Le evidenze dagli studi

Covid, Omicron più trasmissibile ma minore il rischio di ricovero

Dai booster livello di protezione molto alto. Oms: ormai variante in 110 Paesi, contagi raddoppiano in due-tre giorni

di Nicola Barone

Le nuove misure per contrastare omicron

3' di lettura

Più trasmissibile, ma complessivamente capace di minori gravi conseguenze. Sono state le conclusioni di uno studio sulla variante Omicron rese note dall’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria a far desistere Israele (per il momento) dal ricorso immediato alla quarta dose. Se da una parte si punta a ridurre la circolazione del coronavirus con misure restrittive a varia intensità, dall’altro la strategia della maggior parte dei Paesi si concentra sulla somministrazione quanto più larga dei booster, della cui efficacia arrivano evidenze confortanti.

Oms: è in 110 Paesi, cala tasso nel Sudafrica

Stando a dati aggiornati dell’Organizzazione mondiale della sanità il nuovo arrembante ceppo di SARS-CoV-2 riguarda ormai 110 Paesi e non si hanno più dubbi sul suo sostanziale vantaggio di crescita rispetto a Delta, con un tempo di raddoppio dei contagi di due-tre giorni. Le stime sulla progressione in Sudafrica «sono ora in calo», ma per l’Oms «è ancora incerto fino a che punto il rapido tasso di crescita osservato dal novembre scorso possa essere attribuito all’evasione immunitaria o all’aumento della trasmissibilità», o ancora «probabilmente a una combinazione di entrambi».

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Report inglese, minori le probabilità di ricovero

Fino al 70 per cento in meno di rischio di essere ricoverato, dopo un contagio con Omicron rispetto alle varianti precedenti. Ciò fa considerare «incoraggianti» i primi risultati della ricerca fatta dalla Health security agency inglese, nella quale però viene evidenziato come la protezione dalla variante Omicron cominci a calare dieci settimane dopo aver ricevuto la dose booster di vaccino. Questa, comunque, continua a fare da scudo in modo ragguardevole da complicanze importanti. Il rapporto inglese mostra che le persone contagiate dalla Omicron hanno dal 31% al 45% in meno di probabilità di andare al pronto soccorso rispetto alla Delta. E dal 50% al 70% in meno di dover ricorrere a cure ospedaliere in regime di vero e proprio ricovero. Anche se una platea (potenzialmente) più larga di casi simultanei potrebbe costituire un problema di saturazione delle strutture.

Dai test di laboratorio anticorpi vaccinati meno attivi

I vaccini anti-Covid potrebbero perdere parte della loro efficacia di fronte alla variante Omicron. Vanno in questo senso cinque lavori appena usciti su Nature e condotti da David Ho della Columbia University di New York su tutti i vaccini in uso, nonché anche sugli anticorpi monoclonali approvati come terapia anti-Covid. Da una serie di test di laboratorio è emerso che l’effetto neutralizzante degli anticorpi indotti dai vaccini (Pfizer-BioNTech, Moderna, Johnson & Johnson, AstraZeneca) in 54 soggetti - tra cui anche 15 sottoposti alla terza dose booster - è basso contro Omicron. Bassa anche l’efficacia degli anticorpi monoclonali sviluppati contro altre varianti di virus. I vaccini in uso contro il coronavirus funzionano tutti inducendo il sistema immunitario dei vaccinati a riconoscere ed attaccare la proteina Spike, dunque, spiegano i ricercatori, era da attendersi una riduzione di efficacia dei vaccini contro Omicron che ha una proteina Spike piuttosto diversa da quella delle precedenti varianti del SARS-CoV-2, con oltre 30 variazioni sulla sua sequenza. Gli esperti hanno anche isolato altre quattro nuove variazioni sulla proteina Spike di Omicron.

Terze dosi efficaci, dati delle aziende concordi

In Italia, dai dati provvisori dell’Istituto superiore di sanità, Omicron è già responsabile del 28% dei contagi con un tempo di raddoppio di circa due giorni, in linea dunque con l’Oms. Quanto all’efficacia della terza dose dei vaccini di controllare la nuova variante anche AstraZeneca ha confermato che la somministrazione booster del proprio vaccino ripristina la capacità di neutralizzazione che veniva conferita da due dosi contro Delta. In precedenza anche Moderna e Pfizer-BioNTech avevano fornito dati sui propri prodotti. La terza somministrazione di Moderna, a metà dosaggio, fa aumentare di 37 volte la protezione contro Omicron rispetto a quella conferita dalle due dosi. Con il dosaggio intero l’aumento di protezione è di 83 volte. Il vaccino Pfizer-BioNTech, invece, con tre dosi è in grado di neutralizzare la variabile con la stessa efficacia con cui due dosi bloccavano la versione originaria del virus SARS-CoV-2. Anche Novavax, la casa produttrice dell’ultimo dei vaccini approvati in Europa, si attesta sulla stessa linea di buona efficacia contro Omicron. Mentre a gennaio potrebbe partire con i test sull’uomo di un nuovo preparato ad hoc per la variante.

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