ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTrasporto marittimo

Operativo il primo trattore a idrogeno per la movimentazione delle merci

Sviluppato dal Consorzio Atena con l’agenzia di ricerca Enea e i Cantieri del Mediterraneo e le Università di Napoli Parthenope e di Salerno

di Davide Madeddu

3' di lettura

La svolta green inizia al porto e l’abbattimento dell’anidride carbonica passa per il primo trattore a idrogeno made in Italy. Si tratta del cosiddetto yard truck o trattore portuale a quattro ruote utilizzato per la movimentazione delle merci in porto. Il mezzo, ideato e sviluppato dal Consorzio Atena con il supporto dell’agenzia di ricerca Enea e dei Cantieri del Mediterraneo e delle Università di Napoli ‘Parthenope’ e di Salerno, verrà testato per la prima volta nello scalo di Valencia in Spagna da Grimaldi Group nel suo Terminal Europa, nell’ambito del progetto europeo ‘H2Ports’ del valore di 4 milioni di euro.

Zero emissioni in porto

Il trattore, che funzionerà in un quadro in cui le prestazioni si uniscono alla sicurezza delle operazioni di logistica, non produrrà emissioni inquinanti ma, in virtù del sistema di alimentazione a idrogeno, emetterà solo acqua e calore. «Il mezzo a idrogeno che abbiamo contributo a sviluppare è dotato di un propulsore ibrido a celle a combustibile e di batterie litio-ioni, che consentiranno di svolgere le consuete operazioni di logistica portuale di carico e scarico delle merci dalle navi cargo - spiega Viviana Cigolotti, ricercatrice del Laboratorio Accumulo di Energia, Batterie e tecnologie per la produzione e l’uso dell’idrogeno e responsabile per Enea del progetto -. L’utilizzo dell’idrogeno garantirà una buona autonomia operativa, tempi di rifornimento brevi, bassi costi di manutenzione e soprattutto zero emissioni».

Loading...

Bassi consumi e zero CO2

L’impiego del nuovo trattore non solo avrà come conseguenza un notevole risparmio nel consumo di carburante, ma sarà determinante per l’abbattimento della percentuale di emissioni di anidride carbonica nell’aria. Secondo un calcolo effettuato dai ricercatori Enea, in un anno con l’utilizzo di flotte a idrogeno, «tenuto conto che gli yard truck ‘tradizionali’ emettono circa 2,67 chilogrammi di anidride carbonica per litro di carburante e 0,028 chilogrammi di ossidi di azoto per litro di carburante, con l’utilizzo di flotte a idrogeno verrebbero evitate circa 501 tonnellate l’anno di CO2 e 5 tonnellate l’anno di monossido di azoto».

Bastano 12 chili di idrogeno

A livello operativo, come argomentano i ricercatori dell’Enea, il sistema di accumulo del prototipo del trattore portuale «avrà una capacità complessiva di circa 12 chilogrammi di idrogeno, in grado di garantire un funzionamento continuo di almeno sei ore, ovvero la durata media di un turno di lavoro». Il motore elettrico di cui è equipaggiato il mezzo, «è un dispositivo molto efficiente, particolarmente adatto per applicazioni che richiedono alte potenze; può ricevere energia per la trazione contemporaneamente sia dalla cella a combustibile sia dalla batteria e caricare la batteria durante le frenate o le decelerazioni».

Un sistema da esplorare in cui investire

All’orizzonte del progetto c’è poi un settore che produce, complessivamente, circa un circa un miliardo di tonnellate di emissioni di CO2, «che rappresentano il 2,5 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica e il 13 per cento delle emissioni di tutto il comparto europeo dei trasporti». Numero destinato a crescere seguendo una stima che ipotizza una percentuale del 50 per cento entro il 2050. In questo quadro, solo lo stazionamento delle navi e le operazioni di carico e scarico in porto che vengono svolte da mezzi inquinanti a diesel, come camion, carrelli elevatori, movimentatori di container e gru produce genera venti milioni di tonnellate di CO2. Cifra che, nel 2050, possa arrivare sino a 70 milioni di tonnellate per la CO2 e a 1,3 milioni per gli ossidi di azoto, senza considerare le significative quantità di ossidi di zolfo e di particolato PM10.

La prospettiva per i porti green

«Una riprogettazione in chiave green di questi veicoli rappresenta una soluzione promettente per la decarbonizzazione del settore portuale che dà lavoro a oltre 2 milioni di persone in Europa, se consideriamo anche l’indotto, e contribuisce con oltre 50 miliardi di euro al PIL europeo - conclude la ricercatrice -. E tra tutte le possibili tecnologie energetiche pulite, la più promettente è rappresentata dall’idrogeno e dalle celle a combustibile, grazie alla loro scalabilità, flessibilità e all’alta efficienza che gli conferiscono un elevato potenziale, soprattutto in accoppiata a dispositivi di accumulo di energia come le batterie agli ioni di litio».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti