USA

Onu, firmato da 130 banche mondiali l'impegno alla “finanza sostenibile”

di Marco Valsania


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(Afp)

4' di lettura

New York - Hanno firmato in 130. Centotrenta banche internazionali forti di asset per 47mila miliardi di dollari. Hanno firmato il documento di lancio dei Principles for Responsible Banking, i Principi per l'attivita' bancaria responsabile. Un Magna Carta della finanza sensibile ai drammi sociali e ambientali e ancora aperto ad altri aderenti - comprese associazioni settoriali - dopo questa prima ondata di firmatari. Ma che vede gia' la presenza di nomi influenti, da Citigroup a Santander, da Deutsche Bank a Royal Bank of Scotland - fino alle italiane Banca Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi.

L'idea di fondo: allineare i prodotti e servizi, le strategie di business, non sono ai singoli clienti e investitori ma a valori e obiettivi sociali adesso considerati irrinunciabili. Da qui dovrebbe nascere un sistema bancario e finanziario che si pone a fiaco di coloro che agscono a fa ore dello sviluppo sostenibile, quindi in particolare agli obiettivi adottati con l'Accordo di Parigi sul clima e con i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.

La firma del testo è avvenuta ieri pomeriggio all'Onu, alla presenza di amministratori delegati e rappresentanti di banche e del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Non mancano gli scettici, tra coloro che notano ancora le assenze a chi mette in dubbio l'intero edificio del business etico, della finanza sostenibile come dell'impact investing, le scommesse su asset che offrano misurabili benefici sociali e ambientali accanto a rendimenti. Il sospetto è che queste iniziative restino poco piu' di un miraggio, insufficienti a fare davvero la differenza, aspirazioni spesso tutte da verificare.

Con l'evento dell'Onu un nuovo passo è stato però compiuto, mettendo nero su bianco sei principi di base condivisi. Comandamenti che prescrivono: 1) l'allineamento delle strategie aziendali agli obiettivi di sviluppo sostenibile ONU (SDGs) e con i contesti nazionali e regionali, 2) un impatto positivo da valorizzare e un impatto negativo da ridurre, 3) il sostegno a clienti che promuovono la sostenibilità e la prosperità delle generazioni attuali e future, 4) il coinvolgimento e collaborazione con gli stakeholder per condividere gli obiettivi, 5) una governance efficace, 6) il monitoraggio dell'applicazione dei principi e trasparenza sui risultati raggiunti. Frutto, forse, di quella constatazione di recente fatto dal Ceo di Morgan Stanley, James Gorman, davanti al Congresso: “Se non abbiamo un pianeta, non potremo certo avere un buon sistema finanziario”.

All'evento Onu per Monte dei Paschi è stata presente la Presidente Stefania Bariatti, che gia' nelle ore precedenti alla firma aveva sottolineato come sia importante per le banche essere alle spalle di “iniziative dei clienti nel settore dell'economia circolare e per la sostenibilita'”. E come questo approccio di responsabilità sociale d'impresa faccia parte delle storia di Mps. Occorre rispondere alle esigenze di tutti gli stakeholder e questa pratica, oltretutto, non è solo etica ma per gli istituti può limitare rischi legati a drammi sociali o ambientali.

Per Intesa, il Ceo Carlo Messina fin dalla vigilia aveva fatto sapere che l'istituto “ha aderito all'UNEP FI (la sezione del Programma per l'ambiente dedicata alle istituzioni finanziarie, Ndr) e al Global Compact ONU fin dalla nascita del Gruppo nel 2007”. Ha continuato ricordando che la banca “ha fissato la sostenibilità come obiettivo del Piano di Impresa 2018-2021” e che quindi “aderire ai PRB è stato un passaggio naturale e conseguente. Stiamo realizzando impegni di grande rilievo: un fondo per la Circular Economy di €5 miliardi, in relazione al quale abbiamo in programma il collocamento sui mercati internazionali del nostro secondo Sustainability Bond, un piano di inclusione economica basato su un fondo di 1,25 miliardi, un grande progetto a sostegno dei più bisognosi. Siamo fortemente impegnati in attività culturali con il Progetto Cultura, per la condivisione del nostro vasto patrimonio artistico”.

In questi giorni, nuove e prossime adesioni hanno continuato ad arrivare. Tra queste l'associazione bancaria britannica, UK Finance: “I rischi e le opportunità ambientali stanno cominciando a far riesaminare il modo in cui guardiamo ai piani di business e alla crescita economica”, ha indicato il suo chief executive Stephen Jones. E ha citato un vasto numero di stakeholder, comprese le autorità di regolamentazione, che oggi chiedono “di trovare modi più innovativi e sostenibili di operare”. Di sicuro a simili esiti lavorano ormai le authority mondiali. Il Financial Stability Board e una rete di decine di banche centrali chiedono miglioramenti nella gestione del rischio ambientale e climatico da parte delle banche.

La strada, però, potrebbe essere ancora in gran parte da percorrere, stando alle ricerche di associazioni ambientaliste. Il Rainforest Action Network ha evidenziato che 33 colossi bancari - a cominciare da gruppi leader statunitensi - hanno finanziato 1.800 società di carburanti fossili nell'ultimo anno con 654 miliardi, una cifra in crescita e pari a oltre due terzi dell'intera spesa di capitale del comparto. Amazon Watch ha denunciato crediti multimiliardari, da parte di alcune delle stesse banche firmatarie dei Principi, concessi a colossi dell'agroalimentare che si avvantaggiano della decretazione dell'Amazzonia.

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