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Opec e Russia oggi sposi. Firmata la carta che rende permanente la coalizione

di Sissi Bellomo


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(REUTERS/Lisi Niesner)

2' di lettura

Dopo tre anni di fidanzamento, Opec e Russia si sono appena sposati. I  ventiquattro Paesi che fanno parte dell’Opec Plus hanno tutti firmato la Carta di cooperazione, documento ufficiale che istituzionalizza e trasforma in un organismo permanente la coalizione tra produttori di petrolio.

Il ministro dell’Energia russo Alexander Novak questa mattina ha chiamato i colleghi degli altri nove Paesi alleati dell’Opec ad approvare pubblicamente per alzata di mano l’adesione, incontrando un consenso unanime. La firma è avvenuta subito dopo, di fronte a giornalisti e analisti, che non si aspettavano di assistere alla cerimonia.

La Carta (o meglio una sua «bozza» come precisava il comunicato finale) era già stata approvata ieri dai 14 Paesi membri dell’Opec, durante un lunghissimo vertice, che si era invece svolto rigorosamente a porte chiuse.

Le trattative si erano incagliate non tanto sulla decisione di continuare a tagliare la produzione di petrolio (i tagli, come volevano russi e sauditi, continueranno fino a marzo 2020) quanto proprio sui dettagli della Carta di coooperazione.

L’ostruzionismo dell’Iran e di altri Paesi – preoccupati dall’eccessivo protagonismo di Mosca e Riad, che rischia di marginalizzare l’Opec – soprattutto dall’Iran, è stato comunqe superato dopo quasi sette ore di dibattito e proabilmente alcune modifiche alla Carta (che non è stata ancora resa pubblica).

    Il ministro saudita Khalid Al Falih ha sottolineato più volte che l’evento di oggi è di portata «storica», ma è apparso altrettanto chiaro che per arrivare al traguardo ci sono state concessioni.

    L’Opec Plus non avrà una sua sede (in passato si era ipotizzato un quartier generale a Mosca), ma si appoggerà alle strutture del segretariato generale dell’Opec, a Vienna. Tutti i Paesi contribuiranno alle spese di mantenimento della nuova organizzazione, che si riunirà periodicamente per valutare le condizioni del mercato petrolifero e coordinare le politiche necessarie a «mantenerne la stabilità»: tradotto, per concordare tagli di produzione più o meno ampi quando c’è un eccesso di offerta che deprime il prezzo del barile.

    «L’Opec Plus – ha spiegato Al Falih – è come una grande busta, che contiene anche l’Opec». Ma quest’ultima non risulterà né «indebolita», né «scavalcata», ha rassicurato il saudita. «Il processo decisionale all’interno dell’Opec, che richiede l’unanimità, rimane intatto».

    Ieri il ministro iraniano Bijan Zanganeh aveva denunciato il rischio di consegnare ogni decisione all’asse Mosca-Riad: «L’Opec potrebbe morire». Ma evidentemente Teheran è stata rassicurata.



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