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Open 336, il nuovo edificio in Bicocca che assorbe CO2 come un albero

Il nuovo edificio milanese – investimento di Barings Real Estate e progettato da Park Associati – non solo non produrrà emissioni novice, ma durante il suo ciclo di vita sarà in grado di assorbirne, proprio come fanno gli alberi, arrivando così ad essere a impatto zero sul fronte della decarbonizzazione

di Antonella Galli

Park Associati

4' di lettura

Ancora pochi mesi e, all’inizio del 2023, il nuovo edificio per uffici Open 336 alla Bicocca, in viale Sarca 336, accoglierà i primi tenant. Il complesso, che si sviluppa su cinque piani, oltre a due seminterrati per i garage, è stato presentato ufficialmente a fine settembre da Barings Real Estate, che ha scelto convintamente di investire su questo lotto di forma allungata, uno degli ultimi disponibili in quest'area nordorientale di Milano in grande fermento. Ma Open 336, firmato da Park Associati, non è solo una delle nuove architetture per il lavoro che costellano la zona; si distingue per un aspetto particolare sul fronte della sostenibilità: non solo non produrrà CO2, ma durante il suo ciclo di vita sarà in grado di assorbirne, proprio come fanno gli alberi, arrivando così ad essere a impatto zero sul fronte della decarbonizzazione.

Milano, il nuovo Open 336 alla Bicocca

Milano, il nuovo Open 336 alla Bicocca

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Oltre la certificazione

«Il nostro è un Fondo di investimento che opera nell'immobiliare ed è presente in Italia dal 2015 – ha detto Valeria Falcone, head of Value Add Investing Europe di Barings Real Estate –. Consideriamo Milano una città di grande interesse e l’area della Bicocca è consolidata a livello di uffici, oltre ad essere un bell'esempio di rigenerazione urbana. Ci sembrava lo scenario ideale per realizzare un edificio carbon net zero, dalla fase di costruzione a quella di gestione». Il complesso Open 336 sarà certificato Leed Platinum, ma l’emissione di carbonio net zero durante l’intero ciclo di vita va oltre anche a questa certificazione. «Qui per la prima volta abbiamo adottato un sistema tecnologico di filtrazione dell'aria, fornito dal Gruppo Fervo, che consente di togliere CO2 dall'aria immessa negli ambienti interni – precisa ancora Falcone – esattamente come fanno gli alberi. In tal modo l’immobile raggiunge la neutralità carbonica senza comprare crediti. E la qualità interna dell'aria sarà migliore, avrà un’influenza positiva su coloro che lo vivranno. È parte della nostra strategia, che mette al centro il benessere della persona».

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Park Associati

L’edificio

L’edificio si presenta con una forma oblunga e con facciate che alternano vetrate a pareti in cemento alleggerito GRC (Glass Reinforced Concrete) in tinta mattone. Park Associati – lo studio fondato dagli architetti Filippo Pagliani e Michele Rossi vincitore del concorso indetto da Barings – ha operato su un lotto libero, grazie a una precedente demolizione. La costruzione, se pur realizzata ex novo, ha tenuto conto dell’eredità industriale dell’area, caratterizzata da edifici in mattoni e grandi vetrate.

Park Associati

«C’è un tema cromatico legato alla scelta di usare GRC per andare a riprendere i materiali che sono presenti in questo luogo – affermano i progettisti – la cui storia industriale richiama i mattoni, il cotto, il ferro. Abbiamo cercato di reinterpretare il carattere della zona ideando una struttura che permettesse di non avere pilastri in centro. Era così anche nelle grandi fabbriche, in cui i pilastri perimetrali consentivano la libertà di definire il piano». L’impronta distintiva di Park Associati si manifesta nella scelta di aprire il piano terra alla città, come accade in molti dei loro progetti: «Il disegno del piano terra va in contrasto con l'architettura storica delle fabbriche, perché è aperto e passante – conferma Michele Rossi – l’edificio deve avere una generosità rispetto alla città». Mentre Filippo Pagliani si sofferma su un’altra caratteristica di Open 336, ovvero il ritorno delle pareti opache in facciata: «Abbiamo voluto andare oltre al modello di involucro integrale in vetro, perché ora le normative lo hanno superato. C’è molta più massa di parti opache in facciata, anche per ragioni protettive. Inoltre, ogni piano ha uno spazio esterno, una sorta di polmone verde, in base al concept più attuale degli spazi per il lavoro».
Oltre a essere circondato dal verde sulle terrazze e nell’ingresso, si può dire che Open 336 respiri esattamente come un grande albero, poiché è in grado di assimilare l'anidride carbonica dall'esterno e immagazzinarla, liberando aria pulita. L’obiettivo è raggiunto grazie alla tecnologia filtrante Eco2Air, messa a punto dal Gruppo Fervo di Nova Milanese, che riunisce imprese di Facility and Energy Management. Open 336 è stato dotato di un sistema di trattamento dell'aria che, grazie a Eco2Air, cattura e immagazzina gran parte dell'anidride carbonica dall'aria che preleva all'esterno. Il filtro è realizzato in materiale organico e biodegradabile, tra cui i fondi di caffè.

«Dieci kg di materiale filtrante a ciclo continuo hanno una capacità di assorbimento della CO2 da 10 a 15 volte superiore a quella di una magnolia o di un pino, – afferma Alessandro Belloni, ceo del Gruppo Fervo – la nuova tecnologia rappresenta un avanzamento, poiché interviene durante la lunga vita dell’edificio. La sezione filtrante è una tecnologia studiata con l’Università Bicocca di Milano. I filtri sono in forma solida, con una consistenza simile a una spugna. L’aria, prima di essere immessa nella canalizzazione, lambisce i filtri, che sono stati studiati per essere saturi dopo 600 ore. A quel punto interviene il manutentore, che sostituisce il filtro, nel frattempo aumentato di peso del 18%, e consegna quello saturo alla stazione di discarica, dove la CO2 catturata viene incapsulata. Il filtro, una volta ripulito, può essere reimpiegato fino a sette anni», conclude Belloni.

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