ricorso al tar lazio

Operatori contro le nuove regole

di S.Sc.


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(Fotogramma)

2' di lettura

Lo Stato risparmia e alcune imprese rischiano di perderci. Così alcuni operatori che si occupano di recupero e custodia veicoli hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio contro la riforma del fermo amministrativo e del sequestro dei veicoli introdotta dal decreto sicurezza.

La norma tocca gli articoli 213 e 214 del Codice della strada e i ricorsi riguardano le indicazioni operative contenute nella circolare ministeriale del 21 gennaio (Prot. 300/A/559/19/101/20/21/4), di cui viene anche chiesta la sospensione cautelare. La nuova disciplina quasi annulla i casi in cui i veicoli, in caso di fermo o sequestro amministrativo, possano essere affidati a un soggetto diverso dal conducente o dal proprietario del veicolo. Quindi l’attività di recupero e custodia dovrebbe diminuire.

Il ricorso prospetta problemi di sicurezza stradale, l’inattuabilità delle procedure in alcuni casi e il travalicamento della lettera della legge da parte della circolare.

Circolare Ministero Interno 21.01.2019

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Quest’ultimo problema è ipotizzato (si veda anche l’articolo sopra) nel caso dell’intervento di recupero in autostrada da parte di operatori non autorizzati. E un’associazione di questi ultimi si è già costituita nella controversia al Tar Lazio, a sostegno della legittimità della circolare. Mentre l’Associazione familiari vittime della strada (Aifvs) si è costituita in senso opposto, per ragioni di sicurezza.

Per il resto, il problema giuridicamente più importante è che il conducente del veicolo, trasgressore, non fornisce garanzie sufficienti (si porta da esempio il caso di conducente ebbro o sotto effetto di droghe) sulla non reiterazione dell’illecito con il medesimo mezzo. Inoltre, sarebbe decisamente arduo per l’operatore di polizia verificare situazioni ostative all’affidamento (quali l’infermità di mente, per carenza di competenze mediche). O la sussistenza di misure di sicurezza in capo al trasgressore qualora fosse intervenuta la polizia locale, che ha accesso molto limitato alle banche dati delle forze dell’ordine.

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