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Operazione Bardonecchia: le regole violate dai doganieri francesi

di Andrea Carli

Agenti della polizia di dogana francese a Bardonecchia (foto Ansa)

3' di lettura

Le autorità francesi non arretrano di un passo. I controlli effettuati nella serata di venerdì da una pattuglia di doganieri francesi nei locali della stazione di Bardonecchia dove operano i medici dell’Ong Raimbow4Africa e i mediatori culturali del Comune - sostengono - hanno rispettato le regole che disciplinano le operazioni congiunte di polizia. Ma quali sono queste regole? E, soprattutto, corrisponde al vero la tesi francese? A queste e ad altre domande prova a rispondere un report dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, pubblicato a poche ore dall’operazione. Secondo l’Asgi, «sono state palesemente violate» le procedure e i limiti specifici fissati per gli interventi nel territorio italiano. Tutto questo mentre il prefetto di Torino Renato Saccone, riferendosi agli operatori e ai volontari del centro di Bardonecchia, sottolinea «l’ottimo lavoro che stanno facendo in un progetto che nasce dalle istituzioni ed è gestito dal comune di Bardonecchia».

Gli agenti francesi possono intervenire in territorio italiano
Partiamo dalla prima domanda: gli agenti francesi possono intervenire sul territorio italiano? Sì, possono farlo. A far scattare il semaforo verde sono norme europee e accordi che Italia e Francia hanno sottoscritto nel corso degli anni. Queste stesse norme - ed è questa l’altra faccia della mediaglia - fanno riferimento a condizioni ben determinate e prevedono paletti ben definiti.

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Le principali regole di riferimento
Seconda questione: quali sono le principali regole da applicare in queste situazioni? Sono tre: l’Accordo di Chambery del 1997, il Trattato di Prüm del 2005 e l’Accordo tra Italia e Francia in materia di cooperazione bilaterale per l’esecuzione di operazioni congiunte di polizia (2012). Queste intese prevedono l’istituzione di appositi uffici o punti di contatto così come il distacco di ufficiali dell’altro Stato membro e disciplinano lo svolgimento delle attività congiunte, prevedendo in ogni caso un coordinamento tra le forze di polizia. Ma vediamo nel dettaglio che cosa prevedono questi accordi, da quello più recente a quello più datato.

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Accordo Italia e Francia del 2012 : serve controllo degli agenti italiani
L’Accordo tra Italia e Francia in materia di cooperazione bilaterale per l’esecuzione di operazioni congiunte di polizia del 2012 è stato ratificato e reso esecutivo dall’Italia con legge 215/15. Questo accordo prevede che gli agenti francesi che partecipano ai pattugliamenti e alle altre operazioni congiunte di polizia sul territorio italiano debbano operare sotto il controllo e, generalmente, in presenza di agenti italiani. A Bardonecchia, invece, erano presenti solo agenti della Dogana francese, senza alcun coinvolgimento, nemmeno a livello informativo, delle competenti autorità italiane.

Il trattato di Prüm del 2005: rispettare le istruzioni dello Stato di accoglienza
L’accordo del 2012 ribadisce e sviluppa un concetto già espresso dal Trattato di Prüm. «I funzionari che partecipano ad interventi comuni di altre Parti contraenti sono vincolati alle istruzioni dell’autorità competente dello Stato di accoglienza», recita un articolo del trattato del 2005. Ci possono essere dei “casi di emergenza”, nell’ambito dei quali i funzionari di una parte contraente (nel caso specifico la Francia) possono attraversare senza un via libera preventivo dell’altra parte contraente (l’Italia) la frontiera comune? La risposta è sì, ci possono essere.

I criteri per definire una situazione di emergenza
Ma come si fa a stabilire se una situazione è di emergenza o meno? «Si ha una situazione di emergenza - spiega ancora il Trattato di Prüm - quando il fatto di aspettare l’intervento dei funzionari dello Stato di accoglienza rischia di favorire l’insorgenza del pericolo e prevede che in ogni caso i funzionari dello Stato di accoglienza vengano avvisati immediatamente». L’ipotesi di un’emergenza è prevista anche dalla Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen del 1985: gli agenti di uno Stato che stanno inseguendo una persona colta mentre commette un reato grave (ad esempio traffico di stupefacenti) e che non possono avvertire in via preventiva le autorità italiane, hanno la possibilità di mettere piede nel territorio dell’altro Stato per continuare l’inseguimento, senza un via libera preventivo. Non risulta - osservano gli avvocati dell’Asgi - che nella vicenda accaduta venerdì sera si trattasse dell’inseguimento di una persona colta di flagranza di reato: nel comunicato del Governo francese, infatti, si dichiara che «i doganieri francesi hanno sospettato di trasporto di stupefacenti in corpore un viaggiatore, di nazionalità nigeriana e residente in Italia», specificando poi che i controlli effettuati hanno dato esito negativo.

L’Accordo di Chambery del 1997
Secondo l’Accordo di Chambery del 1997, i funzionari di collegamento «possono essere associati alle indagini comuni in accordo con le autorità competenti, nel rispetto delle norme di procedura penale di ciascuna delle Parti. [...] Essi possono partecipare, altresì, all’osservazione delle manifestazioni pubbliche di interesse per i propri Uffici di polizia. In nessun caso essi sono competenti per eseguire personalmente misure di polizia».

Bardonecchia: pm indaga, da Francia stop controlli
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