Ue: «serve una soluzione urgente»

Open Arms, la Procura indaga per sequestro di persona

La nave staziona davanti al porto di Lampedusa dopo la mancata firma da parte dei ministri Trenta e Toninelli del secondo divieto di ingresso voluto da Salvini. Il Viminale prepara ricorso al Consiglio di Stato contro l’ordinanza del Tar Lazio. Sbarcati 13 profughi, il medico dell’isola: stanno bene


Migranti, Tar accoglie il ricorso di Open Arms. Verso Lampedusa

5' di lettura

La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un fascicolo d'inchiesta - a carico di ignoti - per sequestro di persona sulla vicenda della Open Arms. Si tratta di un “atto consequenziale” dopo che in Procura è arrivato l'esposto formalizzato dai legali della ong spagnola. Gli avvocati hanno chiesto di procedere per sequestro di persona, violenza privata e abuso in atti d’ufficio.

Il fascicolo è il secondo sul caso Open Arms. Il primo, sempre a carico di ignoti, era stato aperto per l'ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, domenica scorsa. A coordinarli è il procuratore aggiunto Salvatore Vella. Il primo fascicolo è usuale: viene aperto ad ogni sbarco fatto in autonomia. I migranti già sbarcati (finora 13) verranno sentiti, dal personale della Squadra Mobile della Questura di Agrigento, per cercare di identificare possibili scafisti.

Secondo quanto scrive su twitter la stessa Ong, inoltre, «la procura dei minori di Palermo ha nominato i tutori per tutti i minori a bordo della nostra nave».

I ntanto, il Viminale ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato di presentare il ricorso al Consiglio di Stato contro l'ordinanza del Tar che ha sospeso il divieto d'ingresso nelle acque territoriali italiane per la Open Arms. Il ricorso dovrà avere il via libera da palazzo Chigi e al momento, secondo quanto si apprende, non è ancora arrivato a palazzo Spada. Al ministro dell’interno ha scritto anche il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma per esprimere «forte preoccupazione per la perdurante situazione di privazione de facto della libertà delle persone a bordo della nave e per l'impatto che tale situazione ha sui diritti fondamentali delle persone soccorse, sul loro precario equilibrio psico-fisico, certificato anche da una équipe medica di 'Emergency', sul concretizzarsi di una condizione di 'trattamento inumano o degradante', vietato in modo inderogabile dall'articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani».

Dei 13 naufraghi fatti sbarcare per ragioni mediche «solo uno aveva una otite, gli altri non avevano alcuna patologia come abbiamo accertato in banchina - ha detto il medico di Lampedusa, Francesco Cascio - infatti, sono stati tutti condotti nell'hotspot». Emergenza medica su Open Arms? «Balle», ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Ma l a situazione tuttavia è ancora in stallo per i restanti 134 migranti di cui circa 30 minori. «Tutte le persone a bordo devono essere fatte sbarcare urgentemente. L’umanità lo impone», ribadisce Open Arms. I profughi già nella notte del 15 agosto sono stati trasferiti dal poliambulatorio dell’isola all'hotspot di contrada Imbriacola.
Secondo il responsabile del poliambulatorio di Lampedusa, dei 13 sbarcati, tranne un caso di otite altri non avevano patologie.Secondo la relazione dei medici dello staff Cisom, a bordo la situazione è al limite: «I naufraghi vivono ammassati gli uni sugli altri, sono presenti solo due bagni chimici e spesso i naufraghi sono costretti a espletare i loro bisogni fisiologici nello stesso spazio in cui dormono e mangiano».

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Intanto, un esposto relativo alla condotta del prefetto di Agrigento per il caso Open Arms è stato presentato stamani alla procura della città siciliana dall'Associazione giuristi democratici. Nel documento si denuncia il mancato rispetto dell'ordinanza del Tar del Lazio sulla gestione dello sbarco dei migranti e si chiede di valutare eventuali ipotesi di “violazioni commissive o omissive” di rilievo penale. Sull’esposto il prefetto di Agrigento, Dario Caputo, non ha rilasciato dichiarazioni. A dovere disporre lo sbarco dei migranti della Open Arms, anche dopo l'ordinanza del Tar del Lazio, avrebbe dovuto essere il Viminale. La Capitaneria di porto, intanto, per quanto di sua competenza, continua a garantire l'incolumità e la salute dei profughi, non appena vengono segnalate esigenze, ad effettuare le cosiddette evacuazioni mediche.

Dal canto suo, Bruxelles sollecita una «soluzione urgente» e fa sapere di accogliere «con favore la solidarietà» mostrata dai 6 paesi Ue (Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna). E si dice «pronta a fornire coordinamento e sostegno non appena ci verrà richiesto e non appena si sarà trovata una soluzione sullo sbarco».
Fonti del Viminale, però, sottolineano che al momento «nessun paese europeo» ha fatto “passi formali” per accogliere i migranti a bordo della Open Arms. L’Italia, aggiunge il Viminale, «sta ancora aspettando che altri Stati mantengano la parola data e prendano in carico quanti promesso in passato».

«Al riparo non abbiamo il permesso di entrare in porto», dicono dalla Open Arms. L'ingresso in acque italiane è stato possibile dopo la mancata firma da parte dei ministri della Difesa, Elisabetta Trenta, e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, del secondo divieto di ingresso voluto dal ministro Matteo Salvini dopo che il Tar del Lazio aveva deciso la sospensiva del primo provvedimento di stop. Il decreto sicurezza bis infatti prevede che il divieto di ingresso sia deciso dal Viminale «di concerto con il Ministro della difesa e con quello delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze» e poi comunicata «al Presidente del Consiglio dei ministri».

Permane, dunque, il mancato permesso di sbarco. Quest'ultimo infatti deve essere autorizzato dalla Prefettura, in questo caso quella di Agrigento, dunque in sostanza dal Viminale. La Prefettura poi predisporrà la macchina organizzativa. In alcuni casi precedenti, l'ultimo quello della Sea Watch e prima ancora della Alex, lo sbarco dei migranti è avvenuto dopo che l'autorità giudiziaria aveva posto sotto sequestro l'imbarcazione ed aperto un fascicolo d'indagine: lo sbarco in questa fattispecie è stato conseguenza del sequestro della nave, atto istruttorio necessario per accertare gli ipotizzati reati.

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Sulla Open Arms pende anche il ricorso al Consiglio di Stato del Viminale contro la decisione del Tar del Lazio che in sede monocratica ha sospeso il primo divieto d'ingresso deciso dal Ministero dell'Interno ravvisando «una situazione di eccezionale gravità e urgenza» nonché «un vizio di eccesso di potere per travisamento dei fatti e di violazione delle norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso». Inoltre il Tar «ritenuto, quanto al periculum in mora, che sicuramente sussiste, alla luce della documentazione prodotta (medical report, relazione psicologica, dichiarazione capo missione)» ha sospeso il divieto di ingresso «al fine di consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane (e quindi di prestare l'immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli, come del resto sembra sia già avvenuto per i casi più critici)». Report medici, fatti da operatori di Emergency, danno conto di una situazione di «enorme stress psicologico, disagio» e in alcuni casi di «ideazioni suicidiarie». Ma anche in caso di un'emergenza sanitaria a bordo lo sbarco dei migranti deve essere autorizzato dalla Prefettura.

(Al. Tr.)

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