frontiere spaziali

Operazione Dragonfly, perché la Nasa ora vuole andare su Titano

di Leopoldo Benacchio


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3' di lettura

Nasa ha deciso di spedire, nel 2026, una libellula a 1 miliardo e mezzo di chilometri dal Sole, 10 volte la distanza della Terra dalla nostra stella. Dragonfly, libellula, è infatti il nome del nuovo progetto di frontiera che porterà un mezzo del tutto innovativo su Titano, il maggiore dei satelliti di Saturno e il secondo più grande dell'intero sistema solare. La partenza è per il 2026 e l'arrivo nel 2034.

Dragonfly è un mezzo a rotori, 8, non proprio un elicottero ma qualcosa di simile a un drone come funzionamento, che, grazie alla bassa gravità di quel satellite circa il 15% di quella terrestre, svolazzerà leggero in vari punti di Titano, saggiando i diversi ambienti. Cercherà indizi per capire l'origine della vita sulla Terra. Grazie alla missione italo americana Cassini, fortemente voluta dall'Italia fin dagli anni '80 del secolo scorso e nella quale l'Asi, Agenzia spaziale italiana, ha avuto un ruolo fondamentale, di Titano sappiamo molto, dato che ci abbiamo lanciato anche un mezzo robotico, Huygens, perfettamente arrivato al suolo e che ha funzionato come previsto, dandoci veramente un sacco di dati importantissimi.

Cassini e Huygens ci hanno infatti fatto conoscere un mondo molto particolare, praticamente unico nel sistema solare: ricoperto di laghi e oceani di metano e altri idrocarburi, con una atmosfera molto densa a base di azoto, come la nostra, ma anch'essa pregna di metano e altro, che addirittura piove sulla superfice. Potrebbe sembrare un mondo infernale, ma interessa moltissimo gli scienziati, dato che si pensa che la Terra, nella fase prebiotica, prima della comparsa della vita, fosse proprio in una situazione simile.

(Photo by HO / NASA / AFP)

Studiare sul campo Titano insomma potrebbe essere come fare un salto nel passato della Terra di un paio di miliardi di anni. Dragonfly atterrerà sul solido comunque, proprio grazie alla conoscenza del terreno dovuta ai satelliti precedenti. Ci si aspettano risultati importanti dalle tante visite a luoghi diversi di Titano, specialmente nei crateri dove acqua e metano liquido possono aver convissuto nel passato. La speranza è capire quanto avanti sia andata la convivenza fra questi due elementi fondamentali per la vita.

Il problema vero è che noi confondiamo spesso, e troppo, organico con biologico. La mina di grafite, carbonio quasi puro, delle matite è infatti materiale organico, come tutto quello che è a base di carbonio, e l'acqua è considerata indispensabile per il sorgere della vita. Ma come si passa da questo al più semplice dei batteri, che siamo però disposti a chiamare vita da decenni, è ancora tutto da scoprire. Dragonfly e Titano potrebbero dare una buona mano.

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A salti di 10 chilometri circa alla volta il drone spaziale arriverà in tanti ambienti diversi ed effettuerà sofisticate analisi del terreno con la complessa strumentazione di misure chimico fisiche a disposizione al suo interno. In molti speravano che sarebbe stata scelta dall'Agenzia americana la missione su Europa, altro importante satellite che promette scoperte proprio sulla vita, con la sua crosta ghiacciata che racchiude oceani caldi e confortevoli. Titano invece, a parte l’atmosfera che esercita notevole pressione al suolo, sta sui 180 gradi sotto lo zero, una temperatura tale da far diventare liquido il gas metano. Ma crescono licheni in Siberia e estremofili, che sono microrganismi, a temperature di centinaia di gradi sopra lo zero. Forse noi pensiamo che la vita sia solo quella, comoda, che facciamo noi.

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