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Open Fiber, azioni Tim per la quota Cdp

di Antonella Olivieri


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(ANSA)

2' di lettura

Svolta in vista per l’intricata vicenda Telecom. Più probabile che sarà il consiglio del 1° agosto, anzichè quello del 27 giugno, ad affrontare il dossier Open Fiber, con la proposta dell’ad Luigi Gubitosi. Dalle indiscrezioni raccolte, l’ipotesi sulla quale si starebbe ragionando prevede l’acquisto del 50% di Cdp in Open Fiber (l’altro 50% è dell’Enel), “pagando” con azioni Telecom e la fusione tra quest’ultima e Flash Fiber, joint con Fastweb per lo sviluppo della rete in fibra, sotto l’egida di Tim che avrebbe il controllo dei due terzi del capitale. Cdp, che è già salita a ridosso del 10% in Telecom, si avvicinerebbe così alla partecipazione detenuta da Vivendi, che oggi è il primo azionista col 23,94%, ma in minoranza nel cda. Di quanto dipende dalla valutazione che sarà riconosciuta a Open Fiber, che, dopo aver rilevato Metroweb due anni fa per una cifra intorno agli 800 milioni, è andata avanti col piano di cablaggio in fibra ottica non solo nelle aree a fallimento di mercato dove ha vinto tutti i bandi Infratel, col sostegno di fondi pubblici.

In ogni caso Cdp non ha mai posto il tema della governance, cioè non ha mai avanzato la pretesa del controllo del board, nello sponsorizzare l’unificazione delle reti, che ritiene un progetto industriale nell’interesse del sistema-Paese. È da escludere che l’intento dei due principali azionisti di Telecom sia quello di promuovere un’Opa totalitaria e dunque è da escludere una ripartizione dei posti in consiglio tra Cdp e Vivendi che la provocherebbe. A riassetto dell’azionariato compiuto e progetto rete unica condotto in porto, sarebbe logico però procedere al rinnovo del consiglio. L’occasione per Bolloré di giocarsela per riconquistare la maggioranza, marcato stretto però da un azionista para-pubblico che sorveglierebbe da vicino il rispetto degli impegni.

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