Fibra e target al 2026

Open Fiber: «Italia connessa entro il 2026 obiettivo alla portata, voucher siano legati a reti da altissima velocità»

Per l'ad Elisabetta Ripa, per cablare il Paese come richiesto dal ministro Colao, occorre l'impegno di tutti, sia sul fronte pubblico sia su quello privato

di Simona Rossitto

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Elisabetta Ripa, ad di Open Fiber

5' di lettura

Connettere l'Italia entro il 2026, obiettivo ribadito di recente dal ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, «è alla portata», ma serve l'impegno di tutti. E il sostegno pubblico, nell'ambito del nuovo piano di voucher annunciato, va orientato verso le reti Vhcn ad altissima velocità, pena il rallentamento dello sviluppo delle nuove tecnologie.

Lo afferma Elisabetta Ripa, ceo di Open Fiber, società spesso accusata dei ritardi nell'implementazione della fibra a seguito della vittoria delle gare, nel 2015, per portare la banda ultra larga nelle aree bianche dove non c'è l'interesse del mercato.

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Per evitare lungaggini, spiega Ripa a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) occorre che le semplificazioni della permissistica già varate e le riforme future «siano poi scaricate a terra» visto che «l'implementazione nel territorio è ancora deficitaria». Quanto allo stato delle aree bianche e grigie (aree, queste ultime, dove almeno un operatore aveva dichiarato piani di investimento) ci vorrebbe un aggiornamento della mappatura alla luce delle nuove zone a fallimento di mercato che si sono create (visto che gli operatori in alcuni casi hanno disatteso i piani annunciati) «rendendo se possibile più cogenti le dichiarazioni dei privati, in modo da allocare meglio le risorse pubbliche».

La sfida annunciata dal ministro Colao è quella di cablare l'Italia entro il 2026. È un obiettivo raggiungibile?

Il ministro è stato chiaro: bisogna collegare tutti con connessioni ad altissima velocità, utilizzando le tecnologie Gigabit anche in vista della nuova comunicazione europea Digital Compass 2030. Open Fiber lo sta già facendo. Abbiamo raggiunto 11,5 milioni di unità immobiliari e ci confermiamo di gran lunga al primo posto in Italia e al terzo in Europa per estensione delle coperture Ftth. Dal nostro ingresso sul mercato, il Paese sta risalendo le classifiche europee sul digitale dopo decenni di assenza di investimenti: in questi 4 anni abbiamo investito oltre 4,3 miliardi di euro per raggiungere questo obiettivo e ne investiremo oltre 1 miliardo all'anno per completare il progetto. L'obiettivo indicato dal ministro è quindi alla portata, serve però l'impegno di tutti gli attori del mercato pubblici e privati perché non possiamo continuare a essere gli unici che contribuiscono alla realizzazione della rete in fibra in Italia.

Quali le maggiori criticità alla base dei ritardi registrati nella stesura della fibra nelle aree bianche dove non c'è interesse del mercato?

Prima di tutto è bene ricordare che a causa di alcuni ricorsi, il piano è partito nel 2018, quindi con due anni di ritardo. Una volta avviati ci siamo trovati davanti a un'enorme mole di burocrazia. Le semplificazioni già varate puntano ad agevolare l'ottenimento dei permessi e il Governo ha dichiarato di considerare a breve ulteriori, drastiche, misure per accelerare i tempi di posa dell'infrastruttura, anche nell'ottica di un efficace utilizzo del Recovery Fund. Le riforme però devono essere scaricate a terra, e l'implementazione delle semplificazioni sul territorio è ancora deficitaria. Nonostante le difficoltà logistiche dovute alla pandemia, nell'ultimo anno siamo riusciti, comunque, a imprimere un'accelerazione. L'Italia ha, infatti, recuperato terreno in Europa anche per quanto riguarda la copertura Ftth delle aree rurali: secondo un'analisi di McKinsey, l'Italia è seconda solo alla Francia sia in termini di copertura (28% vs 31%) sia di crescita nell'ultimo anno per numero di abitazioni coperte in Ftth (+47% vs +59%). Nelle aree di intervento è fondamentale, però, avere la flessibilità di intervenire una volta per tutte anche nelle coperture ancora non realizzate dagli operatori privati.

