La nuova variante

Omicron, primo studio sul campo in Sudafrica: il vaccino protegge al 70% dal ricovero

Le conclusioni provvisorie indicano che due dosi di vaccino Pfizer-Biontech riducono del 70% il rischio di ricovero, un livello ancora elevato ma inferiore al 93% garantito contro le precedenti ondate di Covid-19

Un centro di vaccinazione a Città del Capo in Sudafrica (Ap)

2' di lettura

È il primo studio sul campo condotto nel Paese che ha intercettato la variante Omicron del coronavirus. Uno studio ampio, condotto dal 15 novembre al 7 dicembre da Discovery Health - il più grande gruppo privato sanitario del Sudafrica - su oltre 211mila persone risultate positive al virus, di cui 78mila attribuite alla nuova variante sulla base della sua prevalenza nel periodo (ma non in seguito a vero e proprio sequenziamento).

Le conclusioni provvisorie - che quindi devono ancora essere sottoposte a revisione scientifica - indicano che due dosi di vaccino Pfizer-Biontech riducono del 70% il rischio di ricovero, un livello ancora elevato ma inferiore al 93% garantito contro le precedenti ondate di Covid-19. Si abbassa invece drasticamente la capacità di difendere i vaccinati dall’infezione, che crolla dall’80% al 33 per cento. Lo studio non dà indicazioni sulla protezione offerta dalla terza dose (in Sudafrica solo il 25,7% della popolazione ha completato le due dosi).

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Lo studio ha anche mostrato che la quota di malati gravi è più bassa in questa prima fase di prevalenza della Omicron rispetto alle ondate precedenti. Il rischio che un adulto positivo al Covid-19 sia ricoverato in ospedale è oggi inferiore del 29% rispetto alla prima ondata del virus.

Un fattore da considerare è che circa il 70% della popolazione sudafricana secondo le stime del servizio sanitario nazionale è stata esposta al Covid-19 dall’inizio dell’epidemia. Esiste dunque una immunità diffusa che potrebbe aver giocato un ruolo nel minor tasso di ospedalizzazione registrato dallo studio. Glenda Gray, presidente e amministratore delegato del South African Medical Research Council, ha sottolineato che i livelli molto alti di immunità, combinati con l’aumento della copertura vaccinale, potrebbero aver prodotto un’ondata che sembra essere «slegata dalla morte e dall’ospedalizzazione. Non pensiamo dunque che sia una questione di virulenza del ceppo», ha aggiunto.

La maggiore contagiosità della variante Omicron - in Sudafrica l’indice di riproduzione è a 2,5, mai così alto - tuttavia potrebbe produrre in tempi rapidi un numero talmente elevato di infezioni da provocare forti pressioni sugli ospedali anche in presenza di tassi di ricovero più bassi. Da qui la corsa dei Paesi a somministrare le terze dosi, che secondo le prime indicazioni farebbero risalire il livello di protezione anche contro il nuovo ceppo.

«Anche se Omicron causa una forma meno grave della malattia - ha avvertito il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus - l’enorme numero di casi potrebbe ancora una volta sopraffare i sistemi sanitari che non sono pronti».

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