la ong: «Portateli in aereo a madrid»

Open Arms, Toninelli: «Pronti a portarli in Spagna». Alarm Phone: «Altra barca capovolta, temiamo strage»

Mentre si teme per un maxi naufragio davanti alle coste della Libia con almeno cento dispersi, Open Arms, a Lampedusa, aspetta fatti concreti dai governi di Italia e Spagna, dopo avere ricevuto, in via ufficiale, la disponibilità a sbloccare lo stallo


Migranti, Tar accoglie il ricorso di Open Arms. Verso Lampedusa

7' di lettura

Mentre Alarm Phone, il servizio di supporto per chi è in difficoltà nel Mediterraneo, scrive su twitter di un possibile nuovo naufragio - «Un pescatore ci ha riferito di una barca capovolta davanti alle coste della Libia. Ha detto di aver salvato tre persone ed aver visto molti cadaveri. I superstiti hanno detto che a bordo c'erano più di cento persone» -, sulla vicenda Open Arms sono al vaglio diverse ipotesi per lo “sbarco” in Spagna dei 107 migranti rimasti a bordo.
Se la Ong ha accettato la proposta di trasferimento dei migranti in un porto delle Baleari - Minorca o Maiorca -, rimane aperto il problema di come si debba procedere.

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Una svolta potrebbe essere forse arrivata nella serata del 19 agosto, con il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: «Possiamo portarli noi in Spagna», ha detto. Dunque, dopo che la Open Arms ha «incredibilmente rifiutato», scrive il ministro Su Facebook, di essere accompagnata in Spagna dalla Guardia Costiera italiana «a questo punto facciamo un ulteriore passo in avanti: siamo disponibili a portare noi, con la nostra Guardia Costiera, nel porto iberico che ci verrà indicato tutti i migranti che sono a bordo della Open Arms». «La Spagna però - aggiunge - faccia prima, a sua volta, un passo in avanti e tolga immediatamente la sua bandiera dalla nave Ong».

Le diplomazie sono comunque al lavoro per stabilire una linea comune, anche se il tempo scorre inesorabile. E così anche oggi, per il 18° giorno consecutivo, la speranza dei 107 naufraghi di toccare la terraferma, che dista appena 800 metri da Cala Francese, s'è infranta.

«Per dare dignità ai naufraghi potrebbero trasferirli a Catania e da lì in aereo portarli a Madrid. Affittare un boeing per 200 persone viene 240 euro a passeggero». A proporlo è il presidente di Open Arms, Riccardo Gatti. In alternativa, i due governi potrebbero mettere « a disposizione dei traghetti e non delle navi militari per fare viaggiare queste persone, stremate, in condizioni umane». Nella mattinata del 19 agosto, l’Ong a ha chiesto a Italia e Spagna di assumersi la responsabilità di «garantire, mettendo a disposizione tutti i mezzi necessari», lo sbarco in un "porto sicuro" dei migranti ancora a bordo della Open Arms, da giorni alla fonda al largo di Lampedusa.

Il pressing della Ong spagnola fa riferimento all'accordo di ricollocazione tra Roma e Madrid basato disponibilità della Spagna a far sbarcare a Maiorca, a oltre 500 miglia dalle acque di Lampedusa, i 107 migranti ancora a bordo della nave dopo essere stati raccolti in mare a inizio agosto.

Intanto, nella mattina del 19 agosto a bordo di tre pulmini, scortati dalle forze dell'ordine, 24 minori, tutti maschi, scesi dalla Open Arms sono stati imbarcati sulla nave Sansovino della Siremar, diretta Porto Empedocle. Sulla nave sono saliti altri 13 migranti, tra cui Hikma, l'etiope di 18 anni che ha raccontato le violenze subite per tre anni nelle prigioni libiche. Ma se in 37 hanno lasciato l'hotspot, altrettanti ne sono arrivati: si tratta dei migranti intercettati dalla Guardia di finanza in tre operazioni
differenti. Nell'hotspot al momento ci sono 118 persone .

