INNOVAZIONE

Open Fiber, un miliardo per cablare l’area del Triveneto

Per la società che fa capo a Enel e Cdp l’obiettivo è portare la fibra ottica a oltre 7 milioni di utenze. Gemona città laboratorio della digitalizzazione totale

di Laura Serafini


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3' di lettura

Open Fiber, la società per la posa della fibra ottica controllata da Enel e dalla Cassa depositi e prestiti, ha stanziato circa un miliardo per cablare Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. L’intervento in questa aerea del paese non è tra i più semplici: le zone montuose nelle due regioni hanno una presenza preponderante. E poi c’è il gioiello della laguna, Venezia: qui per posare i cavi in fibra è stato necessario ricorrere al supporto dei sub.

Con oltre 7,2 milioni di abitanti e una grande quantità di imprese attive in diversi settori produttivi, il Nord Est costituisce un segmento chiave del piano di cablaggio di Open Fiber, che ha stanziato per l’area oltre 960 milioni di euro di investimento complessivo tra aree di mercato (cosiddetti cluster A e B) e aree bianche (C e D).

Nelle aree A e B, nelle quali la società sta realizzando la rete con investimenti diretti, è stata avviata la commercializzazione dei servizi in cinque città (Verona, Venezia, Treviso, Padova, Udine). Nei prossimi mesi sarà concluso il piano di cablaggio di Venezia, Padova, Treviso e Udine, mentre Verona sarà completata entro la primavera del 2020. In particolare la città di Venezia, che sarà completata dopo l’estate, ha visto l’utilizzo di tecniche innovative di cablaggio con l’impegno di sub per posare l’infrastruttura nei canali del centro storico.

Tra le nuove città in cui sono stati avviati di recente o stanno per essere avviati i lavori ci sono Cortina, San Donà di Piave, Gemona del Friuli, Schio. L’investimento complessivo ammonta a circa 281 milioni di euro e ad oggi sono state cablate in fibra ottica circa 874mila unità immobiliari.

Nelle aree montuose e collinari del Nord-Est l’intervento di Open Fiber, che avviene come concessionario Infratel nelle aree bianche, ovvero comuni rurali, poco popolosi e più difficili da raggiungere con una rete di telecomunicazioni, assume un valore particolare. In queste zone il divario digitale si avverte infatti in maniera pesante, tanto che in un numero consistente di comuni non è oggi disponibile neanche la copertura Adsl. Con un investimento complessivo da bando Infratel di 680 milioni di euro, la rete realizzata da Open Fiber raggiungerà oltre 1000 comuni e 1,7 milioni di unità immobiliari, offrendo a tutti i cittadini la possibilità di connettersi a 1 gigabit al secondo proprio come nelle grandi metropoli.

Nel dettaglio per le aree A e B per il Friuli sono previsti investimenti per 62 milioni, per il Trentino Alto Adige 36 milioni, per il Veneto 183 milioni. Nelle aree cosiddette a fallimento di mercato sono previsti investimenti per 129 milioni in Friuli Venezia Giulia, per la provincia di Trento per 110 milioni e in Veneto per 441 milioni.

Tra città molto popolose come Venezia, Udine o Padova e piccoli borghi, il piano di cablaggio di Open Fiber comprende anche realtà intermedie che diventano laboratorio di sperimentazione per nuove soluzioni digitali. È il caso di Gemona del Friuli, comune simbolo della ricostruzione post terremoto del 1976, che si candida a diventare la prima smart city (tra le realtà delle sue dimensioni) d’Italia. Grazie alle possibilità offerte dalla rete in fibra Ftth di Open Fiber, Gemona diventerà in breve tempo una comunità totalmente digitalizzata, con servizi in grado di migliorare la qualità della vita per cittadini, imprese e pubblica amministrazione: dal portale elettronico al telelavoro, dalla sensoristica IoT per la sicurezza urbana e stradale fino al monitoraggio in tempo reale dell’attività sismica e dei suoi effetti sugli edifici. Gli investimenti in campo produrranno in questa area geografica l’equivalente di circa 2mila posti di lavoro l’anno per i prossimi 4 anni.

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