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Omologazioni e dieselgate, azioni legali nella Ue per la trasparenza dei test

ClientEarth sospetta sforamenti nelle emissioni anche per le Euro 6D

di Maurizio Caprino

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(Damian Gretka - stock.adobe.com)

ClientEarth sospetta sforamenti nelle emissioni anche per le Euro 6D


2' di lettura

Rischia di non bastare la decisa stretta data dalla Ue sull’omologazione delle auto a inizio 2016, pochi mesi dopo il dieselgate, ed entrata in vigore il 1° settembre. Nonostante l’obbligo di misurare le emissioni inquinanti non più in irrealistiche prove di laboratorio ma nella guida su strada e i nuovi poteri della Ue per fare verifiche sugli esemplari circolanti, si ipotizzano ancora zone di opacità e per questo si iniziano azioni legali in vari Stati.

Lo sta facendo ClientEarth, organizzazione europea che cura gli aspetti giuridici delle tematiche ambientali. Sono avvocati che hanno scritto alle autorità nazionali di omologazione dei veicoli (in Italia, la Motorizzazione) per chiedere di rendere pubblici i dettagli proprio dei test.

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Tutto nasce non solo da voci, ma anche da documenti, che fanno sospettare sforamenti dei limiti di emissioni anche per auto Euro 6D-Temp e 6D, cioè conformi ai primi standard che tengono conto del dieselgate.

«Abbiamo ottenuto le linee guida della Commissione Ue sulle richieste di accesso agli atti sulle emissioni- spiega Ugo Taddei, che per ClientEarth segue i temi dell’inquinamento atmosferico -. Abbiamo scoperto che lasciano alle autorità nazionali la possibilità di negare l’accesso per motivi di confidenzialità commerciale. Per noi è una grave mancanza di trasparenza. Come dimostrano i test svolti nel 2018 dall’autorità inglese, i diesel Euro 6B faticano a stare nei limiti di NOx. È bastato cambiare modalità di test, pur in situazioni possibili ogni giorno, per vedere sforamenti sensibili».

Sugli Euro 6B nulla di sorprendente. Per 6D-Temp e 6D, già durante l’approvazione degli standard, di difficoltà a restare nei limiti e incertezze nelle misurazioni (oggettivamente difficili) si parlava apertamente. Il 12 aprile 2019 la riunione del comitato tecnico con i rappresentanti dei Paesi Ue sull’accesso agli atti è finita con un verbale pieno di omissis. E l’ultimo rapporto di Transport&Environment parla anche di modelli sulla cresta dell’onda ecologica, gli ibridi plug-in, che possono avere emissioni di CO2 due volte e mezza superiori al dovuto.

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