Sale in zucca

Opportunità e rischi del rientro nell’era del Covid. Con qualche rimpianto anni ’70

Quegli autunni non sono stati così negativi per il fatto che, spesso, abbiamo avuto la forza di risollevarci dal buco nero. Oggi ci sono molte variabili

di Giancarlo Mazzuca

(zabanski - stock.adobe.com)

2' di lettura

Non siamo masochisti, eppure rimpiangiamo un po' certi autunni neri (e anche caldi) di una volta. Ci riferiamo in particolare agli anni Settanta: allora andava in onda la litania di mezz'estate di molti “guru” che erano sempre pronti ad ammonirci sul rientro dalle ferie perché, economicamente parlando, tale rientro sarebbe stato sulla carta molto duro con tante tasse in arrivo.

E finivamo così per rovinarci l'ultimo scampolo di vacanze paventando pure una patrimoniale-bis come successe realmente con il governo Amato. Ma, nonostante tutto, molti di quegli autunni non sono stati così negativi per il semplice fatto che, spesso e volentieri, abbiamo poi avuto la forza di risollevarci dal buco nero. In quegli anni eravamo forse un po' più realisti di oggi e i fatti l'hanno ampiamente dimostrato perché siamo stati capaci di risolvere molti dei tanti problemi finiti sul tappeto autunnale.

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Situazione contraddittoria

La situazione dei prossimi mesi sembra, invece, più complicata e contraddittoria perché da una parte, dopo un'estate-boom sul fronte turistico, stiamo registrando segnali molto positivi (l'indice Pmi d'agosto segnala la crescita economica più alta degli ultimi 15 anni), dall'altra non possiamo ancora cantare vittoria tenendo conto che la definitiva uscita dal tunnel dell'Azienda Italia resta sempre condizionata all'emergenza sanitaria. Fino a quando non potremo scrivere la parola “fine” alla pandemia, non saremo così in grado di emettere l'ardua sentenza e quel mostro che si chiama Covid continuerà a pendere come una spada di Damocle sul nostro futuro.

La giusta carica agli italiani

Tra i Barbanera che vedono nero e gli analisti che si dimostrano invece più fiduciosi sul futuro è sempre meglio preferire i secondi ma attenti a non esagerare con l'ottimismo perché, come abbiamo visto, siamo solo a metà del guado. È anche vero che, dietro alle tante speranze innescate dagli ultimi dati congiunturali, c'è una volontà particolarmente positiva: dare la giusta carica agli italiani che cercano di risollevarsi da un terremoto senza precedenti.

Tante variabili indipendenti

Ma motivare il mondo del lavoro è una cosa, verificare la reale situazione è un’altra: se negli anni Settanta i “numeri” ci indicavano una “road map” sicura, adesso tante variabili indipendenti possono appunto condizionare il nostro cammino. Per evitare altre possibili retromarce (come successe anche nell'autunno dell'anno scorso) bisogna quindi procedere con i piedi di piombo. In conclusione: possiamo confermare che molti fattori (dai finanziamenti del Recovery Plan, che dovranno essere comunque sottoposti a verifica da parte di Bruxelles, alla grande determinazione dimostrata dagli addetti ai lavori italiani decisi a voltare pagina) ci rendono ottimisti ma è sempre meglio toccar ferro sperando che il prossimo autunno sia davvero di una tonalità tendente piuttosto al grigio come succedeva negli autunni neri di una volta.

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