Solidarietà

«Operazione Abbraccio», un glossario per accogliere i bambini ucraini a scuola

L’accoglienza ideata e sperimentata con successo dall’Istituto comprensivo Foglietta Sestri Est di Sestri Ponente

di Redazione Scuola

(ANSA)

2' di lettura

L'hanno chiamata Operazione Abbraccio e sta andando alla grande: teatro di questo modello d'accoglienza per i piccoli profughi ucraini è l'Istituto comprensivo Foglietta Sestri Est di Sestri Ponente di cui è preside Maddalena Carlini, vicepresidente del tavolo permanente obbligo istruzione per promuovere l'accoglienza. «L'adesione è stata spontanea - ha detto Carlini - direi gioiosa. Abbiano preparato la festa ma come si sa l'entusiasmo dei bambini bisogna in qualche modo contenerlo. La piccola che abbiamo accolto, una bimba di 7 anni, mi guardava con gli occhi sgranati come per chiedermi “cosa succede qua?”. Per accoglierla, visto che la lingua non aiuta, c'era bisogno di “parlare” con i gesti che sono stati i gesti della gioia in mezzo a mille striscioline di carta giallo-azzurre. Ma ci voleva qualcosa in più, così Silvia Stalteri, maestra della scuola primaria Foglietta aiutata da un'amica e dalla maestra di religione di origine russa, ha stilato un vero e proprio glossario per insegnare ai bambini profughi come si dice “ciao”, “come stai”, “vuoi essere mio amico?”».

«Volevamo offrire un pugno di parole perché i piccoli potessero sentirsi accolti, parole d'accoglienza e parole per le necessità», ha detto Stalteri. Gli altri bambini «erano entusiasti: hanno fatto disegni d'accoglienza, cartelloni con scritto 'benvenuta' in caratteri cirillici. E un bimbo le ha regalato un fiore giallo con un nastrino azzurro. Poi la lingua del gioco ha sciolto tutti i nodi». La bimba, figlia di due ex “bambini di Chernobyl” che negli anni 80 erano stati accolti da una famiglia genovese, è arrivata alla scuola con il suo 'nonno adottivo' ed è stata letteralmente travolta dall'affetto dei suoi compagni. Sì, dice Stalteri «bisognerebbe davvero imparare da loro. I bambini accolgono e basta. I nostri ragazzi hanno voluto imparare a dire “ciao” e “come ti chiami” in ucraino per darle il benvenuto. Ma la stessa cosa hanno fatto quando sono arrivati i bambini dal Bangladesh, dall'Egitto, dal Marocco nessuno dei quali parlava italiano. La nostra scuola - ha concluso Stalteri - è un laboratorio di pace. I bambini crescono tutti insieme e così noi costruiamo la pace».

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