I rischi di un viaggio verso Maiorca
«Che la Spagna e l'Italia si assumano finalmente la responsabilità di fornire assistenza e un porto sicuro alle 107 persone a bordo della nostra nave» sottolinea la lunga nota sulla vicenda diffusa dalla Ong nella mattina del 19 agosto. «Ora, dopo 18 giorni di stallo, Italia e Spagna sembrano finalmente aver trovato un accordo, individuando Maiorca come porto di sbarco, decisione che ci appare del tutto incomprensibile - sottolinea Open Arms -. Con la nostra imbarcazione a 800 metri dalle coste di Lampedusa, gli Stati europei stanno chiedendo a una piccola Ong come la nostra, di affrontare 590 miglia e 3 giorni di navigazione, in condizioni metereologiche peraltro avverse, con 107 persone stremate a bordo e 19 volontari e volontarie molto provati che da più di 24 giorni provano a garantire quei diritti che l'Europa nega».

Ue: appello agli Stati per sbarco immediato
Alle parti si rivolge la portavoce della Commissione europea Natasha Bertaud: «Facciamo un appello agli Stati membri e alle Ong a collaborare per trovare una soluzione che funzioni e che permetta uno sbarco immediato delle persone». E il commissiario Dimitris Avramopoulus ha fatto sapere di continuare «a seguire da vicino la situazione di Open Arms. Quest'ultima settimana abbiamo avuto contatti intensi con vari Stati membri per permettere lo sbarco delle persone a bordo della nave ».
Avramopoulos si è felicitato perché la Spagna ha offerto un porto di sbarco. «Siamo altrettanto riconoscenti - ha aggiunto - per la solidarietà dimostrata da Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Romania, che hanno tutti accettato di ricevere una parte di questi migranti. Ci felicitiamo in eguale misura anche per il fatto che l'Italia abbia permesso lo sbarco dei minori non accompagnati».

La prima proposta della Spagna: sbarco ad Algesiras
Inizialmente il premier spagnolo Pedro Sanchez aveva annunciato l'offerta del porto di Algesiras, in Andalusia, per lo sbarco dei migranti. Ma la Ong ha declinato l'offerta affermando di non essere in grado di sostenere il viaggio: «Non abbiamo rifiutato l'offerta della Spagna - ha chiarito Open Arms - ma solo fatto presente che dopo 17 giorni in mare con 107 persone stremate e la situazione di emergenza a bordo non siamo in grado di affrontare 7 giorni di mare».

Situazione a bordo al limite dell’emergenza
La situazione a bordo è al limite, tanto che domenica 18 agosto un gruppo di migranti si è gettato in mare tentando di raggiungere Lampedusa a nuoto. I naufraghi sono stati poi recuperati dai volontari. «La Ong spagnola rifiuta il porto offerto dalla Spagna! Incredibile e inaccettabile, organizzano crociere turistiche e decidono loro dove sbarcare???», ha scritto Matteo Salvini su Twitter. «Io non mollo, l'Italia non è più il campo profughi d'Europa» aggiunge, dopo che alla notizia dell’offerta spagnola aveva esultato: «Chi la dura la vince: la Spagna ha aperto i porti».

Secondo quanto riportato dalla France Presse, la Francia accoglierà 40 migranti della Open Arms, mentre la Spagna - riferisce El Pais - si farà carico di un 10% del totale dei profughi. Gli altri verranno ridistribuiti in Germania, Portogallo, Lussemburgo e Romania.

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Sanchez: «Inconcepibile la risposta di Salvini»
«La Spagna agisce sempre nelle emergenze umanitarie - ha detto il premier Sanchez, parlando di «inconcepibile risposta delle autorità italiane, e in particolare del suo ministro dell’Interno Matteo Salvini, di chiudere tutti i suoi porti». «È necessario - ha spiegato - stabilire una soluzione europea, ordinata e di supporto, che guidi la sfida migratoria con i valori del progresso e dell'umanesimo dell'Ue». Nell’offrire un posto sicuro, il governo spagnolo fa sapere che dopo lo sbarco i migranti saranno redistribuiti «tra i paesi che hanno così concordato».

