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Ong, ultime trattative sul codice di condotta: lunedì la firma

di Andrea Gagliardi


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(ANSA)

4' di lettura

Sul codice di condotta delle Ong sui migranti sono stati fatti «passi avanti» e sono state accolte alcune delle richieste delle organizzazioni. Lo fa sapere il Viminale al termine della riunione di questa mattina specificando che la firma del Codice è programmata per lunedì alle 16. La riunione odierna, durata un paio d’ore, si è svolta in un clima di «collaborazione e confronto» fa sapere il Viminale. La riunione al ministero è stata presieduta dal Capo di Gabinetto, Mario Morcone, ed è la seconda sul Codice di condotta delle Ong, con i rappresentanti delle Organizzazioni non governative. La redazione definitiva sarà in giornata inviata alle singole Ong che hanno manifestato la disponibilità ad esaminare il testo definitivo, la cui firma è programmata per lunedì prossimo alle ore 16.

Da Ong sì condizionato
In realtà dalle Ong è arrivato un sì condizionato. I rappresentanti delle
organizzazioni hanno espresso la richiesta di chiarimenti su alcuni punti. Centrali, in particolare, quelli del divieto dei trasbordi e quello della polizia giudiziaria a bordo. Alcune delle Ong più grandi, come Medici senza Frontiere e Save the Children, si dicono «fiduciose». Più dura la tedesca Sea Watch, che non ci sta ad avallare l'idea della polizia giudiziaria armata a bordo, e senza modifiche potrebbe non firmare.

Codice ong, 13 impegni chiesti da Viminale
Sono 13 gli impegni nel Codice di condotta presentato in prima battuta dal Viminale, lo scorso 26 luglio, ai rappresentanti delle 9 ong attive nei salvataggi in mare: Medici senza frontiere, Moas, Sos Mediterranee, Sea Watch, Sea Eye, Proactiva open arms, LifeBoat, Jugend Rettet, Save the children. Tra questi: non entrare nelle acque libiche, «salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo» e non ostacolare l'attività della Guardia costiera libica: non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione (transponder); non fare comunicazioni per agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti; informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita; tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull'andamento dei soccorsi; non trasferire le persone soccorse su altre navi, «eccetto in situazione di grave ed imminente pericolo»; attestare l’idoneità tecnica per le attività di soccorso. In particolare, viene chiesto alle Ong anche di avere a bordo «capacità di conservazione di eventuali cadaveri»; informare costantemente lo Stato di bandiera dell’attività intrapresa dalla nave; cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni; ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico; dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità dello Stato in cui l’Ong è registrata.

Il testo della ultima bozza
Quello della polizia giudiziaria a bordo è uno dei punti più delicati. Nella nuova bozza la cornice è stata ammorbidita: la polizia si avrà solo in specifici casi in cui «risulti strettamente necessario» per eventuali sospetti o criticità; difficile però disarmarla e chiederle di consegnare le armi al comandante, spesso straniero,
della nave; specie se c’è il mandato di un pm: il Viminale non può imporlo. Anche sul divieto di trasbordi si prevedono deroghe con la possibilità di chiedere permessi, per esempio per emergenze medico-sanitarie, alla capitaneria di porto. Che valuterà caso per caso

Msf: polizia a bordo sia temporanea e non armata
Un’apertura che viene incontro alle richieste di Msf che
sulla polizia ha posto tre condizioni, come spiegato dal
presidente Gabriele Eminente: «Che non sia armata, che la sua presenza non sia costante e che non ci sia nessuna interferenza con l’attività medico». La prima condizione non sarà soddisfatta, ma le altre due trovano una risposta. «Se si superano le questioni
che abbiamo posto il nostro intento è di firmare il Codice», ha dichiarato per Save the Children Raffaela Milano.

«Aspettiamo di vedere le decisioni finali del governo. Ma indipendentemente da quelli che saranno i dettagli di tale decisione, qualunque situazione che aumenti la probabilità che vi siano respingimenti, perché di questo si tratta, ci vede contrari» ha dichiarato il presidente di Medici Senza Frontiere, Gabriele Eminente. L’organizzazione ha espresso infatti «preoccupazione sulle conseguenze umanitarie di questo Codice per le persone bloccate in Libia: se le persone vengono intercettate in mare e riportate in Libia, saranno portate in centri di detenzione dove, come le nostre équipe che lavorano in quei centri testimoniano ogni giorno, sono a rischio permanente di essere detenute in modo arbitrario e indefinito, trattenute in condizioni disumane e sottoposte a estorsioni o torture, comprese violenze sessuali».

Accesso ai porti a rischio per chi non firma
Chi non firma il Codice potrebbe non ricevere l'autorizzazione ad accedere nei porti italiani. Il Viminale è però fermamente intenzionato ad andare avanti, perché, come ha ricordato il ministro, «più del 40% dei migranti salvati arrivano in Italia su navi delle Ong». L’obiettivo è quello di far intervenire nelle acque territoriali la Guardia costiera libica - supportata dalla missione navale che l’Italia si appresta a varare - che dovrà riportare le persone sulle coste del Paese nordafricano. «Un Paese serio - ha detto Minniti - prende tutte le misure per coniugare salvezza delle vite ed esigenze di sicurezza».

Sbarchi 2017 a quota 94.444, +5,7% rispetto a 2016
Le cifre del Viminale mostrano un rallentamento della crescita degli sbarchi. I dati aggiornati al 28 luglio (dall’inizio dell'anno) parlano di 94.444 migranti sbarcati nei porti italiani, con una crescita “solo” del 5,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. Nelle scorse settimane il confronto evidenziava una crescita dell’11-12%. A incidere è la flessione degli arrivi questo mese: 10.423 finora, rispetto ai 23.552 dell’intero mese di luglio 2016. Il trend in calo si spiega con il fatto che si è registrato un aumento degli interventi di soccorso della Guardia costiera libica che ha riportato a terra migliaia di persone evitando l’approdo in Italia. Sono sempre i nigeriani in testa tra le nazionalità degli sbarcati (15.973, il 17% del totale), seguiti da guineani (8.511) e bengalesi (8.483). È la Lombardia ad ospitare la quota maggiori di migranti (13%), seguita da Lazio e Campania (9%).

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