emergenza covid-19

Oms, perché più di cento Paesi vogliono un'inchiesta indipendente sulla gestione della pandemia

Trump minaccia lo stop definitivo ai fondi. Ma la Cina non ci sta: la lettera inviata dal presidente Usa «inganna l'opinione pubblica e ci infanga»

di Nicola Barone

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(AFP)

Trump minaccia lo stop definitivo ai fondi. Ma la Cina non ci sta: la lettera inviata dal presidente Usa «inganna l'opinione pubblica e ci infanga»


4' di lettura

Fare tutti gli approfondimenti necessari per una «migliore comprensione delle circostanze che hanno permesso a questa pandemia di svilupparsi». Sta in una semplice formula, e soprattutto nell’elenco dei 116 Paesi che appoggiano la proposta, il peso di un'indagine indipendente richiesta a gran voce dall’Unione europea sul flagello Covid-19. È stato il cuore della giornata di apertura della settantatreesima assemblea annuale dell'Organizzazione mondiale della sanità con sullo sfondo i quasi 5 milioni di contagi e più di 315mila morti.

«Valutare azioni Oms contro virus e tempistica»
Nella bozza di risoluzione si richiede una «valutazione imparziale, indipendente ed esaustiva« della «riposta internazionale coordinata dall'Oms». Secondo gli estensori l’esame va avviato «al primo momento opportuno» e deve riguardare in particolare «l'efficacia del meccanismi a disposizione dell'Oms; il contributo dell'Oms agli sforzi dell'Onu; le azioni dell'Oms e la loro tempistica rispetto alla pandemia di Covid-19». La risoluzione, lunga sette pagine, contiene altre dieci richieste all'organismo guidat0 da Tedros Adhanom Ghebreyesus tra le quali continuare ad «aiutare i Paesi che ne facciano richiesta a sviluppare, applicare e adattare i piani per una risposta nazionale al Covid-19». E inoltre viene riconosciuta la necessità per tutti gli Stati di avere «un accesso tempestivo senza ostacoli, a strumenti diagnostici, alle terapie, ai medicinali e ai vaccini».

Trump minaccia lo stop definitivo ai fondi
Ma in definitiva quel che sta prendendo corpo, seppure con modalità diplomatiche, è una vera e propria resa dei conti fra la Cina e il fronte sempre più ampio degli Stati che pretendono chiarezza su come Pechino ha gestito i primi giorni della diffusione del SARS-CoV-2. Da Donald Trump arriverà presto una decisione sui contributi Usa all'Oms, in ipotesi ridotti a 40 milioni di dollari (e qualcuno pensa che siano troppi), cifra che sarebbe circa un decimo dei fondi versati annualmente dagli Stati Uniti. Se l'Oms «non si impegna su sostanziali miglioramenti nei prossimi trenta giorni, renderò definitiva la mia decisione temporanea di sospendere i finanziamenti Usa all'Organizzazione mondiale della sanità e riconsidererò la nostra adesione all'Oms». Come è chiaro gli addebiti sono respinti al mittente con gli interessi. È una lettera che «inganna l'opinione pubblica e infanga la Cina», si fa sapere dal ministero degli Esteri di Pechino. E che «tenta di spostare le colpe dalla risposta maldestra» degli Usa. Per cercare di disinnescare l’offensiva globale il presidente Xi Jimping ha approfittato del suo intervento per annunciare che la Cina investirà 2 miliardi di dollari nella lotta al coronavirus e che un eventuale vaccino cinese «sarà un bene mondiale». Xi ha inoltre chiesto che ogni indagine sia rinviata a dopo che la pandemia sarà terminata e ha rivendicato al suo paese di aver agito «con trasparenza».

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Per gli Usa l’Oms è schiacciata sulla Cina
Il lungo elenco delle contestazioni di Trump parte delle segnalazioni «di report credibili» sulla diffusione di un virus a Wuhan a inizio dicembre, incluso un articolo della rivista medica Lancet. Entro fine dicembre l'ufficio di Pechino dell'Oms era a conoscenza di un problema a Wuhan, e il 31 dicembre le autorità di Taiwan segnalarono la trasmissione dell'infezione da uomo a uomo. Poi, si cita Zhang Yongzhen, dello Shanghai Public Health Clinic Center, autore della sequenza del genoma comunicata il 5 gennaio alle autorità e al pubblico in un post dell'11 gennaio, pagando il giorno successivo con la chiusura del suo laboratorio. Per Trump l’Oms ha dato giudizi «inaccurati e furovianti», spesso riprendendo le posizioni cinesi, tra la non trasmissione del virus da uomo a uomo, e le lodi sulla «trasparenza» del direttore generale alla Cina dopo l'incontro del 28 gennaio a Pechino con il presidente Xi Jinping, nonché una presunta telefonata del 21 gennaio di Xi col numero uno dell'Oms perché non dichiarasse l'emergenza epidemica. In successione, il mancato accesso tempestivo di un team di esperti internazionali già a fine gennaio e la rivendicazione sull'inutilità della chiusura delle frontiere e della limitazione dei viaggi, come chiesto dalla Cina. La lettera, rimarcando altre presunte lacune gestionali, la richiesta di un'indagine indipendente e la gestione di successo della crisi della SARS da parte dell'allora direttore generale Harlem Brundtland, conclude che «è evidente che i ripetuti passi falsi» dell'Oms nella risposta alla pandemia «sono stati estremamente costosi per il mondo. L'unico via davanti all'Oms è se può attualmente dimostrare indipendenza dalla Cina. La mia amministrazione ha già iniziato le discussioni su come riformare l'organizzazione». In caso contrario, in assenza di cambiamenti significativi, «non permetterò che i dollari dei contribuenti americani continuino a finanziare un'organizzazione che, allo stato, non sta chiaramente servendo gli interessi dell'America».

Ghebreyesus: indagine al momento appropriato
Nel mirino di Trump è finita a più riprese la regia di Tedros Adhanom Ghebreyesus, accusato di presunte simpatie filo cinesi. Da par suo il direttore generale etiope dell'Oms ribadisce invece di aver dato rapidamente l'allarme sul rischio pandemia aggiungendo che il virus ha messo in forte evidenza le divisioni geopolitiche. «Lancerò una valutazione indipendente il prima possibile al momento appropriato per esaminare le esperienze e le lezioni apprese e per formulare raccomandazioni allo scopo di migliorare lo stato di preparazione e la risposta alle pandemie su scala nazionale e mondiale».

Da Francia e Germania iniziativa di riforma
L'Ue, promotrice della bozza di risoluzione per l'inchiesta insieme a Gran Bretagna, e sostenuta anche dalla Russia, si è chiamata fuori dallo scontro tra i due giganti mondiali. Ma intanto Germania e la Francia vogliono elaborare un piano di riforma dell’Oms nel corso del semestre di presidenza tedesco nella seconda metà dell'anno. L'organizzazione deve migliorare il suo lavoro di coordinamento e ha bisogno di avere informazioni più velocemente quando si tratta di un nuovo virus, «non è un obiettivo in sé ma deve operare nell'interesse della comunità internazionale», ha detto il ministro il ministro della Salute tedesco Jens Spahn.

Per approfondire:

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