DOPO IL CASO GREGORETTI

Open Arms: Salvini, non era Italia porto sicuro

La memoria che l’ex ministro dell’Interno ha depositato alla Giunta per le Immunità del Senato sul caso Open Arms


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(Ansa)

3' di lettura

L’indicazione del Pos, porto sicuro, spettava alla Spagna o a Malta (e non certo all’Italia). Il comandante della nave ha deliberatamente rifiutato il Pos indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso al solo scopo di far sbarcare gli immigrati in Sicilia come già aveva fatto nel marzo 2018 ricavandone un processo per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono alcuni dei passaggi più significativi della memoria che Matteo Salvini ha depositato alla Giunta per le Immunità del Senato sul caso Open Arms. Martedì 18 febbraio alle 13 si terrà la riunione della Giunta e in quella seduta il relatore della vicenda, il presidente Maurizio Gasparri, farà la sua proposta, su cui si aprirà il dibattito in vista poi delle successive decisioni.

I talia non aveva alcun obbligo
Nella memoria difensiva il leader della Lega sottolinea che «l’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms» avvenuti «al di fuori di aree di sua pertinenza». Lo dimostra - prosegue - lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell’agosto 2019. È sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio - osserva Salvini - che deve indicare il Pos nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi Ong».

Non può ricadere su Italia un onere che è di competenza di altri Stati
Open Arms, continua Salvini, ha chiesto il Pos all’Italia la sera del 2 agosto ma, secondo l’ex ministro, non può ricadere sullo Stato italiano l’onere di una risposta di competenza di altri Stati. Open Arms poteva dirigersi verso altri Paesi che avevano l’obbligo di accoglierla. Il primo agosto il decreto firmato da ministero dell’Interno, Difesa e Infrastrutture impediva alla Open Arms ingresso, sosta e transito e nulla cambiava il provvedimento del Tar del 14 agosto: non si può confondere - prosegue la memoria - l’ingresso in acque territoriali, a fini di sicurezza e navigazione e di assistenza alle persone bisognevoli, con il diritto allo sbarco e all’attracco. Lo confermano gli stessi legali di Open Arms che il 19 agosto chiedono una integrazione al precedente decreto cautelare del Tar per consentire approdo e sbarco.

Imbarcazione omologata per sole 19 persone
Salvini ricorda che l’imbarcazione era omologata per sole 19 persone. Il comandante, dopo il primo salvataggio effettuato in zona sar libica il primo agosto con 55 persone portate a bordo, ne ha prese altre 69 il 2 agosto: doveva immediatamente dirigersi verso Spagna, Malta o Tunisia. Invece, «il comandante ha deliberatamente scelto l’Italia quale luogo di attracco e sbarco».

Il comandante ha rifiutato il Pos concesso dalla Spagna
Infatti, si legge nella memoria, il comandante ha rifiutato il Pos concesso dalla Spagna il 18 agosto e addirittura rifiutato l’assistenza offerta dalla Capitaneria di Porto italiana che si era detta disponibile ad accompagnare la nave verso la Spagna, prendendo a bordo alcuni immigrati. In più, la stessa Spagna aveva inviato verso Lampedusa l’unità Audaz per dare assistenza alla Open Arms (18 agosto). È quindi paradossale - conclude la memoria difensiva di Salvini - affermare che, per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, possa configurarsi il reato di sequestro di persona.

Le analogie con la situazione a marzo 2018
Gli eventi dell’agosto 2019 sono simili a quelli del 16 marzo 2018, che avevano coinvolto Open Arms e lo stesso comandante e rispetto ai quali la procura di Ragusa aveva già chiesto il rinvio a giudizio (accuse: violenza privata e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il Viminale è parte lesa).

Per approfondire:
Caso Gregoretti, come si svolgerà il processo e cosa rischia Salvini
Detto e contraddetto: Salvini e il caso Gregoretti

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