genetiche del virus SARS-CoV-2 finora depositate, oppure mutazioni accumulate in un individuo durante un’infezione durata molto a lungo, o ancora mutazioni emerse in nuovi animali ospiti del virus, come topi o ratti. Sono queste le tre ipotesi principali sull’origine della variante Omicron e sulla sua derivata Ba.2. La ricostruzione è stata fatta sulla rivista Nature per la quale al momento tutte e tre le ipotesi sono ugualmente valide. Non si rileva, infatti, un legame chiaro della Omicron con le varianti che l’hanno preceduta, come Alfa e Delta.

«Sembra uscita dal nulla», dice il biologo computazionale Darren Martin, dell’Università sudafricana di Città del Capo, riportato da Nature. Uno dei pochi elementi finora chiari di questa nuova variante è la grandissima facilità con cui si diffonde: in nemmeno due mesi è già presente in oltre 120 Paesi. È evidente anche il suo grande numero di mutazioni: sono così tante che un’ipotesi avanzata da alcuni genetisti e riportata da Nature ritiene che il suo antenato più prossimo possa risalire a oltre a un anno fa, intorno a metà 2020. Capire l’origine della Omicron non è affatto una questione accademica perché sapere come è emersa potrebbe aiutare a capire in quali condizioni potrebbero formarsi nuove varianti e forse a prevenirle.

Già in circolazione da inizio autunno

Identificata nel novembre 2021 in Sud Africa e Botswana, la variante Omicron stava circolando già da almeno uno o due mesi, ma un’analisi retrospettiva ha permesso di stabilire che dai primi di novembre era già presente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e l’analisi delle centinaia di sequenze della Omicron finora depositate nelle banche dati internazionali, come Gisaid, indica inoltre che la nuova variante stava cominciando a circolare già alla fine di settembre o all’inizio di ottobre dello scorso anno. Secondo gli esperti intervistati da Nature, il fatto che la Omicron sia stata individuata in Sud Africa è poco indicativo: considerando l’aeroporto di Johannesburg è il più grande del continente africano, la variante potrebbe essere arrivata lì da qualsiasi altra parte del mondo.

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