È necessaria una nuova consultazione per individuare le nuove aree bianche alla luce degli investimenti fatti dagli operatori dopo il 2015?

Le dichiarazioni di investimento degli operatori privati che sono state alla base della definizione delle aree bianche e in ampia misura disattese, hanno determinato situazioni paradossali sul territorio, con una parte delle cosiddette aree grigie che in realtà possono oggi essere definite ‘nuove aree bianche'. I bandi pubblici nascono, infatti, per ovviare all'assenza di interesse dei privati a investire nelle zone meno popolose e più isolate, dove occorre concentrare gli sforzi. Open Fiber ha già cablato oltre 4 milioni di unità immobiliari nelle aree bianche e aperto la commercializzazione dei servizi in più di 2.000 comuni nelle stesse. Certamente, i nuovi interventi pubblici richiederanno di aggiornare la mappatura delle diverse aree del Paese in virtù dello stato di copertura e dei piani di investimento degli operatori, rendendo, se possibile, più cogenti le dichiarazioni di investimento dei privati in modo da allocare più efficientemente le risorse pubbliche.

Per le aree grigie si aspetta ancora il bando pubblico. Come superare questa situazione di stallo?

Nel piano industriale abbiamo previsto di coprire, con investimento privato, circa 1 milione di unità immobiliari nelle aree grigie dove si trova la maggior parte dei distretti industriali. L'economia messa a dura prova dalla pandemia si rimetterà in moto, e le imprese devono farsi trovare pronte: una connessione ultraveloce è fondamentale per innovare i processi produttivi, sviluppare nuovi servizi ed esportare sfruttando la leva digitale. Il ruolo del pubblico sarà decisivo per ottimizzare gli investimenti e sostenere con strumenti ad hoc la domanda.

Il tema della domanda, peraltro, è già stato affrontato con una prima tranche di voucher da parte del Governo.

Il Governo ha annunciato nuovi interventi in tema di voucher. È importante però che il sostegno sia indirizzato verso le cosiddette reti Vhcn (Very-high-capacity-network), anche in considerazione dei target al 2026. Come evidenziato dall'Agcm, un intervento di sostegno della domanda che includa anche le connessioni con velocità inferiori a 100 Mbps avrebbe l'effetto di ritardare ulteriormente l'adozione di tecnologie più veloci favorendo la permanenza di linee obsolete ancora in rame. I maggiori costi di migrazione per le attivazioni su nuova infrastruttura Ftth hanno condizionato la velocità di take up, ma nel corso del 2020, in particolare nel quarto trimestre, si è registrata una fortissima accelerazione. A conferma del crescente interesse del mercato verso la connettività Ftth, l'incidenza acquisitiva della tecnologia Ftth sulla crescita dell'intero mercato ultrabroadband è in continuo aumento: nell'ultimo anno tale quota ha superato il 40% in aumento di oltre 10 punti percentuali.

Che ruolo può avere il 5G Fwa per coprire le aree dove non conviene investire? E a che punto siete col vostro piano di portare con questa tecnologia la connessione nei comuni no Internet?

La tecnologia 5G per svilupparsi ha bisogno di fibra che metteremo come sempre a disposizione, nell'ottica del nostro business model di rete neutrale e aperta a tutti gli operatori a parità di condizioni. L'Fwa 5G è una tecnologia ultrabroadband che rappresenta una valida alternativa all'Ftth dove, per caratteristiche morfologiche del territorio o per densità abitativa, non è possibile posare fibra ottica. Una soluzione per i comuni no Internet, ossia quei comuni individuati da Agcom come del tutto privi di connessione, che Open Fiber coprirà grazie a un piano finanziato con risorse proprie entro quest'anno: sui circa 200 comuni individuati, ne sono già stati coperti circa 50.

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