l’ordine di trump

Onu: bando illegale e meschino. Tensione tra Casa Bianca e diplomatici

di Redazione Online


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Manifestazione a Brussels contro Trump

7' di lettura

L’ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump vieta l’ingresso in America per 90 giorni ai cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica -Iran, Iraq, Libia, Somalia Sudan, Siria e Yemen - e per 120 giorni a tutti i rifugiati indipendendentemente dalla nazionalità, ha scatenato reazioni negli Stati Uniti in tutto il mondo oltre inediti sviluppi. Eccoli.

Onu: bando illegale e meschino
Il bando verso i cittadini di 7 Paesi islamici imposto da Trump è «illegale e meschino». Questa la durissima denuncia dell'Alto commissario del Consiglio per i diritti umani dell'Onu, il principe giordano Zeid Ra'ad al Hussein. Mentre il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, si è detto «profondamente preoccupato per gli stereotipi sui musulmani e la discriminazione nei confronti degli immigrati, profughi e minoranze ovunque nel mondo», ha riferito il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric, ricordando le parole di Guterres sull'ordine esecutivo sull'immigrazione firmato dal presidnete degli Stati Uniti.

La sfida dello Stato di Washington
Il procuratore generale dello Stato di Washington ha annunciato oggi l'intenzione di lanciare un'azione legale contro il presidente degli Stati Uniti circa l'ordine esecutivo che sospende l'ingresso in Usa per immigrati da da sette paesi a maggioranza musulmana. Il procuratore Bob Ferguson è il primo ad annunciare un'azione legale di questo tipo. Ferguson è tra i 16 procuratori generali che hanno sottoscritto una dichiarazione definendo il provvedimento «anti americano e illegale».

Obama «rincuorato» dalla risposta del Paese
L'ex presidente Barack Obama si è detto in disaccordo con il decreto sull’immigrazione, sottolineando che «in gioco ci sono i valori americani». Lo ha affermato il suo portavoce Kevin Lewis, secondo quanto riporta la stampa americana. Obama si è detto «rincuorato» dalla risposta del paese.

Trump all’attacco via Twitter
La replica del presidente è arrivata attraverso alcuni tweet e dichiarazioni del suo staff. In sintesi, prima di tutto la sicurezza degli Stati Uniti, ha spiegato Trump, e comunque «solo 109 persone su 325mila» sono state fermate negli aeroporti per chiarimenti, ha sostenuto, attribuendo la colpa del caos al «blackout dei computer» della compagnia aerea Delta, ma anche ai «manifestanti e alle lacrime del sentore Schumer». «Venire in questo paese è un privilegio, non un diritto», ha poi affermato il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, sottolineando che la sicurezza del paese è la priorità.

«Il presidente Trump - ha proseguito Spicer - farà tutto ciò che è in suo potere per prevenire ogni potenziale minaccia alla sicurezza del Paese. Non sappiamo quando sarà il prossimo attacco, possiamo solo prevenire».

Lo scontro con i diplomatici
Monta anche tra i diplomatici americani la protesta contro l'ordine esecutivo del presidente Donald Trump . Un centinaio di feluche ha infatti sottoscritto un memorandum circolato internamente al Dipartimento di Stato, nel quale la scelta di Trump viene definita inefficace e controproducente. Lo stesso Dipartimento di Stato ha confermato di essere al corrente del messaggio, veicolato attraverso il cosiddetto “canale del dissenso”, un canale di comunicazione formale interna attraverso il quale i diplomatici possono esprimere le proprie perplessità circa decisioni e politiche adottate.

La Casa Bianca ha respinto le critiche e anzi ha mandato un avviso forte e chiaro. «Se non aderiscono al programma possono andare», ha detto ancora il portavoce Sean Spicer interpellato a riguardo dai giornalisti. «Se qualcuno ha problemi con l'agenda si pone la questione se debba rimanere in quel ruolo o meno - ha aggiunto -. Si tratta della sicurezza dell'America».

Critiche al “ban” dalle big di Wall Street
Non è solo la Silicon Valley ad essersi schierata contro il bando agli ingressi in Usa voluto da Donald Trump. A levare la voce sono gli stessi gruppi che dovrebbero godere di tagli alle tasse e deregulation promessi dal presidente Usa. Tra di loro ci sono Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Wells Fargo e BlackRock.È stato Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs e noto finanziatore della campagna della candidata democratica Hillary Clinton, ad avere usato i toni forse più decisi contro la mossa dell'amministrazione Usa di cui ora fanno parte l'ex presidente della banca Gary Cohn e il ministro del Tesoro, Steven Mnuchin. In un messaggio vocale ai dipendenti, ottenuto dal Wall Street Journal, il Ceo ha detto che quanto previsto dall'ordine esecutivo causa «confusione dentro il gruppo, specialmente per alcuni dei nostri dipendenti e delle loro famiglie». Secondo Blankfein «essere diversi non è un'opzione. È quello che dobbiamo essere», ha detto citando i principi aziendali.

