anticipazione del sole 24ore

Open Fiber, arriva l'offerta di Macquarie per la quota del 50% di Enel

La settimana prossima la proposta vincolante: 7,7 miliardi di valutazione. Intanto lunedì 31 il board di Tim darà l'ok all'ingresso di Kkr in FiberCop

di Antonella Olivieri

Ripa: Open Fiber pronta ad accelerare la trasformazione digitale

La settimana prossima la proposta vincolante: 7,7 miliardi di valutazione. Intanto lunedì 31 il board di Tim darà l'ok all'ingresso di Kkr in FiberCop


2' di lettura

Entro i primi giorni di settembre è attesa una nuova offerta da Macquarie per la quota di Enel in Open Fiber che, questa volta, dovrebbe essere vincolante e permettere al gigante elettrico di decidere se chiudere l'avventura nelle tlc.

Con un guadagno stellare se il fondo infrastrutturale australiano confermerà la valutazione di 7,7 miliardi (6 miliardi di equity, il resto di debito) per l'enterprise value della joint Enel-Cdp, fatta qualche mese fa nell'ipotesi che si realizzasse la rete unica con Telecom che ha i clienti. Ad anticiparlo è oggi Il Sole 24 Ore in edicola.

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Ora che c'è il via libera politico all'operazione Tim-Open Fiber , Macquarie, che secondo le ultime indiscrezioni starebbe rifinendo una proposta molto più articolata di quella della primavera, dovrebbe essere in grado di trasformare la sua offerta in vincolante, in tempo utile per essere sottoposta al primo cda di Enel di settembre.

Se Enel accettasse di vendere il suo 50% di Open Fiber, ci sarebbe probabilmente un ostacolo in meno nel cammino accidentato della rete unica. L'altro 50% fa capo a Cdp che invece è destinata a svolgere un ruolo di pivot nel tentativo di aggregazione delle due infrastrutture.I dettagli sono tutti da mettere a fuoco, anche se Reuters giovedì 27 si sbilanciava a ipotizzare per Cdp l'opzione di rilevare fino al 19% di FiberCop, la società che dovrebbe nascere scorporando la rete secondaria di Telecom - il tratto che va dal cabinet (l'armadietto sul marciapiede) fino all'abitazione del cliente - per completare il passaggio dal rame alla fibra integrale che è più performante.

Non è plausibile che Cdp, che ha già quasi il 10% di Telecom, oltre al 50% di Open Fiber, si esponga su tre fronti, entrando col 19% anche in FiberCop per contare fino a un certo punto. E nemmeno si può considerare che il 19% di FiberCop equivalga al 50% di Open Fiber che sarebbe conferito, perchè in quel caso vorrebbe dire valutare 1,8 miliardi l'equity della sfidante della fibra, meno di un terzo rispetto alla stima iniziale di Macquarie.

L'operazione, salvo i principi di massima, è ancora tutta da discutere, ma dovrà fare i conti col vincolo dell'operazione già in cantiere con Kkr sulla rete Telecom che dovrebbe essere approvata lunedì dal cda della compagnia.

A quanto risulta, per fare il punto, mercoledì 26 si è tenuta una conference call tra alcuni consiglieri Telecom, cui ha partecipato anche l'ad Luigi Gubitosi, dalla quale è uscito confermato l'impianto che era già stato sottoposto al board il 4 agosto, quando il Governo ha chiesto di fermare le macchine e Kkr ha accettato di prolungare la validità della sua offerta vincolante fino a fine mese.

Il fondo di private equity Usa ha valutato in 7,7 miliardi (di cui 4,7 di equity e 3 di debito) l'enterprise value di FiberCop. Kkr prenderebbe il 37,5% pagando 1,8 miliardi, Fasteweb avrebbe il 4,5% conferendo il suo 20% di FlashFiber (la joint con Telecom per cablare 29 città), mentre il 58% lo terrebbe Telecom.

(Ulteriori approfondimenti su Il Sole 24ore in edicola)

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