Mirabilia

Opere d’arte invisibili per case e spazi pubblici

di Stefano Salis

2' di lettura

Ha fatto scalpore, nei giorni scorsi, la notizia che sia stata (ri)venduta all’asta un’opera dell’artista Salvatore Garau, una scultura “immaginaria” da tenere in casa. Titolo significativo, «Io sono», prezzo pure: 15mila euro. Molti ci hanno scherzato, altri l’hanno presa più seriamente, a partire, ovviamente, dall’autore. Il discorso, però, non può esaurirsi nella solita e trita “provocazione”, parola inquinante. C’è di più. Molti vengono turbati, e ci si fissano, dal prezzo; ma se l’opera si fosse venduta anche a solo un euro, non si sarebbe spostato d’un millimetro il suo statuto artistico e filosofico. Del resto, l’invisibilità e il vuoto, cose diverse, sono da tempo nell’ordine del pensabile, del possibile e del reale dell’arte contemporanea: discendendo tutti dal sommo Duchamp, si va al cubo di De Dominicis, al furto di opera invisibile di Cattelan e via “disparendo”. Qualche anno fa, a Londra, ci fu persino una mostra di opere d’arte invisibili; sublime ossimoro. Garau, artista ben concreto in altre sculture e opere pittoriche, piuttosto materiche, sta sperimentando il linguaggio: a febbraio aveva collocato in Piazza Scala a Milano la sua prima installazione immateriale e ora replica a New York, con una nuova installazione, «Afrodite piange» (foto sotto), che prende vita nell’immaginazione dello spettatore (l’opera è sostenuta dall’IIC di NY, che la documenta nel suo sito). «Fai che io non scompaia del tutto / Fai che di me resti almeno il nome» spiega la poetica nota d’accompagnamento all’opera, che gioca col concetto di assenza, che, negli ultimi tempi, è stato pregnante, come abbiamo constatato tutti. Certo è scultura poco instagrammabile: forse si annida anche qui una delle grandi doti di queste opere, cioè sfuggire alla dittatura dell’immagine, banale e social, a tutti i costi, che ci logora. La parola, il pensiero, sono già un’arte; è già arte. E viene prima dell’immagine. Dopotutto, in principio era il Verbo, diceva qualcuno. No?

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