In campo Ford, non le altre case automobilistiche
Da Detroit, capitale americana dell'auto, soltanto Ford per il momento ha criticato la misura sugli ingressi in Usa: «Il rispetto per tutte le persone è un valore chiave per il gruppo», ha detto il Ceo Mark Fields. Fca ha risposto con un no comment. Gruppi come Google, Apple, Facebook, Microsoft, Airbnb, Netflix, Lyft e Starbucks non hanno esitato a lamentarsi. La catena americana di caffetterie si è detta disposta ad assumere 10.000 rifugiati in cinque anni (ma è stata oggetto di attacchi sui social network, volti a indurre al boicottaggio) e Airbnb ha offerto alloggi gratis per chi nel corso del fine settimana e' stato colpito dalla misura di Trump.

Passaporto britannico sì o no?
Interessante la tensione Londra-Washington a pochi giorni dall’incontro Trump-May che sembrava l’inizio di una totale sintonia e la conferma della special relationship. La regola del contestato ordine esecutivo di Trump è: se hai il doppio passaporto, ma uno è dei sette Paesi non puoi entrare negli Stati Uniti. Così l’ambasciata americana a Berlino prega chi ha il doppio passaporto, quindi anche quello tedesco, di non chiedere visti per i prossimi 90 giorni.

Questa mattina questa regola sembrava non valere per i britannici: il bando, infatti, non riguarderà i cittadini britannici in possesso anche di un secondo passaporto di uno dei sette Paesi islamici, fa sapere il Foreign Office a Londra. Verso le tre del pomeriggio, le ambasciate americane sono costrette a smentire l’interpretazione britannica.

Ieri il ministro degli Esteri britannico, Boris Jonhson aveva condannato il bando di Trump è «sbagliato e divide». Messa sotto pressione, la premier Theresa May è stata costretta a dichiarare «non siamo d’accordo con questo tipo di approccio». Entrambi hanno assicurato che il bando non si sarebbe applicato a chi ha doppia nazionalità e un passaporto britannico. Oggi però l'ambasciata americana a Londra ha diffuso linee guida secondo cui il bando si applica anche al passaporto britannico e Boris Johnson ha ricevuto una sonora smentita.

Così non ha più validità la nota in cui il ministero degli Esteri britannico spiega che chi ha sia il passaporto britannico sia quello di uno dei 7 Paesi può andare negli Stati Uniti: restano soggetti a «controlli supplementari» i cittadini del Regno Unito con doppia nazionalità che volano direttamente negli Usa da uno dei Paesi finiti nel bando temporaneo - fa sapere il Foreign Office -. Si fa l'esempio di un viaggiatore con passaporto libico e britannico che si sposta ad esempio da Tripoli agli Stati Uniti. «Se invece state viaggiando da ogni altro Stato, incluso il Regno Unito, l'ordine esecutivo non vi riguarda e non sarete sottoposti ad alcun controllo supplementare».

Nel momento in cui scriviamo i diplomatici americani dicono una cosa e Downing Street insiste nel dire l’opposto, secondo i lgoverno di Sua Maestà chi ha anche il passaporto britannico può entrare negli Stati Uniti.

A Londra un milione di firme contro la visita di Trump
Mentre l’ambasciata americana smentisce la diplomazia britannica, supera il milione di firme la petizione che chiede di annullare la visita di Stato di Donald Trump in Gran Bretagna, declassandola a normale visita di un capo di stato straniero. La petizione non ha effetti pratici, salvo l'obbligo del Parlamento di Westminster previsto dalla legge britannica di discuterla superate le 100mila firme. Theresa May ha comunque deciso di mantenere la visita di Stato del neo presidente Trump nel Regno Unito, perché annullarla, come chiede la petizione
« significherebbe smantellare tutto» ciò che May e Trump hanno concordato nel loro primo incontro a Washington la scorsa settimana.

Merkel: lotta al terrore non giustifica tutto questo
La cancelliera tedesca Angela Merkel è «profondamente dispiaciuta per la decisione del presidente Usa di bandire dagli Stati Uniti i rifugiati e gli immigrati da alcuni specifici Paesi» dice il suo portavoce Steffen Seibert said. «Lei è convinta che la necessità di lottare contro il terrorismo non giustifica un generale sospetto contro le persone di una specifica fede, in questo caso musulmana, o persone di specifica origine».

Russia: il bando non ci riguarda
«Ritengo che non siano affari nostri» così il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, risponde ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull'ordine esecutivo. Le autorità russe oggi invece festeggiano, comunicano che un incontro Trump-Putin avverrà sicuramente prima di luglio.

Cina: valutare le giuste preoccupazioni
Diversa la reazione delle autorità cinesi, che fanno trapelare una certa critica alla decisione di Trump, sostengono che l’immigrazione, chi entra e chi esce da un Paese, è una questione di sovranità nazionale ma devono essere prese in considerazione le «ragionevoli preoccupazioni di importanti Paesi». Così il ministero degli Esteri cinese in una nota a Reuters.

La condanna di Juncker e della Commissione Ue
«Questa è l'Unione europea e noi non discriminiamo sulla base della nazionalità, della razza o della religione, non solo per l'asilo ma per qualsiasi altra nostra politica. La Commissione e il presidente Juncker hanno costantemente ribadito il nostro attaccamento a questi principi». Così il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas.

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