Emergenza coronavirus

Oms: sempre più giovani si ammalano. Virologo: in Italia trend epidemiologico rimane normale

Per l’organizzazione mondiale della sanità il problema riguarda alcuni Paesi “dove stiamo vedendo individui sulla trentina, la quarantina e la cinquantina che vengono ricoverati in terapia intensiva e muoiono”

di Vittorio Nuti

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(AFP)

Per l’organizzazione mondiale della sanità il problema riguarda alcuni Paesi “dove stiamo vedendo individui sulla trentina, la quarantina e la cinquantina che vengono ricoverati in terapia intensiva e muoiono”


4' di lettura

Qualcosa è cambiato, nel modo in cui il coronavirus attacca l'uomo? Finora, le categorie più a rischio sono sempre state considerate le classi di età over sessanta, soprattutto se con patologie pregresse, in particolare una malattia cardiovascolare. Ora, secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, sempre più giovani si ammalano o muoiono di Covid-19. “Siamo vedendo un numero sempre maggiore di giovani in terapia intensiva e purtroppo anche di decessi. Nel complesso la maggior parte di chi sviluppa la malattia in forma grave è in età avanzata e con condizioni preesistenti, ma man mano che la pandemia si diffonde in tutto il mondo stiamo assistendo a una variazione dei trend epidemiologici”, ha spiegato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell'unità malattie emergenti dell'Oms. Il problema, ha detto in una conferenza stampa a Ginevra il 3 aprile, riguarda alcuni Paesi “dove stiamo vedendo individui sulla trentina, la quarantina e la cinquantina che vengono ricoverati in terapia intensiva e muoiono”.

In Italia andamento secondo le previsioni
Al momento, almeno in Italia, “non stiamo assistendo a una modifica del virus”. E i casi di infezione e in qualche caso di morte nella fascia d'età dei giovani e dei giovanissimi che si vanno registrando nel nostro Paese “rimangono una minoranza, un dato statisticamente prevedibile e atteso, dal momento che la platea dei contagiati si sta ampliando di giorno in giorno”, sottolinea il virologo e ricercatore dell'Università Statale di Milano, Fabrizio Pregliasco.

Nei bambini reazione che li difende
Le giovani generazioni, chiarisce, “hanno una risposta umorale - ossia la capacità di sviluppare anticorpi per far fronte a un agente infettivo - non completa, non costruita”. Questo, spiega Pregliasco, “paradossalmente li avvantaggia, nella situazione attuale, rispetto agli adulti che se contagiati reagiscono con una risposta difensiva più ‘esagerata' e in qualche modo ‘abnorme’ rispetto al virus, sviluppando spesso una polmonite virale primaria. Anche per questo i giovani sono nella stragrande maggioranza asintomatici”. Senza dimenticare, sottolinea ancora, che i primi studi sui meccanismi con cui il Covid-19 aggredisce l'uomo hanno messo in evidenza il fatto che “l'ingresso del virus nella cellula umana avviene attraverso il recettore ACE 2”. Questa particolare proteina “non è particolarmente sviluppata nei bambini, che per questa ragione rimangono tendenzialmente al riparo dal contagio: in pratica, il virus non trova modo di ‘fare presa' nei ragazzi più piccoli”. Quanto alle classi mediane dei trenta-quarantenni citati dall'Oms, devono essere naturalmente considerati “proporzionalmente” e “prevedibilmente” più a rischio di morte da coronavirus, per come lo conosciamo fin qui. Mano a mano che l'età cresce, infatti, “il rischio si innalza, ma con una progressività verificabile che non deve stupire, legata proprio al crescere della risposta immunitaria degli adulti in parallelo all’invecchiamento”. Un trend epidemiologico nella norma, in altre parole, che non preoccupa eccessivamente a fronte di una epidemia che falcidia soprattutto gli anziani.

Poche vittime tra i piccoli
Il punto di vista del virologo rassicura dunque, almeno per quanto riguarda la pericolosità del virus per i più piccoli, e trova conferma nella cronaca. In Italia, si è fin qui registrato solo il caso di una bimba di appena cinque anni morta all'ospedale di Vipiteno, in Alto Adige, affetta da Covid-19, ma da tempo in cura perché sofferente anche di altre gravi patologie. Anche allargando lo sguardo al resto del mondo occidentale, i decessi tra i giovanissimi a causa del coronavirus sono fortunatamente ancora pochi: un bimbo di sei settimane nel Connecticut (Usa), e una 12enne in Belgio. Questa è ritenuta la vittima più giovane in Europa secondo il quotidiano Belga Le Soir, che segnala anche il decesso di una adolescente di 16 anni in Francia e di un 14enne in Portogallo.

I dati del bollettino Iss
Altre conferme arrivano dal Bollettino statistico sul coronavirus diffuso dall'Istituto superiore di Sanità. Al 2 aprile, i contagiati sotto i vent'anni d'età risultano in tutto 1.624 (693 tra 0-9 anni, lo 0,7% del totale; 931 tra 10-19 anni, 0,9%). La situazione cambia se si guarda agli over 20: 4.530 contagiati (4,3% del totale) tra i 20 e i 29 anni, e 6 deceduti. Salendo d'età l'incidenza dei contagiati e dei morti cresce gradualmente ma senza strappi: 30-39 anni 7.466 positivi (7%) e 29 vittime; 13.701 positivi tra i 40 e i 49 anni (12,9%, 110 morti); 20.975 contagiati (17%) nella fascia 50-59 anni, con 479 vittime. In termini di morti da coronavirus la fascia d'età più colpita, nell'insieme della popolazione, è sempre quella 80-89 anni, con 5.029 vittime.

“Nessuno è invulnerabile”
In attesa di ulteriori elementi da parte dell'Oms utili a chiarire l’allarme sull'aumento del rischio morte da Covid-19 tra i trentenni, l'allarme lanciato dai vertici dell'organizzazione è comunque servito a richiamare l'attenzione dei media. E a rilanciare il messaggio “nessuno è invulnerabile”, diventato bandiera dell'Oms fin dalle primissime settimane dell'epidemia. “Inizialmente in molti - ha messo in guardia il coordinatore dell'emergenza coronavirus dell'Oms Michael Ryan, a Ginevra al fianco della collega Van Kerkhove - forse per rassicurarsi, hanno pensato che questo virus attacchi solo le persone deboli e molto anziane ma non è così. E bisogna capire una cosa: anche chi ha la malattia in forma lieve, comunque ha una forma di polmonite e dunque queste persone devono rimanere in quarantena ed evitare di diffondere il contagio”.

Per approfondire:

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