Gli sbarchi fantasma intanto continuano. Nella serata di sabato 17 agosto una motovedetta della Guardia di finanza ha intercettato, nelle acque antistanti all'isolotto di Lampione (che fa parte insieme a Lampesua e Linosa dell’arcipelago delle Pelagie), una barca con a bordo 57 migranti; sono stati trasbordati sulle unità di soccorso delle Fiamme gialle e della Guardia costiera e poi sono giunti al molo Favarolo di Lampedusa. Sono in gran parte di nazionalità tunisina.

«Lo sbarco dei presunti minori è una scelta di esclusiva responsabilità del premier», «ma la linea del Viminale non cambia» ha risposto Salvini, annunciando di aver dato «mio malgrado, per quanto di mia competenza e come ennesimo esempio di leale collaborazione, disposizioni affinché non vengano frapposti ostacoli all'esecuzione di tale Tua esclusiva determinazione, non senza ribadirti che continuerò a perseguire in tutte le competenti sedi giurisdizionali l’affermazione delle ragioni di diritto che ho avuto modo di esporti».

Open Arms, lo sbarco dei minori

Open Arms, lo sbarco dei minori

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Salvini a Conte: c’è rischio di creare pericoloso precedente
Il ministro dell’Interno ha espresso poi il suo «rammarico» che la determinazione del premier rispetto allo sbarco«possa provocare una irreversibile ed onerosa presa in carico per il nostro paese, dell'assistenza di soggetti che, successivamente, potrebbe rivelarsi non dovuta». E ha messo in chiaro che continuerà «a perseguire in tutte le competenti sedi giurisdizionali» tutte le ragioni di diritto contro lo sbarco dei minori non accompagnati dalla Open Arms.

Questo «per evitare che la tua decisione - ha sottolineato rivolgendosi al premier - costituisca un pericoloso precedente per tutti coloro che potranno ritenere normale individuare il nostro Paese come unico responsabile dell'accoglienza e assistenza di tutti i minori non accompagnati (o presunti tali) presi a bordo in qualsiasi angolo del mediterraneo o nel mondo». In seguito ha aggiunto: «Mentre altri cedono, la mia posizione non cambia. E come i presunti “malati non erano malati sono curioso di vedere i presunti “minori”...».

Nella mattinata di domenica 18 agosto la Guardia Costiera aveva scritto al Viminale, al ministero degli Esteri e delle Infrastrutture sottolineando l’assenza di un impedimento allo sbarco» e chiedendo “con urgenza” una risposta sullo sbarco dei 134 migranti da 16 giorni ammassati a bordo della Open Arms.

La richiesta del Centro di soccorso - che fa seguito alla diffida che i legali della Ong spagnola hanno inviato al Comando Generale chiedendo «di autorizzare senza ulteriore indugio l'ingresso della Open Arms nel porto di Lampedusa» - è tra i documenti acquisiti dalla Procura di Agrigento e ora al vaglio del procuratore aggiunto Salvatore Vella. In giornata la Procura ha ordinato un’ispezione sulla nave della ong per verificare le condizioni igienico-sanitarie dei naufraghi.

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Salvini: «Io non mollo»
«Vergogna Ong, io non mollo», aveva ribadito nei giorni scorsi su Twitter il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Allegando un post con cui Open Arms stigmatizza il fatto che, dopo 16 giorni, non è stata ancora trovata una soluzione, Salvini scrive: «In 16 giorni sareste già tranquillamente arrivati a casa vostra in Spagna. Quella delle Ong è una battaglia politica, non certo umanitaria, giocata sulla pelle degli immigrati».

La Procura indaga per sequestro di persona
La Procura è al lavoro su diversi fronti. Oltre al fascicolo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è stata aperta - dopo la denuncia dei legali della Ong spagnola - anche un'inchiesta, a carico di ignoti, per sequestro di persona.

La polizia ascolterà il medico di Lampedusa Francesco Cascio che aveva sostenuto che i 13 migranti fatti sbarcare non presentavano problemi di salute, salvo uno con l’otite. Mentre la relazione del team di soccorso del Cisom aveva parlato di diversi casi di scabbia e cistite tra i naufraghi. Secondo quanto si apprende dall'ispezione sulla nave disposta dalla Procura di Agrigento, non sarebbero emerse particolari criticità igienico-sanitarie da far scattare l'emergenza.

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